TSJUDER – Legion Helvete (Season of Mist)

La tentazione di prendere una qualsiasi recensione di un loro qualsiasi disco precedente e copia/incollarla modificando i titoli è forte. Del resto sono passati cinque anni dallo split e sette dall’ultimo disco ma la sensazione è che sette anni o sette giorni non avrebbero fatto alcuna differenza per gli Tsjuder: Legion Helvete non sposta neppure di mezza virgola quello che era il sound di Desert Norther Hell, il quale, a sua volta, non si discostava di troppo da quello di Demonic Possession e da quello di Kill For Satan. Mentre il resto del mondo iniziava a prendere vie traverse ed a gettarsi anima e corpo sul black’n’roll, loro proseguivano imperterriti nella loro direzione ortodossa ed incontaminata, una direzione che non conosce la minima deviazione neanche dopo la lunga pausa.

Parlare dei singoli brani è esercizio inutile nonché stucchevole: chi ha meditato il suicidio dopo l’infausto scioglimento sa già perfettamente cosa andrà ad ascoltare e non mancherà di trovare Legion Helvete duro, violento e senza compromessi come sempre. Tutti gli altri non potranno non notare come sia, di fatto, la stessa solfa propinata ad intervalli regolari da oltre un quindicennio, corredata dalle solite frasi di rito (“noi suoneremo sempre e solo pure norwegian black metal, niente tastiere e niente clean vocals del cazzo”. Rileggetevi le loro interviste dagli esordi ad oggi e provate a tenere il conto di quante volte questa frase viene tirata fuori a caso, se ci riuscite), dal corpsepainting -che magari a sedici anni ha un significato, a quaranta no- e tutto ciò che ci si può attendere da una band come loro.

Ora, però, si può anche discutere su cosa sia rimasto del black metal a distanza di più o meno un decennio dalla sua morte, su quanto siano anacronistici ed inopportuni certi dischi che ancora si ostinano ad uscire con regolare frequenza ma agli Tsjuder si deve almeno riconoscere l’onore delle armi. Dopo una manciata di anni spesi a far finta di essere padri di famiglia, Nag, Drauglin e Anti Christian sono tornati a fare l’unica cosa che gli riesce bene e ce lo sbattono in faccia appena premiamo il tasto play: The Daemon Throne è una sberla terrificante che colpisce in piena faccia, senza preavviso, giusto per chiarire immediatamente come staranno le cose per i successivi quaranta minuti. Insomma, al netto dei pregiudizi, Legion Helvete è un album onesto e fieramente tradizionalista, una sorta di liberazione per il trio norvegese che non possiamo non accogliere con il sorriso compiaciuto di chi ritrova un vecchio amico, magari sempre uguale a se stesso, perennemente incline a fare le stesse battute ma al quale, proprio per questo, in fondo vogliamo sempre un po’ di bene. (Matteo Ferri)

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