Author Archives: Ciccio Russo

Un disco per l’estate: SUPERSUCKERS – Holdin’ The Bag

Per i Supersuckers la storia della musica inizia con Johnny Cash e finisce con gli ZZ Top, il che, ammetterete, è una posizione assolutamente legittima e rispettabile. La stessa copertina di quest’ultimo Holdin’ The Bag richiama, in qualche modo, quella di Tres Hombres, seppure non in maniera diretta come quella di Ace Of Spades. Get The Hell, uscito un paio di anni fa, era un

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Terminal Redux: perché tutti stanno (giustamente) uscendo pazzi per i VEKTOR

Non è solo perché Terminal Redux richiede una lunga assimilazione che ho aspettato un po’ per scriverci un articolo. Ultimamente non ho avuto molto tempo per ascoltare materiale nuovo e sono stato subissato da pareri entusiasti da gente di cui mi fido abbastanza. E il gioco delle aspettative frega anche noi vecchi tromboni. Non volevo quindi rischiare di scrivere una recensione freddina solo perché

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E la mia reazione fu: “Era meglio se morivate, stronzi”

Credo sia impossibile spiegare che cosa fossero i Metallica – e, soprattutto, che cosa significassero – a chi li ha scoperti dopo l’uscita di Load. È come se un nativo americano del XII secolo provasse a spiegarci come le sue praterie erano belle e vaste e piene di bisonti prima che venissero gli europei a commettere un genocidio di proporzioni continentali e devastare tutto.

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La droga dà, la droga toglie: COUGH – Still They Pray

L’impressione generale è che i riff migliori Parker Chandler se li conservi per i Windhand che, tutto sommato, nel loro piccolo si sono fatti un nome. Still They Pray riprende un discorso interrotto sei anni fa con Ritual Abuse, per il quale uscii scemo. I Cough non erano null’altro che una versione più fricchettona degli Electric Wizard. Però funzionavano dannatamente bene,

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GOJIRA – Magma

I Gojira non mi hanno mai preso particolarmente ma comprendo come e perché tanta gente ne vada matta. Un po’ l’approccio che ho nei confronti dei Tool, per citare un nome al cui pubblico i francesi, col tempo, hanno finito per strizzare l’occhio in maniera più o meno volontaria. In una dolorosa analogia con 10,000 Days (al quale, dieci anni dopo, Maynard Keenan si

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