Batushka of Fire @Klub Hol, Forum Przestrzenie, Cracovia (PL) 27.08.2021

Finalmente si riprende. Il fatto che siano i Batushka di Drabikowski è puramente casuale, ma finalmente, ripeto, il metal che conta torna sui palchi cittadini. È la prima occasione che ho, da più o meno gennaio 2020, di vedere musica dal vivo. E il palcoscenico è davvero un posto coi controcazzi.

L’Hotel Forum è un mostro brutalista concepito in piena Guerra Fredda dall’architetto Janusz Ingarden, e quando dico mostro intendo dire un mostro vero. Tonnellate e tonnellate di cemento progettate e sversate in forma di dinosauro erbivoro del Giurassico stilizzato che pascola felice sulla riva Sud di uno dei fiumi più importanti d’Europa, la Vistola. Un edificio imponente che è impossibile non notare quando si passeggia sul lungofiume mano nella mano con la propria compagna, e che ho personalmente ribattezzato, non senza un certo affetto, Cementosaurus Rex.

La forma esterna è completa ma l’arredamento interno è rimasto incompiuto, in quanto gli sprechi, la corruzione e il temporeggiare del glorioso PZPR hanno fatto sì che la gloriosa Casa del Popolo Lavoratore vacanziero non venisse mai terminata. E poi il Muro cadde. All’interno ci sono ancora le moquette e i pannelli di legno alle pareti con le indicazioni delle sala per conferenze, reception etc.

Oggi questa imponente dimostrazione di potenza cementizia ospita una galleria di divertimenti tra locali, bar, ristorantini per hipster del cazzo e via discorrendo. Ed è in uno di questi anfratti, invero assai imponente, che si svolge la manifestazione di cui intendiamo parlare.

I primi ad esibirsi sono gli Shodan, banda di Breslavia che si indentifica come fautrice di un death metal progressivo. Sono un trio e il loro batterista è una belva, ma non sono sicuro di quanto progressiva la loro abbastanza generica proposta possa essere definita. La tecnica c’è, ma si ha l’impressione che siano buoni giusto per scaldare il pubblico. Come nota personale fa piacere sentire, in chiusura, una cover di Territory dei Sepultura, pezzo che non sentivo da almeno vent’anni.

Una certezza almeno la abbiamo, e cioè che i suoni sono decenti, in questa ampia caverna di cemento rivestita di pannelli di legno. Le premesse quindi ci sono e sono buone, per lo spettacolo che sono sicuro Krzysztof Drabikowski sarà in grado di regalare come main event.

Infatti, dopo un’attesa più lunga del normale, e due o tre birrette, ecco che l’intenso odore di incenso inizia a farsi sentire. Chi ha già visto i polacchi quando i due mastermind originali erano ancora uniti, ovvero ai tempi di Litourgiya, sa cosa aspettarsi. Stavolta non è la liturgia della messa ma bensì quella dei defunti il tema della serata, come ampiamente ipotizzabile da chi ha sentito ed apprezzato, come me, l’album Панихида, uscito ormai due anni fa.

Abbiamo già detto di come Панихида rappresenti la vera eredità della banda di Białystok come concepita in origine, e a conferma di ciò il gruppo dal vivo non lascia nulla a desiderare ancora oggi, sfornando riff su riff dopo la solenne entrata a piedi scalzi dei musicisti, tutti intabarrati nei loro drappi talari. A chi di voi piace l’aspetto grottesco e sopra le righe del metallo non potrà non appassionare una serata del genere. L’ultimo album è eseguito integralmente, come si addice ad un concept che non può essere assolutamente proposto in forma ridotta, e tra fumi, candele, teschi e campanelle è difficile non farsi prendere e coinvolgere, soprattutto dopo plurime pinte di Zywiec.

L’aspetto interessante dei Batushka è che a vederne l’immagine pubblicitaria sui vari siti specializzati o social network è facilissimo lasciarsi influenzare e definirli semplici macchiette, ma sfido chiunque a non farsi coinvolgere una volta trovatisi davanti, dal vivo, ai nostri amici travestiti da frati, così come non si può proprio evitare di cantare la canzone di Hulk Hogan una volta che ci si trova seduti in un qualsiasi palazzetto dove ci sia una esibizione della WWE, cestone di popcorn in una mano e maxi birra nella altra. Incontro anche gente venuta da fuori, tipo una coppia di inglesi con cui mi intrattengo per qualche minuto a parlare di Ronaldo in fuga dalla Juventus e del Newcastle, squadra del luogo di provenienza dei due.

Alla fine, dopo un paio di encore del precedente Litourgiya, i cinque frati posano gli strumenti ed escono alla spicciolata, tra fumi e rintocchi di campana, lasciando il solo Drabikowski, il quale non si è mosso di un millimetro dalla sua posizione davanti al microfono per tutta la durata dell’esibizione, a spegnere una ad una le candele davanti all’imponente feretro al centro della scena.

Al di là di piagnistei, liti da bambine di terza elementare e rivendicazioni, quello dei Batushka rimane uno degli show più coinvolgenti che si possano vedere, e che ci sia anche del talento musicale evidente dietro a tutta l’operazione è un fatto che sarebbe davvero sciocco negare. (Piero Tola)

2 commenti

  • Venue davvero inquietante…
    Sui Bathushka non mi pronuncio più, litigare stanca e tanto lì si va a finire. Io li ho sempre considerati un gruppo non fondamentale, anche ai tempi del pluriacclamato Litourgia, che non è un brutto disco ma nemmeno quella pietra miliare di cui venerare ogni nota (come fanno i miei amici ad es.). Chiedi loro se hanno ascoltato gli Ascension e nicchiano… Rispondo io: no, non lo hanno fatto perché tra la musica dei tedeschi e quella dei telenovelari polacchi c’è un abisso, a favore dei primi ovviamente.

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  • Ascension…sono corso a sentirli. Sono una bomba, grazie della dritta

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