Le NERVOSA sono come il merlo indiano che bestemmia

Zia Marisa aveva un bellissimo esemplare di merlo indiano, e con un animale del genere in casa potevi anche fare a meno del televisore: imitava i rumori delle automobili, ti dava del contadino, attutiva lo strazio causato dall’andamento di Italia ’90.

Iniziò a destare qualche preoccupazione il giorno in cui chiamò il nonno Beppe “becco”, il che, a Firenze, lo consideriamo un po’ un problema. E poi modulava la voce delle persone, rivolgendosi alla padrona come ne fosse il coniuge e viceversa. Un vero demonio, insomma. A proposito di demonio, il merlo indiano, solito replicare le esclamazioni che più comunemente udiva, a un certo orario della giornata accoglieva il padrone di casa di ritorno dal lavoro nei campi: e lo sentiva bestemmiare, per la fatica durata dissodando i duri terreni di Badia a Settimo, per la schiena che sempre più gli doleva e le articolazioni perennemente infiammate. Fu a quel punto che il merlo indiano smise d’esser considerato un’attrazione per noi bambini. Fu quando cominciò, senza nemmeno saperlo, a ricacciare Dio negli angoli più bui del Paradiso con le bestemmie più aspre e rancorose che avesse udito e che fosse stato in grado di replicare.

Non ho mai sopportato le Nervosa, non perché la loro line-up sia interamente costituita da donne, sia chiaro. Non le sopporto al pari di come e quanto non sopporto alcuni gruppi thrash contemporanei che non suonano il thrash, ma lo imitano, lo replicano. Le Nervosa sono un gruppo che rifà il verso al metal, non ci mettono sudore o attitudine, non urlano davvero contro qualcosa, poiché, altrimenti – parliamoci chiaro – non se ne starebbero lì, agiate su Napalm, negli anni peggiori della Napalm.

Si somma il fatto che le Nervosa hanno praticamente resettato la formazione, inserendo a fianco della chitarrista e leader Prika Amaral tre figure che corrispondono alla batterista Eleni Nota, alla bassista italiana Mia Wallace e alla nuova cantante Diva Satanica. Il quadro è questo: in seguito a insostenibili screzi interni troviamo al basso una che è stata cacciata da Abbath dopo, tipo, niente, e che fianco a fianco con Tom Gabriel Warrior ha suonato coi Triumph of Death – o Hellhammer che dir si voglia – vivendo un epilogo similare a quello patito con gli Abbath, senza, con ciò, dover entrare nel merito di chi avesse o non avesse ragione in ambedue le vicende. La questione è un’altra: io mi auguro che stavolta la faccenda si faccia un minimo più longeva, Mia.

L’altro nodo della questione è Diva Satanica. Come canterà una che si firma Diva Satanica? È naturale, imita Angela Gossow, raschiandosi le corde vocali a più non posso e replicando pose da caffeinomane nei videoclip. La differenza è che Angela Gossow degli anni delle presentazioni poté vantare una certa attitudine, nonostante si sfracellasse sistematicamente le corde vocali mediante l’ausilio della non-tecnica. A me i primi due Arch Enemy con la Gossow piacciono, nonostante fossero un gruppo che già rifaceva il verso all’heavy metal senza viverlo né volerlo affatto, sostituendovi un approccio da multisala, Dolby ed effetti poco speciali. Perpetual Chaos mi riporta inoltre ai titoli degli ultimi Kreator e alle cacatone a effetto in stile Satan is Real. Il singolo è Guided by Evil e siamo pur sempre lì, alla caciara. Seguono le special guest, i richiami per le allodole laddove è certificato che si debba aggiungere un po’ di spessore al nome scritto sul menù. In prima fila Schmier e poi c’è Knutson, che (almeno lui, verrebbe da dire) ancora oggi si cimenta in dischi favolosi senza che nessuno, e tantomeno l’ottima Napalm, si degni di cacarlo minimamente anche sotto forma di retorici e commemorativi premi alla sfortunata carriera. Hanno sì ragione i Kreator, per una qualche volta: Civilization Collapse.

Album come questo sfigurano, se paragonati al divertissement costituito dai vecchi Arch Enemy di mezzo. Sono soltanto una mera imitazione di quello che furono i Destruction o i Kreator, con l’aggravante dei soliti blast beat alla cazzo di cane, inno generazionale d’una generazione che vuole più rumore, più velocità e più videoclip epilettici ottenendo da tutto questo una musica sempre più leggerina e scontata. Andrebbero vietati i blast beat, nel thrash metal, e avrò adocchiato tre gruppi di numero, finora, che hanno saputo collocarli all’interno di questo tessuto dando loro una parvenza di logica o senso. Per inciso, pure i Kreator sono un gruppo che oggi si limita ad imitare i cliché dell’heavy metal traendone una zuppetta blanda per pischelli, famiglie, e grandi e meno grandi che vogliono atteggiarsi a cattivi senza che in ciò che fruiscono o assimilano vi sia della reale cattiveria, ma tante pose e altrettante facce buffe: le Nervosa hanno almeno l’attenuante d’essersi formate in seguito e di non aver vissuto l’intera faccenda quando essa girava per il meglio. E allora ripenso al merlo indiano e al perché ci lasciarono stare con quella piccola e simpatica creatura di Satana, col televisore acceso e il suo volume abbassato affinché potessimo sentire tutto quel che il demonio nero sentenziava.

Nessuna bestemmia replicata da un merlo indiano, nessun insulto a Dio e nessuna sua grave affermazione poté mai avvicinarsi, o anche solo ambire d’avvicinarsi, alle possenti, crude e selvagge imprecazioni di un toscano che fa ritorno dai campi assolati che circondano Badia a Settimo. Ripeto, nessuna. Ascoltate altri cento dischi delle Nervosa o dei nuovi e annacquatissimi Kreator, saranno sempre un’imitazione e sempre vi daranno l’idea di ascoltare del genuino thrash metal. Starete solo perdendo tempo, o confermando che il thrash metal non è roba che fa per voi. Per tutti gli altri ci sono coloro che il cuore ce lo mettono, e tutto. (Marco Belardi)

10 commenti

  • Sergente Kabukiman

    Ironicamente, della vecchia formazione è rimasta la meno talentuosa nonché(a quanto pare) la mente che si cela dietro un songwriting banalissimo. E vabbè.

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  • victim of yourself e agony “si potevano ascoltare”. non mi garbano granché, non li ho mai rimessi su ma si potevano ascoltare. questo no

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  • Alla fine i tre riff ripetuti ad oltranza avranno su per giù il doppio dell’età della cantante. Poi va bene, hanno tutto l’armamentario fatto per piacere ai dodicenni…le facce cattivone, i simboloni satanici da bar sport in bella mostra, le immagini cattivone di messe nere col sangue finto. Spontaneità e convinzione a questo livello le trovate anche nel pop coreano e nei Dimmu Borgir. Però vedo che i loro video hanno milioni di visualizzazione, ma sul serio c’è gente a cui piace questa roba?

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  • “Andrebbero vietati i blast beat, nel thrash metal”. Quanto hai ragione, Behlardi.
    E sulla qualità della musica delle Nervosa mi trovo d’accordo, soprattutto sul fastidioso simil-growl, anche se, da poser quale sono, non ho un’opinione così tranchant dei Kreator “moderni”.

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  • Che merda sta roba. È per robaccia del genere che il metal si meriterebbe l’estinzione, veramente del pattume urticante. Poi datemi pure del misogino ma l’unica motivazione per la quale sta buffonata di band incide dischi e fa tour è perché hanno una fregna tra le gambe

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  • Io dico la mia, me ne prendo tutte le responsabilità e sticazzi.
    Ve li ricordate i gruppi pop costruiti per vendere? Le Nervosa sono la stessa cosa: brasiliane, suonavano in origine come una brutta copia di Sarcofago e Sepultura, mettici dietro un’immagine accattivante da troione da sbarco, trucchi pesanti, latex tacchi a spillo 23 e catene, copertine dei dischi “ammiccanti” (mettiamola così) e hai in mano una vendita potenziale di 20/25mila dischi e qualche tour sold-out da headliners. Wacken, rock-am-ring, merchandise…oh, son soldini. Il giochino è durato per un po’, poi se non sbaglio sono state on hold, ora il carrozzone è ripartito.
    Sono braccia rubate all’agricoltura ma questo non lo si potrebbe dire perché essendo tutte femmine sei sessista. Qui il sessismo nin c’entra nulla, un disco che non vale la plastica sul quale è inciso non ha sesso, fa schifo e basta.

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  • L’artwork è bello però.

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  • boh, sarò io un rincoglionito, ma 3’14” del nuovo Asphyx valgono più dell’oggetto di questo articolo e del successivo (quella porcata black a nome Akhlys che ho avuto la malaugurata idea di sentire). Attendo vostre sul Necroceros!

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    • Akhlys una porcata 😮😮😮
      De gustibus… Se mai ti cresce del tempo mi spieghi perchè commenti qui, in un articolo su un gruppetto fashion thrash che se non fosse costituito da belle patonze non interesserebbe a nessuno, il disco di un gruppo religious black, citando oltretutto il nuovo Asphyx che con Nervosa ed Akhlys c’entra meno di zero… Non so. Ma prenditi pure tutto il tempo che vuoi, non c’è alcuna fretta, ci mancherebbe.

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      • Niente di personale, ci mancherebbe. Per le Nervosa, sottoscrivo tutto quanto: sensazione di plastica, di finto, encefalogramma piatto, nessuna reazione emotiva a sentire sta roba. Più o meno quanto mi capita con i recenti Arch Enemy, ai quali però riconosco un ambo di capolavori ad inizio carriera.
        Per gli Akhlys il discorso è più complicato. Leggo ogni articolo di questo blog, anche quelli afferenti a generi che proprio non mi garbano (vedi stoner, psichedelia, ecc.) e quando incontro recensioni ben scritte ed appassionate come la tua mi viene regolarmente il dubbio del “mi sto perdendo qualcosa”, nonostante ormai conosca i miei gusti. Con gruppi come Akhlys riconosco sicuramente la sincerità degli intenti, ma sono distanti anni luce da quello che cerco nel metal (ed è per certi versi il rovescio della medaglia delle Nervosa): la noia dell’hyperfast, il fastidio della produzione, le mai troppo bestemmiate dissonanze, la perpetua volontà del distaccarsi dalla forma canzone… a volte faccio fatica a trovare in musica del genere il filo evolutivo che ancora le lega all’heavy metal. Non è che ce l’ho con gli Akhlys, ma anche l’altro parametro che tiri in ballo (Deathspell Omega, e in generale tutto questo modo di intendere il black) mi è sempre stato ostico.
        Ho tirato in ballo -per concludere- gli Asphyx perchè quel modo di fare musica riesce ancora a prendermi bene, vedilo come un paradigma di un tipo di musica che continua a piacermi da oltre 25 anni.

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