Avere vent’anni: DARK LUNACY – Devoid

Gabriele Traversa: Questo primo disco dei Dark Lunacy mi sconvolse abbastanza l’esistenza. Growl, cori russi, riff thrash/death, atmosfere goticone, tutto insieme, com’era possibile? I parmensi si sono definiti da un certo punto in poi dramatic death metal, e credo non esista definizione migliore per la loro proposta. A quindici anni mi esercitavo con il growl in camera mia, così, per puro diletto, senza neanche un microfonino da battaglia (sai, quando sei giovane le fai ‘ste cazzate): tra le prime canzoni che scelsi di provare a cantare ricordo benissimo che c’era Stalingrad, seconda traccia di Devoid; una delle migliori in assoluto del gruppo capitanato dal soviet capo Mike Lunacy. Ovviamente dopo la prima strofa ho rischiato di morire, ma questa è un’altra storia.

Già dalla prima traccia, Dolls, l’atmosfera si fa magica e rarefatta; in un momento sei lì, in un romanzo di Bulgakov, per le vie di Mosca, con la Pravda sotto braccio, ma ci sei per davvero. Poi entra un riffone ciccione e dici “Bada!”, poi il growl di Mike e ti chiedi cosa ci facciano i Morbid Angel in un romanzo di Bulgakov, ma va bene, è fichissima sta cosa, assurda e fichissima contemporaneamente. Hanno avuto coraggio e gli è andata bene. Disco consigliatissimo non solo agli amanti de Il Maestro e Margherita, ma anche ai semplici curiosi e amanti delle sperimentazioni (non necessariamente metallari, attenzione!). Se siete invece degli integralisti o dei talebani del death, andatevi a sentire Altars of Madness per l’ennesima volta e non rompete il cazzo.

Edoardo Giardina: Scoprii i Dark Lunacy da ragazzino, quando cominciai ad esplorare autonomamente l’universo del metal perché non mi accontentavo più solo delle canzoni di Pantera e Black Label Society che mi passava mio cugino su una pennetta USB. Non ricordo precisamente cosa ascoltai che mi fece dire “wow, che figo sto gothic metal!” e mi spinse a cercare altro – considerando l’età che avevo è molto probabile che fossero i Within Temptation o qualche gruppo simile. Iniziai a cercare allora su internet, tra forum e altri spazi virtuali ameni, altri gruppi gothic metal da ascoltare e divorare; e fu così che arrivai ai nostri parmensi.

Superfluo dire che di gothic metal, esclusa una certa estetica da decadenza romantica, i Dark Lunacy hanno poco. Forse possiamo metterci dentro anche l’uso estensivo di archi, almeno in questo Devoid, ma per il resto ne rifiutano tutti gli stereotipi in cui invece sguazzano i gruppi più canonici. Infatti le loro sonorità si rifanno chiaramente al death metal melodico scandinavo. L’accostamento di queste due matrici alla loro fascinazione per la Madre Russia riesce a rendere il mix abbastanza originale da risaltare e non passare inosservato. I loro album che preferisco sono quelli dove la fascinazione diventa vera e propria fissazione, sfociando in concept sull’assedio di Leningrado e sulla Grande Guerra Patriottica, e non mi aspettavo che, riascoltandolo dopo tanto tempo, ci avrei ancora trovato qualcosa in questo disco. Mi ha sorpreso invece riuscire ad ascoltare Devoid e i suoi pezzi migliori (Forlorn e Varen’ka su tutti) ancora con molto piacere. È un vero peccato che i Dark Lunacy col tempo non siano riusciti a mantenere una qualità costante e che, per tutta la loro carriera, abbiano sostanzialmente viaggiato alla cadenza di un ottimo album alternato a un mezzo passo falso. Si può quantomeno affermare che avessero iniziato col piede giusto.

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