L’ennesima rivoluzione: METAL CHURCH – Dead to Rights

Congregation of Annihilation era piaciuto a molti. È un miracolo che me ne ricordi il titolo. C’era questo cantante, Marc Lopes, ex Ross the Boss, che si presentava su internet come uno che su richiesta faceva di tutto: vocal recording, production, coaching. Ricercate quella recensione e ritroverete il suo flyer pubblicitario. Dissi, fra me e me, che sarebbe durato poco, forse pochissimo. Anche perché come cantante era bravo, ma soffriva di un tale mancanza di personalità da non poter succedere a uno come Mike Howe, a una leggenda.

Insomma, per farla breve, un mese e mezzo fa ho letto che era in uscita il nuovo Metal Church e mi sono prenotato, di corsa, come per impedire che altri lo facessero prima del sottoscritto (!!!). Altri chi? A nessuno fregava niente della recensione di Dead to Rights. Poi noi abbiamo in redazione Lorenzo Centini, che è una sorta di recupero crediti. Quando ti prenoti per una recensione e poi non la fai, questo inizia a mettere pressione. A un certo punto mi sono reso conto che non solo non l’avevo scritta ma non avevo neanche cominciato ad ascoltare il disco. E sbagliavo, per questo semplice motivo. Riguardo a Dead to Rights c’è da dire molto. Il pelatissimo Kurdt Vanderhoof ha cacciato fuori tutti fuorché uno, Rick Van Zandt, l’altro chitarrista. Ormai un veterano, perché sta lì da una quindicina d’anni. Molti fra voi ormai sapranno chi è entrato nei Metal Church al posto dei numerosi esodati, che sono ben tre, fra cui l’arrotino, idraulico e elettricista Marc Lopes: ma magari non tutti.

Dave Ellefson al basso, che si è portato pure appresso Joe O’Brien per la copertina, direttamente da Vacation in the Underworld inciso con Jeff Scott Soto. Occhio, Kurdt, a sederti sulla sua poltroncina in pelle in studio, perché ci rimani appiccicato. Poi quella bestia di Ken Mary alla batteria. Non so se sapete qualcosa del suo curriculum, in caso contrario provo a rimediare io: ultimamente vado incensando questo picchiatore di pelli ad ogni recensione dei Flotsam & Jetsam, i quali hanno fatto un deciso colpaccio a prenderlo con loro. A proposito, che aspettano a ributtare dentro Jason Newsted e chiudere un cerchio? Semplice, hanno visto quanta fortuna ha portato a suo tempo ai Voivod. Ken Mary, mi dilungo sul suo fascicolo, significa anche Fifth Angel, Chastain, Impellitteri. Ken Mary, chiudo qui il suo fascicolo, deve stare attento a non dare le spalle a Dave Ellefson con la sua capigliatura alla Jennifer Aniston, perché di cose a quel punto potrebbero accaderne tantissime.

Infine un cantante della Madonna. Stavolta Kurdt Vanderhoof non ha sbagliato, non ha preso un interprete capace di calarsi in tutti i ruoli senza lasciare il segno in nessuno. Ha preso quello giusto, Brian Allen. Brian Allen, prima che cominciate la sagra dei giustificatissimi e chi cazzo è Brian Allen, è il tipo che è entrato nei Vicious Rumors in sostituzione di James Rivera degli Helstar. Andate a sentirlo e convincetevi, come mi sono convinto io, che Kurdt Vanderhood abbia preso quello giusto, perché fidatevi, così stavolta è andata.

L’album pompa sufficiente energia nel serbatoio per allungare la vita a questo gruppo, a cui, sarò sincero, ultimamente non ho più dato una sufficiente fiducia. Mi basta dirvi che la seconda traccia, F.A.F.O., è un singolo stupendo. Velocissima, tagliente, con un titolo di merda che sta ad abbreviare Fuck Around and you’ll Find Out, e un odore di Overkill che giunge da lontano, ossia dalla East Coast, e che ci fa solamente piacere. L’album è un po’ tutto buono, vario quanto il suo predecessore, solo un pelino più identitario e convincente e, soprattutto, interpretato dagli interpreti giusti. Adesso però tieniteli, Kurdt, pure quello che sporca dappertutto. (Marco Belardi)

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