Avere vent’anni: ANNIHILATOR – Carnival Diablos

A parte Alice in Hell e Never, Neverland, non sono esattamente il miglior conoscitore degli Annihilator. Non che non li apprezzi (a tratti), però non mi hanno mai preso particolarmente: se per qualche motivo mi capita di ascoltare qualcosa da King of the Kill o Refresh the Demon e non posso saltare brano, spero passi in fretta. Hai preso gli album peggiori, direte voi. Boh, non saprei, di fatto anche quelli un po’ più recenti non è che mi facciano propriamente impazzire, tolto qualche pezzo qui e lì. Ecco, a parte i primi due album per me gli Annihilator non hanno molto senso, a meno che non si parli di Carnival Diablos, che però non è un disco degli Annihilator propriamente detto. Certo, sulla copertina (che è orrenda, probabilmente il nefasto lascito di quella di The X Factor degli Iron Maiden di qualche anno prima) ha il logo giusto, ci suona Jeff Waters, che come al solito scrive e arrangia tutto, dietro al microfono c’è un insospettabile Joe Comeau (all’epoca chitarrista degli Overkill) dal timbro assai duttile. Insomma, ha tutto quello che serve per il classico lavoro degli Annihilator ma non lo è. Cos’è allora? Un disco di cover, più o meno. O meglio, un album di canzoni originali scritte come omaggio a vari gruppi che hanno ispirato Jeff Waters durante la sua crescita come musicista.

Ecco, se il vecchio Jeff avesse continuato in quella direzione sarebbe stato tutto molto bello, perché Carnival Diablos, che già è un’unicità nella discografia degli Annihilator, è pure il solo disco, tolti i primi due, che mi piace dall’inizio alla fine. È ovvio che si tratta di un lavoro assai eterogeneo, anche dispersivo se uno non ha presente che è, appunto, un disco omaggio: e allora si capisce come sia possibile avere nello stesso lavoro un pezzo che fa il verso agli AC/DC (Shallow Grave), un altro che richiama i Judas Priest (Time Bomb) oppure uno (FANTASTICO) che nella seconda metà è un omaggio ai Maiden con tanto di soliti tre accordi, chitarre armonizzate e Comeau che fa del suo meglio per ricordare Bruce Dickinson, il cui titolo è già tutto un programma (Epic of War). Chiaramente ci sono anche pezzi che non si rifanno a questo o a quel gruppo, ma il livello rimane comunque assai buono, sia che si tratti di canzoni tirate (Denied, Battered) o di pezzi più cadenzati (come Insomniac e appunto la stessa Carnival Diablos, che è quella che in assoluto mi piace di più). Peccato che la collaborazione con Comeau sia durata il tempo di un altro disco e poi, com’era prevedibile, Jeff Waters abbia finito per rivoluzionare la formazione perché dopo un po’ evidentemente la gente si caga il cazzo di uno che vuol sempre controllare tutto e suda pure da fermo. Comunque Carnival Diablos merita, anche a vent’anni dalla sua uscita. (Cesare Carrozzi)

One comment

  • Ho sempre avuto un grande rispetto per gli Annihilator, dai primi due classici che fecero epoca e anche a partire da “Refresh the Demon”, che per quanto mi riguarda rappresentò un punto di ri-partenza. Poi hanno fatto anche cose poco esaltanti durante la loro carriera, come tutti, ma rimangono fra i punti di riferimento.
    Interessante una loro caratteristica: per enfatizzare gli assoli di chitarra, siccome a Jeff piace suonare melodico, a volte cambiano improvvisamente tempo e addirittura tonalità, per poi tornare ai temi precedenti. Lo fanno in tanti, ma gli Annihilator ci riescono sempre con una certa arte.

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