Il crollo inaspettato dei MAGOTH: Invictus

Uno dei motivi per i quali raramente mi vedrete scrivere recensioni negative è perché io faccio un’enorme scrematura a priori. Insomma, dio benedica Bandcamp e Youtube, in quanto forniscono di base lo stesso servizio che faceva il negozietto specializzato del quale eri (e magari ancora sei, se il proprietario ha avuto i coglioni di granito sufficienti per resistere a tutte le difficoltà) fidelizzato cliente: farti ascoltare i dischi prima di comprarli.

Ne uscivano anche meno, questo va detto. Ti ascoltavi un paio di brani e difficilmente portavi a casa una cagata. Ora però, in mezzo a tutto questo bailamme, avere l’opportunità di ascoltare una nuova uscita prima di comprarla evita molti errori, e ti evita inoltre il fastidio di parlarne male. È pur sempre vero che ascoltare un disco nel tuo stereo quale che sia il formato – CD vinile o cassetta pari sono – è tutta un’altra cosa, come degustarsi un bicchiere di Barolo anziché trangugiare il vino a cartone del discount, però un’idea ti aiuta a fartela. Se te lo ascolti una prima volta e ti dice poco, poi lo riascolti e nicchi, e se poi dopo un terzo tentativo decidi di lasciar perdere, ben difficilmente ti ricrederai e ti pentirai di averlo scartato. Perché 99 su 100 meritava di essere scartato. Io ho ascoltato in vita mia (credo) più musica di un DJ e nel mio caso questo sistema ha sempre funzionato. Roba che non mi è piaciuta dopo tre/quattro ascolti non mi è mai piaciuta nemmeno in seguito, anche se questo ha sempre causato discussioni infinite. Un solo esempio: Caladan Brood. A me il loro debutto non piace né mai piacerà. Soldi sprecati.

Questo però vale principalmente per i gruppi che non ho mai sentito nominare (sempre per quanto mi riguarda): se esce un disco di una band che ha già fuori degli album che mi hanno fatto saltare sulla sedia, il problema s’ingigantisce.

I Magoth sono un gruppo tedesco di fast black metal di ispirazione scandinava che ha inciso due dischi della madonna: Anti Terrestrial Black Metal e Zeitgeist: Dystopia, nei quali non è che s’inventassero chissà quali menate, ma aggredivano il pentagramma, gli inchiodavano sopra sanguinolenti pezzi di carne viva e tizzoni ancora infiammati di chiese date a fuoco, e basta. Tutto ok gente: siamo qui per distruggere, devastare, dissacrare e portare la blasfemia del black metal avanti nel tempo. Noi ci siamo. Voi, se ne siete capaci, fate altrettanto.

Poi ci sono stati casini su casini di formazione, con amici che smettono di andare d’accordo, al punto che della formazione che ha inciso i suddetti dischi della madonna è rimasto il solo cantante/chitarrista Heergott. Il nuovo disco è uscito dopo due anni dal precedente, io l’ho comprato a scatola chiusa perché cazzo, i Magoth hanno fatto uscire un nuovo disco, con la loro musica a momenti mi dovevano portare all’ospedale da tanto che ho battuto la testa contro il muro nell’impeto…

E mi tocca parlarne male. Spiacente, ma non ci siamo. Già la intro in stile Halloween degli Helloween mi ha fatto tremare, ma qui mancano i riff, mancano i pezzi, manca l’aggressività totale, la voce è monocorde e non cambia mai, gli stacchi thrash sono forzati, sembra che facciano il verso agli Unlord. Costoro furono un gruppino di seconda fascia olandese, che prendeva pari pari il black svedese, ci metteva un po’ più di velocità (grazie alla batteria elettronica) con qualche momento thrashettone e via, avevi fatto un dischetto che la Displeased ti stampava ad occhi chiusi, tanto qualcuno che lo avrebbe comprato ci sarebbe stato di sicuro.

Qui di batteria elettronica non se ne parla, ma tutti i cambi di formazione non hanno portato bene, e a me questo disco sembra artificiale. Roba sentita e strasentita, mille e mille volte. Un po’ fa il verso ai Dissection quando cercano il mid-tempo melodico, gli assoli paiono fuori contesto e messi lì solo per ribadire che loro sanno suonare meglio degli altri, nei momenti più tirati siamo in territorio Dark Funeral/Unlord come già detto, non c’è nulla che sappia anche vagamente di “coinvolto”, ispirato. Una cosa fatta così, tanto per andare sul sicuro, in un momento di transizione che si spera porti a nuovi fasti ma che per il momento ha portato solo ad un disco che non raggiunge la sufficienza. Se volete ascoltare i veri Magoth, quelli che fanno sanguinare le orecchie e ti fanno mordere il volante della macchina quando guidi, prendetevi i primi due. Poi ascoltatevi questo online e lasciate perdere, verranno tempi migliori. Anche se far esplodere la formazione dopo soli due dischi… Ma che cazzo, in fin dei conti non siete mica i Marduk. Cosa mai poteva esserci di così insanabile? Boh! Le premesse non sono mica tanto buone… come i brani di questo nuovo album. Non è che facciano schifo, è solo che non me ne è piaciuto neanche uno. Nel solo 2020 è uscita una marea di roba che a questo disco fa mangiare tanta di quella polvere… No ragazzi, così non va. Ripensateci. (Griffar)

3 commenti

  • Non mi facevano impazzire manco prima; ma in effetti sto disco qua mi è sembrato proprio una zozzeria. Ho sentito i primi 3 pezzi e ho chiuso tutto per sempre.

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  • disco dignitoso, l’unica cosa indegna è che griffar pensa di capire di black metal perché possiede il disco in tiratura limitata di gruppi bielorussi di cui non frega un cazzo manco alle loro nonne.

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    • Pensa che c’è stato un momento in cui anche dei Darkthrone non fregava un cazzo a nessuno. L’underground esiste e si organizza sull’anonimato. Uscirne o restarci. Non credo stia a te stabilire se e come avverrà, tra l’altro.

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