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Avere vent’anni: VINTERSORG – Till Fjälls

30 dicembre 2018

Quando si parla di Vintersorg di solito si tende sempre a dividere la carriera in tre tronconi: quello folk/viking metal che arriva fino ad Odemarkens Son, quello del periodo di mezzo più sperimentale (all’interno del quale il buon Andreas si era messo improvvisamente a parlare di metafisica piuttosto che di tradizioni pagane), e quello da Naturbål in poi, che ha visto un parziale ritorno alle origini culminato con il recentissimo Till Fjälls del II, che riprende il discorso iniziato col disco d’esordio.

Sono passate solo poche settimane dall’opera prima dei suoi Otyg quando l’artista svedese, evidentemente ai tempi ispiratissimo, tira fuori dal nulla questo gioiellino dal nome Till Fjälls (verso le montagne), in parole povere un concept sulla natura meravigliosa ma allo stesso tempo ostile che caratterizza il profondo nord della Svezia, in particolar modo la catena montuosa baltica che separa la Scandinavia dalla Finlandia.  D’altronde basta scorrere il booklet del cd per confermare la svedesità del prodotto: titolo in svedese, testi rigorosamente in svedese, immagini di natura svedese e special guest ovviamente svedesi. 

Dal punto di vista sonoro siamo sulle coordinate di un classico folk/viking metal di stampo nordico, con l’inconfondibile e unico timbro baritonale che si alterna al classico screaming. Diciamoci la verità: la voce di Vintersorg ha sempre generato parecchie divisioni: c’è chi questo particolarissimo modo di cantare non l’ha mai sopportato e chi l’ha adorato dal primo momento (io sono tra questi ultimi). Quel che certo è che nel corso degli anni si è troppo spesso identificato Vintersorg solo per i suoi vocalizzi, anche per la scelta di metterli pure troppo in primo piano rispetto agli strumenti, tralasciando la sempre validissima e ricercata proposta musicale. Sul piano prettamente folk infatti l’artista svedese non ha mai avuto rivali: il suo modo d’incastonare parti acustiche al classico viking/black metal è semplicemente geniale, il tutto al servizio di composizioni ricercate ma allo stesso tempo orecchiabilissime, sempre impostate sul classico modello strofa/ritornello.

Inutile fare un track-by-track perché siamo su livelli veramente altissimi per tutta la durata del disco, anche se una citazione doverosa la merita la title track col suo inconfondibile giro di tastiera (chi non ha mai percorso in macchina il grande  raccordo anulare in una nottata gelida a 180 all’ora urlando Till Fjälls, Till Fälls! non può definirsi un vero metallaro), Vildmarkens Förtrollande Stämmor e il suo refrain spettacolare, Asatider (sicuramente il brano più black del lotto) e Isjungfrun, dove compare l’angelica voce di Cia Hedmark, già sua compagna negli Otyg e una delle mie fisse adolescenziali insieme ad Anneke e Vibeke Stene.

Per tutti gli amanti di questo tipo di sonorità questo full d’esordio di Vintersorg è un acquisto a dir poco obbligato, anche se purtroppo tra cambiamenti stilistici e ritorni all’ovile diciamo un po’ sospetti un livello del genere non verrà mai più raggiunto. (Michele Romani)

2 commenti leave one →
  1. Cattivone permalink
    30 dicembre 2018 16:26

    Discone, l’ho sempre adorato.
    Spero di poter beneficiare di una deroga ma non ho mai percorso il raccordo anulare.

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  2. 31 dicembre 2018 13:35

    Gran disco, gli perdono perfino la drum machine, che è meno molesta di quanto si potrebbe pensare, e nulla toglie al feeling primordiale del disco. Un piccolo Bergtatt insomma, con Asatider che spicca.

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