Voglio più tette lì in mezzo: THRON – Pilgrim

Immaginate di fare irruzione sul palco, con la folla lì davanti che ulula e grida il vostro nome; da essa vi separano i pochi elementi della scenografia: teste di maiale e un microfono sistemato in quello che ha la parvenza d’un altare nero. In mezzo a tutte quelle chiome voi pretendete coerenza e sottomissione al credo nero, ma il bassista si è distratto con qualcosa.

Pensate sia partita una rissa, o che qualche fanatico stia mettendo in pratica un gesto estremo. Si stanno forse tagliando in mezzo alla calca? Voi attaccate a suonare, non vi fermerete certo per soccorrere qualche stronzo. Il bassista della vostra band di black metal svedese, però, è ancora distratto. Le ha viste.

Non ha visto le magliette dei Magoth, né sta fissando l’uscita di sicurezza da cui faranno ingresso quelli dell’ambulanza. Ha visto loro due, le tette.

Si distrae anche il chitarrista ritmico, pur guardando da tutt’altra parte. Il concerto non inizia, tutto fermo. Pare d’essere ai Maiden al Palazzetto a Firenze, quando s’incasinò subito la batteria a Nicko. Il concerto è pieno di passera, è un bene o è un male? Devo davvero ragionarci adesso? Certo che è un bene, ma pretendiamo coerenza e sottomissione. I partecipanti sono distratti pure loro, cioè voi state per attaccare con The Prophet che è praticamente la vostra hit, e gli altri stanno tutti a guardare le poppe? Ingrati, che cosa si è sbagliato? Non meritate più la loro attenzione ora che avete fatto un album migliore degli altri? Il bassista ora vi rivolge lo sguardo, come se gli fosse venuta un’idea.

I Thron pestano duro, sono tedeschi ma concettualmente si sentono svedesi, e quindi è del tutto inutile aggiungere che suonano bene. Inoltre, come i conterranei The Spirit che recensii qui qualche tempo fa, adottano la singolare abitudine di firmarsi come targhe automobilistiche e di andar dietro a Dissection, Necrophobic e più in generale a quella roba lì. Tutta svedese.

Ora, io i primi due album dei Thron li ho messi su proprio oggi pomeriggio, Abysmal l’avevo sentito di sfuggita e subito rimosso, l’altro neanche quello. Non mi fanno effetto, non mi dicono nulla. Questo Pilgrim invece mi dice più di un semplice qualcosa, eppure inizia in un modo talmente tamarro e battagliero da ricordare gli attacchi di certi album dei Behemoth. Ma non hanno granché da spartire con loro.

Le parti più tirate sono dei Dissection e soprattutto dei Necrophobic, ereditando da questi ultimi l’anima death/thrash che l’ultimo loro album fa letteralmente tracimare. La melodia è sempre svedese, a volte sfacciata come negli Iron Maiden – o In Flames che dir si voglia – citati in To Dust (il cui riffone black metal è banalmente magistrale), mentre in altri casi si gira dalle parti dei Naglfar. Inizio a domandarmi che cosa abbiano di tedesco questi qua, se non la connessione automobilistica suggerita dai loro nomi. Ma c’è dell’altro.

C’è un’attitudine acchiappona che i due precedenti dischi non avevano, ecco cosa c’è. Sapete quegli stacchi di solo rullante che fanno TA-TA-TA come per incitare a battere le mani sotto al palco? Ci sono un sacco di queste cose e non sto a elencarle; c’è un comportamento non da gruppo emergente che vuole tirare la testa del maiale in mezzo ai presenti per vedere se ci giocano a calcio, ma da gruppo grosso, quel genere di arrangiamenti che solitamente attribuiremmo ai rinati Necrophobic di Mark of the Necrogram, altro album per l’appunto tamarrissimo e oltremisura riuscito, o ad un altro gruppo.

I Tribulation.

I Thron hanno nell’anima i Tribulation di mezzo, cioè quelli di The Children of the Night e ben più vagamente di Down Below. I Tribulation prima che gli entrasse in testa di fare i The Cure da ubriachi. Ma che cosa avrà mai fatto diventare i Tribulation i The Cure da ubriachi! Il progresso? La ferrea volontà di combattere l’immobilismo del metallaro non convertito al Futuro? O uno sguardo birichino del bassista?

Dicevamo.

L’importante è che i Thron (che, accidenti al sagrato, tutte le volte rischio di scrivere “Thorn”) non si mettano a pestare durissimo. Hosanna in the Highest è bellissima perché appunto cita i Tribulation, l’opener The Prophet lo è perché riesce a fare di un brano pesante un inno. Le due conclusive sono un mezzo capolavoro, e il finale di Den of Iniquity è una roba di quelle che da sole valgono mezzo disco. Into Disarray ha invece quel riff nella strofa con l’incidere un po’ heavy metal che mi ha ricordato niente meno che Thorns of Crimson Death. E ha tanto dinamismo da poterne vendere. Se poi i Thron fanno The Valley of the Blind esce fuori il solito death/black alla God Dethroned e un po’ alla Dark Funeral senza un preciso motivo d’esistere all’interno della suddetta tracklist. Cosa succederebbe, però, se all’improvviso questi ragazzoni qua dovessero davvero smettere di pestare? È pura utopia?

“C’è un sacco di cicala là in mezzo alla gente, hai visto? Dobbiamo fare come i Tribulation: noi al prossimo disco smettiamo di usare i blast, poi al successivo si svolta. Cazzo si svolta per davvero, cocaina e tette, tette e cocaina, ma ci pensi? Possiamo essere i Tribulation tedeschi, io di quei capezzoloni sotto alle magliette bagnate di Weiss ne voglio di più là in mezzo!”

E se accadesse inizierebbe ad essere un fenomeno piuttosto prevedibile, io che spero sempre che i gruppi s’evolvano in maniera razionale e funzionale alla riuscita degli album, e non allontanandosi un passo alla volta dal nido per poi farvi ritorno da stanchi quarantacinquenni, una volta che si sono accorti d’aver cacato fuori dal vaso. Ciò non accadrà, ma Maurizio Mosca, col suo pendolino, oggi vedrebbe esattamente questo. I Tribulation di The Children of the Night erano proprio belli. I Thron odierni, non altrettanto sontuosi e impeccabili, sono una band che ha raggiunto un perfetto equilibrio da far sembrare completamente fuori contesto i brani più veloci e diretti: ora vediamo di non sputtanare ogni cosa. (Marco Belardi)

5 commenti

  • Inaccettabile abbandonarsi all’ impudicizia in tal guisa ! Qui ci sono maggiorenni indifesi da mesi di lockdown e sull’ orlo di una crisi di mezza età per la grande moria di prostitute romene ! Post segnalato al garante dell’ onanismo. PS esaminerò il contenuto musicale più tardi !

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  • Ma c’è un articolo dopo l’immagine animata?

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  • Nicola Spaggiari

    Ci son tante lettere ma ho guardato solo le tette.

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  • E che cazzo…dopo aver visto la penultima tettona, quella con la scritta Aloha beaches non sono riuscito più a leggere il pezzo e continuo a guardarla come un maniaco ipnotizzato dalle sue grazie. Non riesco a smettere. Ma vi sembra giusto pervenire la psiche dei vostri lettori in questo modo?! E che cazzo…almeno ditemi chi cazzo era la tettona, così la cerco su pornhub!

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    • Refiso: Volevo scrivere “pervertire” non “pervenire”.
      Lo vedete cosa avete combinato? Non ci capisco più niente. Maledetti!

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