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Non mi ha fatto ridere: ELIO E LE STORIE TESE – Figgatta de Blanc

3 maggio 2016

figgattadeblancUn album di Elio e si può definire ‘bello’ solo nel momento in cui fa ridere, il fatto che loro siano bravissimi a suonare alla fine è solo un accessorio, un qualcosa che è destinato a rimanere in secondo piano“, sentenziò Stefano Greco (che ha sempre ragione) nell’articolo sul ventennale di Ass Cobra. Purtroppo così è. E no, per quanto siano bravissimi a suonare, non sono gli Zappa italiani, come vorrebbero gli stereotipi da colonnino musicale del rotocalco. Zappa aveva altre finalità e un’altra filosofia, a prescindere dal fatto che alcuni dei suoi capolavori siano dischi interamente strumentali. Per quanto non avessero chissà quale bagaglio tecnico, erano forse più zappiani gli Skiantos, che, provenendo dal giro del ’77 bolognese, avevano velleità controculturali genuine. L’obiettivo degli Elii era sin dall’inizio la solida affermazione mainstream (meritatissima, ovvio) della quale godono da vent’anni e passa. Un’affermazione mainstream basata, per l’appunto, sulla loro capacità di farti ridere per strada come un cretino mentre te li canticchi in testa. Il ricco e complicatissimo gioco di rimandi pescati dall’immaginario pop è un secondo livello di lettura che solo parte del pubblico coglie, e quasi mai interamente. Per esempio, io posso riconoscere all’istante il passaggio del Jesus Christ Superstar infilato ne La vendetta del fantasma formaggino o i riferimenti alla cronaca dell’epoca di Cassonetto differenziato ma, non seguendo il motomondiale, ho capito solo a distanza di tempo, e per caso, che quello nel finale di Supermassiccio è il telecronista che segue Valentino Rossi. A volte il gioco è talmente ricercato da diventare limitante. Suicidio a sorpresa farà sganasciare noi metallari ma difficilmente chi compra i dischi dei Negramaro si sollazzerà altrettanto.

Spero dunque di non essere tacciato di superficialità se affermo che Figgatta de Blanc è probabilmente il disco meno divertente mai inciso dal gruppo, e quindi probabilmente il peggiore di sempre. Forse se la gioca con Craccracriccrecr, che era stato però segnato dalla scomparsa di Feiez durante la lavorazione e venne inevitabilmente fuori cupo e dimesso. Va detto che avevo iniziato a seguire gli Elii da piccolo, quindi presi quel disco male quasi a livelli Repentless. Ok, ritratto, Craccracriccrecr non è male. Il subito successivo Cicciput era, però, quasi perfetto. Studentessi tutt’altro ma si restava comunque su livelli più che discreti. L’album biango del 2013 fu una frenata già più brusca ma i guizzi che valevano il prezzo del biglietto non mancavano, anzi. In Figgatta de Blanc non c’è invece quasi nulla che ti faccia venir voglia di premere di nuovo play a fine ascolto, salvo, per ragioni di cuore, quella Bomba intelligente che è l’ultima traccia incisa da Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso prima di lasciare questo mondo.

La punchline del primo pezzo, alla fine uno dei più carini, è l’amica della nonna è un trans. Il tormentone del secondo è she wants it in the posterior. “Non mi ha fatto ridere”, per fare una citazione da Eat the Phikis destinata, come da giustizia poetica, a ritorcersi contro di me. La satira sociale di Parla come mangi è debolissima se confrontata, per menzionare due canzoni del disco precedente, con una Lampo o una Enlarge your penis, che quattro ghignate non potevano non strappartele. E anche la vena surrealista sembra inaridita. Sarà capitato anche voi di avere una canzone in testa brutta? ci viene domandato nella conclusiva Vincere l’odio. Ecco, appunto.

È di questi giorni la notizia dell’addio definitivo di Rocco Tanica all’attività live. Dice che non ha più il fisico. (Ciccio Russo)

2 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    4 maggio 2016 22:04

    L’album biango per me è stellare. E Zappa mi scassa la minchia come pochi. Non sopporto ormai nemmeno il nome, par che Zappa non lo ascolti anche al cesso non sei nessuno. Il mondo è bello perché è vario e perché Ciccio Russo scrive da dio.

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  2. larshetfield permalink
    14 maggio 2016 00:08

    io invece preferisco regatta de blanc

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