Trent’anni dopo, il debutto degli ANCIENT WISDOM continua a dividere

For Snow Covered The Northland, opera prima e migliore degli Ancient Wisdom, è un disco che in un modo o nell’altro non lascia indifferenti. A trent’anni della sua uscita credo che mi sia capitato di rado di sentire un parere, diciamo, neutro in proposito: o ti piace da impazzire o lo trovi una rottura di palle micidiale. Ricordo nitidamente come molti blackster di allora lo comprarono a occhi chiusi, rassicurati dal fatto che uscisse per la Avantgarde di Roberto Mammarella (uno che ai tempi non ne sbagliava una) e dalla copertina fatta di cascate ghiacciate e alberi innevati.

Insomma, una volta premuto il tasto play, l’immaginario collettivo si sarebbe aspettato qualcosa nel classico stile black metal svedese di metà anni ’90, con annesso tremolo picking a manetta e quelle linee melodiche che oramai conosciamo tutti a memoria. E invece no, cari amici del vero metal, Marcus ‘Vargher’ Norman all’epoca spiazzò veramente con un lavoro che ancora oggi si fa fatica a catalogare in un genere ben preciso e a cui per comodità daremo il nome di doom black atmosferico.

Qui però nasce un ulteriore dilemma: se parli di “doom black atmosferico” il primo gruppo che ti viene in mente sono i Katatonia di quel periodo, ai quali gli Ancient Wisdom vennero misteriosamente accomunati nelle varie recensioni dell’epoca. Dico misteriosamente perché i dischi loro ce li ho tutti, e tracce dei vecchi Katatonia le trovi proprio se vai a cercarle col lanternino. Altri addirittura parlarono di una sorta di Stormblåst in salsa svedese, fino ad arrivare alla teoria che reputo ancora la più sensata, secondo cui For Snow Covered The Northland è una sorta di Vittra suonato ad un quarto della velocità. D’altronde alla chitarra troviamo quell’Andreas Nilsson che di Vittra è uno dei principali compositori e il cui riffing ricorda inevitabilmente quel lavoro, pur se in una versione più doomeggiante e atmosferica.

È proprio l’atmosfera la regina incontrastata di questo lavoro che, nonostante il suono molto piatto e monocorde (la registrazione proprio non aiuta), ha al suo interno un qualcosa di magico e da vecchia scuola che lo rende un mezzo capolavoro per i metallari un po’ nostalgici e attempati come me. I pezzi sono uno più bello dell’altro: In The Land of The Crimson Moon, la splendida They Gather Where Snow Falls Forever, No Tears at His Funeral, Forest of The Ancients e mi fermo perché rischio di nominarle tutte.

Dal successivo The Calling la band si tramuterà in un progetto del solo Vargher e sarà sempre relegata ad una dimensione prettamente underground, forse anche per volere del suddetto personaggio, da sempre piuttosto schivo e non amante della luce dei riflettori. In seguito Vargher entrerà stabilmente proprio nei Naglfar, a partire da Sheol, e porterà avanti in parallelo i suoi Bewitched, oltre collaborare nel corso degli anni con una serie di gruppi niente male come i primi due Vintersorg, i misteriosi Havayoth e i Throne of Ahaz con quell’altro caposaldo della scena estrema svedese intitolato On Twilight Enthroned, composto quasi interamente da Norman. Gli Ancient Wisdom sarebbero tornati un po’ a sorpresa nel 2021 con il più che valido A Celebration of Honor of Death, anche se la magia dei primi lavori e soprattutto di questo grandissimo debutto è stata inevitabilmente persa. (Michele Romani)

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