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Lo confesso: è il mio disco preferito degli Helloween

25 aprile 2018

La verità è che i Keeper 0f the Seven Keys non mi piacciono poi così tanto. Ne riconosco una pressoché infinita importanza storica, ma trovo buona parte dei loro contenuti ai limiti del fastidioso. Praticamente, riproducono in me il chiasso che farebbero dei bambini durante i prolungati festeggiamenti di una comunione, nonostante canzoni come Future WorldMarch of Time abbiano un tiro incredibile. La stessa Eagle Fly Free, simbolo indiscusso del power metal europeo, mi fa lo stesso effetto di un travestimento della zona testicolare in tiragraffi cartonato, prima di sedersi davanti a una numerosa colonia felina e iniziare a fare quei versi che si fanno schioccando le labbra per attirare i gatti. Per non parlare di Rise and Fall.

Eppure gli Helloween mi piacciono da morire. Adoro il loro Walls Of Jericho a tal punto che avrei voluto venisse bissato da un vero e proprio successore – a livello concettuale e stilistico, ossia un altro concentrato di dinamite come quello, ma più maturo ed elaborato come è nella tradizione di una band che cresce e si sviluppa – e adoro il loro primo periodo con Andi Deris alla voce, in particolar modo Time Of The Oath che sapeva essere oscuro e potente allo stesso tempo, ma senza soffrire della necessità di accontentare che caratterizzava il pur buonissimo predecessore Master Of The Rings.

Ma è Better Than Raw il mio disco preferito del gruppo di Weikath. 

Con quello ci sono cresciuto, sono andato a vederli di spalla agli Iron Maiden e quella volta, sentii che mi trovavo lì più per i tedeschi piuttosto che per il gruppo principale, alle prese con il tour di supporto ad un disco ritenuto imbarazzante dai più. Ho appeso in camera il poster con la zucca che si trovava dentro al case della edizione in cd, ed ho letteralmente consumato le sue tracce delle quali la sola LAVDATE DOMINVM mi risvegliava quell’istinto che ti spinge a trasformare la Germania in un piccolo paesino sudamericano a carattere dittatoriale, per controllarne le milizie locali e mettere i compositori di quell’ignobile pezzo di spalle contro un muro. Il resto, era semplicemente fantastico e degno d’un rispettoso inchino.

L’intro col titolo lunghissimo, la bordata massiccia di Push, gli Helloween veloci ma melodici di Falling Higher che non mi stuccano più come facevano dieci anni prima; la tedeschissima Hey Lord, la pesantezza della ritmata Don’t Spit On My Mind, gli arrangiamenti curati e la sfuriata in velocità di Revelation; la pacata Time e il singolo I Can sulla scia del successo di Power di due anni prima, e poi il finale su cui spiccava quel pezzo di bravura che era A Handful Of Pain. Peccato per quella cazzatona veloce col titolo in latino: quest’album si dimostrò quasi perfetto e lo fece a partire dalla produzione, semplicemente impeccabile, proseguendo con un’alchimia chitarristica inarrivabile e che in futuro mi farà rimpiangere Roland Grapow anche se, con The Dark Ride, i suoni avevano già mandato fuori rodaggio più di qualche semplice meccanismo. Poi la prova incredibile di Uli Kusch, ex Holy Moses, e il basso di Grosskopf perfettamente udibile in una situazione collettiva che mai era stata così luminosa, e mai lo sarà più. Better Than Raw, il mio album preferito degli Helloween e una delle vette più alte toccate da un genere che, vent’anni fa, si trovava letteralmente in stato di grazia. (Marco Belardi)

5 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    25 aprile 2018 17:14

    Ottima recensione storica! Anche io trovo insopportabili i due Keeper e Kiske mi genera proprio fastidio.

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  2. bonzo79 permalink
    26 aprile 2018 09:21

    anche il mio preferito loro. come dicevo sotto, capolavoro, e di spalla ai maiden li cancellarono

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  3. Fabrizio permalink
    26 aprile 2018 20:49

    I gusti non si discutono però è come dire che i metallica fino a reload hanno fatto porcherie….pensa a fine anni 80 cosa non era l’uscita di due album del genere.comunque bettet than raw e time of the oath sono due ottimi album sotto tutti i punti di vista.

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  4. Lambio permalink
    26 aprile 2018 23:10

    Stupendo…anche io Marco avevo il mitico poster appeso in camera…tra l’altro, non bastasse la qualitá eccelsa della musica, la copertina é strepitosa

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  5. Tarantino permalink
    5 maggio 2018 00:25

    Partendo dal presupposto che il power mi fa cagare (senza offesa per nessuno, ma non sono mai riuscito a digerirlo), questo è l’unico album che riesco ad ascoltare e mi piace pure… (il poster lo avevo anche io… il problema è che non so che fine ha fatto)

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