La lista della spesa di Griffar: NACHTIG e VALOSTA VARJOON

Lento, cadenzato, dal mood autunnale ed appropriatissimo per un ascolto in questa fredda e piovosa giornata di metà aprile che sembra di essere a novembre, ecco Der Stille Wald, il nuovo album dei tedeschi NACHTIG, sempre per una delle migliori underground label conterranee: Purity Through Fire. Secondo album “ufficiale” (ma effettivamente il quarto, dato che le due demo Nachtig I e Nachtig II erano state ristampate su cassetta da Worship Tapes con circa un’ora di musica cadauna), Der Stille Wald è un ottimo CD di atmospheric black metal, sempre più rifinito man mano che passa il tempo e che l’esperienza si accresce. Cinque brani, come sempre molto lunghi (si va dagli 8 ai 13 minuti), non particolarmente aggressivi e raramente – quasi mai – sparati a velocità sostenute. Qui si predilige suonare in mid tempo e slow tempo con semplici riff ad accordi aperti, arpeggi soffusi, malinconici, accompagnati spesso da tastiere a nota lunga riempitive e d’effetto e classicismi di pianoforte che ci stanno a pennello. Per chi è più addentro al genere, Der Stille Wald richiama alla mente i Wedard o i Nocturnal Depression, anche se i primi due dischi erano più grezzi e solo dal terzo in avanti il suono si è spostato verso queste melodie cupe ed infelici. Se il maltempo e la pioggia battente vi mettono angoscia, Nachtig è un buon consiglio per passare un’oretta in compagnia di musica appropriata al clima.

Sempre per Purity Through Fire esce in questi giorni anche il nuovo dei VALOSTA VARJOON, secondo full in una discografia ufficiale che comprende anche due split album. L’album s’intitola Das Flammenmeer,ed è piuttosto lungo perché sfora i 50 minuti divisi in sette brani, di cui potrete intuire il minutaggio abbastanza sopra la media. Il nome finlandese non deve ingannare: gli ignoti componenti della band sono tutti tedeschi, ed è difficile non accorgersene, perlomeno se si ascolta il disco seriamente e non come quel tipo che lo ha stroncato su Metal Archives… come avrà fatto poi lo sa il cazzo, visto che era uscito da quattro giorni appena e su Bandcamp l’ascolto dell’intero album tuttora è indisponibile. Ma, tipo, ascoltarli i dischi prima di scrivere recensioni che poi volente o nolente rimangono in internet per secoli? Secondo me trattasi di peracottaro prevenuto che ha scritto il pezzo con addosso tutta la stizza possibile e immaginabile. Problemi suoi, non nostri.

La provenienza, dicevamo, è riconoscibile perché almeno la metà dell’album pesca a piene mani dalla tradizione thrashettona che scorre nelle vene dei tedeschi e che nessuno gli leverà mai nemmeno se ci fosse un’estinzione di massa. Il primo tedesco che risorge sul pianeta e trova o si costruisce ex-novo una chitarra elettrica la prima cosa che fa è sparare fuori dagli ampli un riff sputato a quelli di Sentence of Death, anche se giocoforza Sentence of Death non sa nemmeno che sia mai esistito. Ce l’hanno dentro, stop, sarà il clima, la terra o la birra che si beve la madre mentre ce li ha in grembo. Ficcate quest’attitudine thrash a forza dentro partiture black metal norvegese proprie di Gorgoroth periodo Pentagram/Antichrist, Tsjuder e anche un po’ di Horna (visto che oltre al nome qualcos’altro di finlandese ce lo devono ben avere), poi ficcateci dentro pure delle melodie che nelle parti ritmiche suonano datate come poche ma vacca boia quanto continuano a funzionare bene anche dopo tutti questi anni, e otterrete un disco che non inventa l’acqua calda e nemmeno pretende di farlo, eppure ha fascino, acchiappa l’ascoltatore, non annoia mai anche se è lungo e mi gioco le palle che, se ve lo metteste in sottofondo (sottofondo un cazzo, volume ci vuole, volume!) durante una sfida a birre e salsicce, già al secondo brano la disfida passerebbe in secondo piano e lascerebbe il posto ad un po’ di sano pogo. Peccato non poterli vedere dal vivo, se mai suoneranno dal vivo, se mai si potrà tornare ad assistere ad un concerto dal vivo, perché qui secondo me le fratture alle costole volano basse. Spaccano, semplicemente , nel vero senso della parola. Ascoltatevelo tutto ma occhio alla conclusiva Der Krähentisch, tanta roba. (Griffar)

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