Il mio ricordo di due tizi usciti per sbaglio dagli Helloween

È curioso come, in contemporanea al fiume di hype scaturito al riassemblarsi del robottone composto da Hansen, Deris e Kiske, il mio pensiero fosse immediatamente corso – a più riprese e con crescente nostalgia – al tempo in cui vennero fuori i Masterplan. Tecnicamente, l’unico ricongiungimento in cui ho a lungo sperato.

Per il sottoscritto Masterplan significò la fine degli Helloween, l’inizio di un promettente progetto nonché la repentina fine del medesimo. Il tutto in una manciata di frenetiche annate. In Roland Grapow ammirai nientemeno che il sostituto di Kai Hansen negli Helloween, uno che si era dovuto sorbire l’exploit a cavallo tra il commerciale e l’invendibile dei vari Pink Bubbles go Ape e Chameleon, titoli dai quali salvare Kids of the Century, Giants e tante altre canzoni quante ne occorrono per impegnare le dita d’una mano. Quel Roland Grapow, per quanto potesse suonare un nome fresco all’orecchio dei più, proveniva dagli stessi Rampage che piazzarono alla chitarra dei Gamma Ray Henjo Richter per poi scomparire intorno a metà anni Ottanta. Non un novellino, insomma. Roland Grapow era anche quello della rinascita artistica degli Helloween, e, non appena questa ebbe assunto una parvenza di forma, al suo fianco potemmo ammirarne un altro, di “novellino”: Uli Kusch. Ex Gamma Ray, Mekong Delta ed Holy Moses, il futuro batterista degli Helloween accettò la parte di Ingo Schwichtenberg e la onorò come nessun altro avrebbe fatto.

L’unione dei due ai membri storici Weikath e Grosskopf, oltre alla ventata d’aria fresca portata da Andi Deris, costituì il successo degli Helloween negli anni seguenti la Noise Records e l’indecoroso passaggio su major. Una volta terminato l’idillio, la line-up si riassestò per un’ennesima volta nelle figure di Sascha Gerstner dei Freedom Call e del batterista dei Motorhead Mikkey Dee, subitaneamente rimpiazzato con l’anonimo Daniel Loble dei Rawhead Rexx. Immaginate cosa rimase degli Helloween una volta che Michael Weikath si liberò dalla morsa dei rimanenti galli nel pollaio, ossia di coloro che ebbero molta voce in capitolo in ambito di stesura, avendo composto nel solo Better Than Raw canzoni più che significative come quelle Push, Revelation e A Handful of Pain attribuibili al solo batterista, mentre il chitarrista, non altrettanto attivo nella medesima annata, già aveva messo la firma su pezzi come Mr. Ego o la title-track di The Time of the Oath.

 

I due furono estromessi da una macchina i cui ingranaggi erano stati – sino a poco prima – perfettamente oliati, e che in The Dark Ride avevano preso a scricchiolare, seppur sensibilmente, per una prima e allarmante volta dai tempi del riavvio delle danze di Master of the Rings. Ciò rievocò, e neanche da lontano, i fantasmi delle pretese discografiche e dei fallimenti commerciali paralleli ai casini personali attribuibili al compianto batterista. Masterplan fu la risposta, anche se il progetto era stato annunciato, a dire il vero, un po’ prima della cacciata in coppia di Grapow e Kusch. Costituendone parte della causa. In The Dark Ride il leader degli Helloween prese solo marginalmente parte alla composizione dei pezzi, e rovesciò ogni colpa sugli altri, o, perlomeno, sulla parte della band che Weikath intese colpire. La firma più presente fu infatti quella di Andi Deris, ad oggi nella band nella posizione del terzo incomodo, o cuckold che dir si voglia, mentre un Kiske bolso e addobbato di giubbottino di pelle rosso si prende possesso di Kai Hansen e di tutto quanto il resto. Ma soprattutto, come è ampiamente noto da allora, i due furono cacciati con una e-mail di poche parole. Ciò che rese i nascituri Masterplan un’entità tutt’altro che longeva fu la line-up. Inizialmente concepiti da Grapow e Kusch, e temporaneamente al fianco di Janne Warman dei Children of Bodom, furono completati da un cantante favoloso come Jorn Lande, dai norvegesi Ark (inizialmente si pensò a Russell Allen, ma la necessità divenne presto quella di reperire una figura a tempo pieno). Il sodalizio con Kusch si protrasse per un paio di dischi, dopodiché gli subentrarono dapprima il tamarrissimo Mike Terrana e successivamente Martin Skaroupka, attualmente dietro le pelli nei Cradle of Filth. A maggior ragione, lo sconforto che portò Kusch ad uscire dai Masterplan fu lo specchio della situazione già vissuta negli Helloween, col carattere autoritario di Weikath riversatosi più o meno pienamente in Grapow. Ritengo il talentuoso Uli Kusch il solo in grado d’affermare se uno sia stato posseduto dall’altro, o se si fosse trovato al cospetto di due compagni di formazione uno più cacacazzo del precedente.

Il debutto dei Masterplan lo accolsi come un piccolo miracolo di metal classico, mentre gli Helloween, mestamente, se ne tornavano sui passi più sicuri che si potessero percorrere, quelli di Rabbit Don’t Come Easy; decisamente carino, sì, ma anche un insulto alle capacità compositive ed evolutive mostrate negli ultimi tempi e in particolar modo nel trionfo del 1998. Se oggi i Masterplan sono arrivati tristemente a immettere sul mercato Pumpkings, registrando classici degli Helloween dell’era Grapow, ciò corrisponde a un’ammissione di fallimento e a nient’altro. Il primo dei Masterplan fu il loro unico lavoro libero, forte, voluto, nonché l’unico che ad oggi fortemente vi consiglio, sebbene in molti gli preferiscano Aeronautics e il seguente MK II. Nel disco di debutto è rintracciabile un po’ tutto, dai ritmi alti di Spirit Never Die e Sail On, ai ritornelli vincenti di Enlighten Me; fino alla coinvolgente Soilburn ed al poderoso finale di Crystal Night passando per la comparsata di Michael Kiske in Heroes: guest a parte, nulla di così genuinamente autentico e vitale avrebbe composto i seguenti due lavori, e sarà l’alchimia stessa a sfaldarsi e sgretolarsi sotto ai loro piedi, in un modo inesorabilmente rapido. (Marco Belardi)

 

3 commenti

  • Uli Kusch tra i miei batteristi preferiti di sempre. Penso alle parti varie e fresche in un pezzo come A million to one… alla devastante potenza di una Push… lo ricordo polverizzare tutto dal vivo, nel 1998…

    Invece, sono anch’io tra quelli che dei Masterplan (Lande cantante pazzesco!!!) preferisce Aeronautics

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  • Se The dark ride scricchiola, siamo a posto…

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  • Su dark ride mi sembra di ricordare dalle interviste dell’epoca che i dissidi nacquero dal fatto che grapow e kusch si imposero sulla scelta dei suoni perché volevano una produzione più cupa e probabilmente dopo l’uscita cominciarono a spingere per continuare su quella strada, ma weickath non era d’accordo. Ricordo un intervista di weickath in cui disse che ci fu una riunione del gruppo in cui lui disse agli altri che se erano tutti d’accordo sul cambio stilistico lui era disposto a farsi da parte e Großkopf e deris decisero di stare dalla sua parte lasciando gli altri in minoranza, se sia vero o no non lo so, però è così che la raccontó weickath.

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