Altri tre dischi estremi svedesi passati troppo inosservati trent’anni fa

CARDINAL SIN – Spiteful Intents

Dopo una prima puntata dedicata al death melodico, prosegue a tinte più black metal la nostra riesumazione di gruppi estremi svedesi che avrebbero meritato di più con un altro trittico di dischi usciti nell’estate del 1996. Partiamo dagli “anti-Dissection che non furono”, i Cardinal Sin, formati da Jon Zwetsloot subito dopo l’uscita dalla band di Jon Nodtveidt. E le tre splendide tracce più outro che compongono Spiteful Intents restano ancor oggi, dopo un’ondata di cloni che noi ovviamente continuiamo a sostenere con entusiasmo, la cosa più simile a The Somberlain, di cui Zwetsloot fu coautore, che possiate mai ascoltare. L’ep, ristampato lo scorso anno con l’aggiunta di qualche inedito risalente alle stesse sessioni e una cover dei Death, non ebbe alcun seguito a causa degli eccessivi impegni degli altri membri reclutati da Jon, che per un breve periodo passò per i The Haunted e nel 2003 tentò la carta di un’effimera reunion. Da allora, il silenzio.

A questo punto la schizoteoria sorge spontanea. E se fosse stato Zwetsloot il vero genio dei Dissection? Siamo sicuri che il suo contributo a Storm of the Light’s Bane fosse stato limitato ai due pezzi che portano la sua firma? Magari Where Dead Angels Lie è sua e non lo ha mai rivendicato, né oggi perché è un signore, né allora perché temeva di essere accoltellato a morte. Forse Reinkaos è solo un discreto dischetto alla Dark Tranquillity perché mancava un Jon, quello migliore? Pensateci, amici del vero metal.

DECAMERON – My Shadow…

La “Dissection Connection” prosegue con i Decameron, il cui unico full contiene un brano, Satanized, scritto insieme a Nodtveidt stesso. E non è manco il più bello (né il più dissectioniano: sentitevi quella bomba di Our Time Has Come) di quella gemma grezza che è My Shadow…, un lavoro in piena linea con quello che era il suono della stellare scuderia No Fashion, allora comprendente, tra gli altri, Unanimated, Mork Gryning, Lord Belial e altri nomi di culto. Se i moniker menzionati vi hanno fatto venire un tuffo al cuore, non potrete non amare brani come Carpe Nocem, commovente a partire dal titolo in latino sbagliato, allora una specialità svedese almeno come i riff sulla scala di si minore.

Qualche pezzo meno ispirato nella parte centrale di una scaletta un po’ troppo lunga – si va oltre l’ora – smorza l’impatto di un’opera che, con qualche lungaggine e giro a vuoto in meno, avrebbe potuto ambire alla statura di classico minore. Nella Svezia del 1996, ahiloro, succedevano troppe cose troppo in fretta e potevano bastare piccole ingenuità per segnare per sempre il destino di musicisti che, in una scena meno affollata, avrebbero avuto il tempo di maturare e sarebbero emersi senza troppa fatica. L’entusiasmo giovanile aveva forse portato i Decameron a cercare di infilare tutto il possibile sia nel disco che nei brani stessi. Il ricorso a elementi eterodossi, come gli accenti thrash di Sexual Immortality, aiutava a distinguersi, certo, ma forse era un momento in cui conveniva più attenersi al canone e andare al sodo. A lungo introvabile, My Shadow… è stato ristampato quest’anno dalla Non Serviam.

THE ANCIENTS REBIRTH – Drain the Portal in Blood!

Questo gruppo di Falkenberg aveva talento e ambizioni, forse pure troppe. Il loro primo, e per ora ultimo, Lp è un concept che narra la storia, tra il lovecraftiano e il fantascientifico, di una razza aliena che intende conquistare la Terra e ha bisogno del sangue di una stirpe di “puri” per aprire i varchi dimensionali ed estendere i propri domini. I brani hanno quindi una struttura che appare spesso funzionale alla narrazione, con frequenti cambi, in cui a volte alcuni passaggi che avrebbero meritato più respiro escono un po’ sacrificati. Prendete I blod skall syndaren vakna, che ha idee per almeno tre o quattro canzoni. Di tutti i gruppi trattati in questo doppio articoloi, i The Ancients Rebirth sono quelli dal suono più spostato sul black metal, sia pure quello corretto dalla melodia di scuola Naglfar e Sacramentum. Belli gli incastri tra le due chitarre, soprattutto quando una va in tremolo picking e l’altra incede cadenzata sulla pentatonica. In altri casi a tenere la linea principale è invece un basso nitido e presente.

Un tempo di un altro Ep nel 1998 e la band si sciolse, per poi riformarsi nel 2015 per qualche data dal vivo. Del nuovo materiale più volte annunciato non si sa, però, ancora nulla. Peccato perché pezzi come As He Rides the Nocturnal Skies anche a distanza di trent’anni fanno sentire il bisogno di una seconda dose. Se a questo punto ve lo steste chiedendo, no, il requisito per essere inclusi in questo articolo non era una copertina che mostrasse la formazione con le facce truci e ferraglia assortita. Col senno di poi, possiamo azzardare che come scelta promozionale non funzionasse granché e sarebbe stato più fruttuoso affidarsi a un bel disegno di Necrolord. (Ciccio Russo)

Lascia un commento