Il ritorno del coniglio della Duracell: ANNIHILATOR – Ballistic, Sadistic

ballistic-sadistic

Per un album non c’è cosa peggiore che non riuscire neanche ad esser brutto. Un conto è se la tua band si trova allo sbaraglio, se ha assoldato una coppia di chitarristi impresentabili, o se tutto gira per il verso sbagliato quando scocca l’ora di rientrare in studio: cacci fuori un album di merda, la gente ne prende atto, e la vita di tutti va avanti. Mi fanno molto più male le pubblicazioni nella media, specie se firmate da nomi di spicco, perché spesso a porle in quella condizione tipicamente da ignavi è la mancanza di cuore e reale volontà dietro ai processi che portano alla realizzazione di un disco. Probabilmente il malanno è pure aggirabile, ad esempio aumentando il tempo che intercorre tra una pubblicazione e la successiva. In molti lo hanno capito, anzi, in molti ci si sono ritrovati costretti dal calo delle vendite, poiché, se le cose stessero come nel 1992, staremmo qui a ragionare di una moltitudine di cinquantenni che pubblicano annualmente un singolo ogni dieci autentiche zozzerie da cestinare. Ma Jeff Waters non ha fretta perché non riesce a star dietro ai pre-order (seriamente: perché esistono?). Il chitarrista canadese è una famelica macchina da un full length ogni due, massimo tre anni. Non scende sotto a quella media, non l’ha mai fatto, e questo di per sé lo mortifica.

Se non è il mercato discografico a rallentarti, dovrebbe allarmarti la consapevolezza di non riuscire a tenere gli stessi ritmi creativi che avevi ai tempi di Alice in Hell e dei due titoli seguenti. Jeff Waters quella consapevolezza non ce l’ha, e macina continuamente riff e canzoni, stacchi di basso e assoli di chitarra, oltre agli ex membri da dare in pasto ai dobermann in giardino. Macina tutto questo con una frequenza e un ritmo che non hanno dell’umano. Jeff Waters è il coniglio della Duracell che osservava gli altri fermarsi, uno ad uno, nel suo sospettoso moto perpetuo: sono giunto a questa conclusione molto tempo fa, e non arretrerò di un passo.

Se considero tutto quello che gli Annihilator hanno portato alla luce da Feast fino ad oggi, in un decennio scarso si riesce a ricavare un album di sette o otto pezzi piuttosto belli, come ad esempio Altering the Alter dal penultimo. Analizzando singolarmente ogni uscita, ed escludendo appunto Feast – una delle piacevoli eccezioni che a Jeff Waters di tanto in tanto riescono (e in quel senso Criteria for a Black Widow, Carnival Diablos e Waking the Fury messi in sequenza furono una piacevolissima anomalia) – eccoci al cospetto di un manipolo d’album brutti soprattutto per il non riuscire ad essere davvero brutti: frettolosi, con pochi picchi e poca anima, ma purtroppo, per ironia della sorte, anche ben fatti. A Ballistic, Sadistic si può dire che ha un titolo di merda, ma niente di così indecente alberga al suo interno, fatta forse eccezione per il solito titolo con i giochini di parole; disciplina, quest’ultima, nella quale l’unico rivale all’altezza di Jeff Waters si materializza nella figura di Dani Filth. NymphetamineThornography. Vince l’inglese.

Il piatto forte di oggi è Psycho Ward: a seguire vi è un’alternanza di brani heavy metal sulla scia delle più raffinate di Set the World on Fire, ma in una veste meno spudorata e radiofonica, e di altri brani composti da un thrash metal feroce ma che non morde mai. I am Warfare sulla carta sarebbe una mazzata, ma domani me la sarò già dimenticata, così come se rileggo i titoli di For The Demented individuo giusto un paio di canzoni di cui ho un vago ricordo. Il problema dunque rimane, eppure l’ho recensito soli tre anni fa.

A quel punto rifletto sull’acuminato argomento circa l’approccio a un album di ieri, e l’approccio a un album al giorno d’oggi. Ci ritorno sopra per l’ennesima volta.

Quando compravo un disco negli anni Novanta lo consumavo: che mi piacesse o che non mi convincesse appieno non faceva alcuna differenza. Cosa invece succedeva quando mi faceva schifo al cazzo, è un paragrafo a parte che non affronterò adesso. Cercavo di notare il più possibile i particolari, booklet alla mano e cuffie in testa. Sono disattento, oggi? In realtà, se ascolto gli album esattamente come quando avevo trasformato lo scaffale dei cd in uno di quei disumani allevamenti di pollame, allora perché di Carnival Diablos ricordo molti più dettagli? L’ho metabolizzato col passare del tempo? No, non riascolto da almeno un decennio neanche quello, ma ci ripenso con molto piacere. Io credo che in seguito al discreto All For You gli Annihilator siano diventati un loop, che a furia di girare intorno alle solite due o tre cose non riesce più a sorprendere neanche quando azzecca il batterista (Fabio Alessandrini, davvero notevole) e i suoni in post produzione. Si ammicca agli anni che furono con questa storia dei singoloni che assomigliano a qualcosina di Youthanasia, ma con più brio e cazzeggio addosso, mentre con Joe Comeau erano stati davvero belli tosti, e con Dave Padden un pelino più moderni e coraggiosi, anche se forse un pelino a discapito della risolutezza. Ecco, ora che li ho nominati entrambi gioco il carico di briscola: entrambi non ci sono più, il che è l’equivalente di “non c’è più un cantante perché ha detto che ci pensa lui”. Il risultato lo lascio a voi.

Ballistic, Sadistic è disegnato per risultare più ottantiano che può, nei titoli, nei videoclip (tremenda la figliolina inespressiva che distrugge tutto e tutti a colpi di mazza) e in un certo senso anche nei suoni. Ma rimane un album che ha la colpa di ruotare tutto attorno a Psycho Ward, traccia numero tre, l’unica di reale effetto e circondata da una pletora di pezzi appena salvabili, o passabili, dei quali perfino l’apripista e singolo Armed to the Teeth risuona come una dichiarazione di guerra a un bel niente. I riff talvolta sono quelli di Never, Neverland aggiornati al duemilaeventi, e il fatto che altre volte gli Annihilator abbiano suonato meno pesante di oggi, facendo doppiamente centro, la dice lunga. L’impostazione di una Dressed up for Evil è esattamente quella che il fan medio degli Annihilator vorrebbe sentire dalla metà degli anni Novanta, eppure è la canzone stessa a non girare, a non ingranare. Allora prendi un cantante, fai lavorare quest’ultimo sulle linee melodiche vocali e sulle metriche, non rispondere nemmeno al citofono quando suonate allo studio di registrazione. Chetati e suona bene la chitarra, perché è lì che non hai mai toppato. Neanche quando facevi Remains facevano schifo le chitarre e i riff degli Annihilator, è questione di talento. E ora, più che mai, ti servono meno album e più canzoni all’interno di ciascuno di essi. (Marco Belardi)

3 commenti

  • Concordo. In generale, gli Annihilator soffriranno sempre il confronto con un inizio di discografia (i primi due LP) di livello altissimo e, ovviamente, mai più replicato. Certo lavorare con Jeff Waters non deve essere semplicissimo.

    "Mi piace"

  • Un problema comune per noi della X generation, siamo troppo giovani per “ritirarci” nella pace dei sensi e mandare tutti a cagare e troppo vecchi per continuare a fare le cose “divertenti”, aiuto !

    "Mi piace"

  • È un album inutile, mi spiace dirlo.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...