Avere vent’anni: HELLOWEEN – The Dark Ride

A me The Dark Ride piace, meno di Better Than Raw che nell’era Deris rimane inarrivabile, però comunque mi piace. E’ pure l’album che segnò la cacciata dal gruppo di Roland Grapow ed Uli Kusch, e per questo mi è finito anche un po’ sul cazzo, sia il disco che quello stronzo di Michael Weikath. Che poi lasci a piedi un Roland Grapow per pigliarti chi? Il ragazzino che suonava coi Freedom Call, Sasha vattelappesca, uno con vent’anni di meno buono giusto ad acconciarsi i capelli alla cazzo di cane? Ma mannaggia la puttana. Tra l’altro, proprio a causa di questo cambio di formazione, i dischi dopo The Dark Ride avranno un calo qualitativo sempre più evidente fino ad arrivare all’ultimo, quello prima degli Helloween United che pure ho recensito ma di cui non ricordo assolutamente il titolo, che tranne uno o due pezzi (diciamo uno) è davvero inascoltabile. Ora, io capisco che la reunion con Michael Kiske e Kai Hansen l’abbia fatto venire duro a quasi tutti quelli a cui gli Helloween piacciono (compreso Trainspotting che li ha visti dal vivo e per l’occasione si è dovuto cambiare almeno due paia di mutande, ammesso che le indossi), però pure questa è una buffonata totale proprio da crucchi, cioè da “gente” abituata a ragionare anzitutto di soldi e poi eventualmente di tutto il resto. Quando vi raccontano che i paesi del blocco tedesco sono frugali non è vero un cazzo: sono gretti, tirchi e avidi, e lo sono per tradizione, per mentalità, per DNA. Frugali è un politicamente corretto che sottostima, e di molto, la realtà. D’altronde, di politicamente corretto morirete tutti.

 

E insomma, dopo essersi buttati la merda addosso per un paio di decenni buoni, eccoli qua amici come e più di prima a vendere biglietti come non ci fosse un domani, perché non li vuoi fare un paio di tour mondiali? E mica ti metti subito ad incidere un disco, ti pare? Giusto un singoletto scemo per far sentire che è tornato pure Kiske, così la gente arriva a frotte e poi via a riscuotere marchi, cioè euri. E in tutto questo Grapow e Kusch? Non pervenuti. Ora, è chiaro che non è che puoi riempire un palco con quindici persone, però almeno cazzo un’ospitata ad Amburgo? No, eh? E pensare che la seconda metà della carriera degli Helloween sono, se non soprattutto, anche loro. E quindi The Dark Ride mi sta sul cazzo, pur essendo un ottimo lavoro. È volutamente il più cupo degli album incisi da quella formazione, a cominciare dalla copertina per finire con le chitarre ribassate di un tono; anche la produzione, stavolta affidata a Roy Z, è funzionale alla scelta di scurire il suono, ed il chicano, tra i dischi con Dickinson e quelli con Halford, all’epoca in questo senso andava per la maggiore. Il problema è che a volte la produzione non collima con la canzone, come in All Over The Nations dove il risultato è grottesco, una canzone con un ritornello tutto in maggiore castrata da una produzione cupissima. Anche Salvation soffre dello stesso problema: diciamo che quel paio composte da Weikath sembrano del tutto fuori contesto, anzi, più che sembrarlo, lo sono proprio. Però ci sono anche Immortal, The Departed, We Damn the Night e la stessa The Dark Ride che sono fantastiche così come sono, produzione e tutto. Che poi il problema di Weikath con Grapow e Kusch era tutto lì: alla fine “pesavano” quanto lui, e non andava bene, non andava bene affatto. Che poveracci, ‘sti crucchi. (Cesare Carrozzi)

6 commenti

  • mamma mia che disco, la sola title track spazza via mezza discografia recente degli Helloween

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  • disco che non mi è mai andato giù anche se i singoli pezzi c’erno. forse è proprio questione di produzione, non ci avevo mai pensato. better than raw e time of the oath restano incomparabilmente migliori

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  • Gran disco, non sono d’accordo sugli album seguenti, gambling è bellissimo, al livello di quelli con grapow e kusch, e anche 7 sinner e straight out of hell sono molto belli

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  • Riascoltato dopo 20 anni è un disco che mantiene un suo interesse e anche una sua attualità, anche se i momenti veramente memorabili sono pochi. Uno dei difetti che gli Helloween mantengono inalterati in tutte le epoche sono i ritornelli in maggiore con tendenza alla filastrocca, che rovinano il tiro e l’atmosfera generale della canzone, che magari è basata su un materiale completamente diverso. In questo album specifico il difetto fu meno evidente.
    Per quanto mi riguarda è un disco che ho riascoltato pochissimo dall’epoca.

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  • Onestamente non sono d’accordo su nulla.. Weikath fa sempre la parte del tiranno, ma è solo reo del fatto di aver (per due volte) allontanato persone che volevano snaturare il progetto, senza nemmeno chiedere il suo parere.. Guarda caso, tutti quelli che se ne sono andati hanno fondamentalmente fatto dei progetti di cui erano i totali mastermind (magari anche belli) mentre lui al massimo ha contribuito con uno o due pezzi per disco. Poi a me i dischi successivi piacciono anche più di questo.. Così come All over the nations e Salvation sono i pezzi che preferisco.. Fondamentalmente perché a me piace lo stile degli helloween e quello che hanno creato.. Senza quei ritornelli che ti fanno schifo non esisterebbero tutti i gruppi power metal che hanno risollevato il genere nell’era post grunge.. È comunque, de gustibus..

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