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Avere vent’anni: BLACK LABEL SOCIETY – Sonic Brew

22 maggio 2019

Quando ero un giovane novizio dell’alcolismo, e non il guerriero che sono oggi, c’era un posto a Cagliari che adoravo. Era una taverna gestita da un ex paracadutista tedesco che si era trasferito da anni in Sardegna, perché gli piaceva, giustamente. Questo signore di mezza età aveva arredato il posto come una vera e propria bettola, che, nonostante le frasi di Goethe sui muri, era quello che era, e cioè un cesso di bettola, appunto. Però noi giovani sbarbati dal fegato vergine la adoravamo, e nella stagione post-scolastica cercavamo di andarci il più possibile, anche perché era alla portata dei pochi soldi che avevamo in tasca e il nostro consumo era sì grande per la nostra età e il nostro fisico, ma nulla di assolutamente paragonabile ai galloni che iniziai ad ingurgitare invecchiando, e che infatti mi portarono all’acquisto forzato della lattina da tossico da 8.5 gradi comprata al discount e bevuta in pubblica piazza durante gli anni universitari.

Una volta in particolare era estate, e Sonic Brew era uscito tipo il mese prima del tempo in cui è ambientata questa parabola. Ero davvero (e sono ancora) in fissa con quello che ritengo sempre il miglior disco di Zakk Wylde fuori dagli Ozzy Osbourne, ovvero Pride & Glory del 1994. Ci stavo davvero in fissa con quelle cazzo di Les Paul psichedeliche a cerchi concentrici e quel suono ammuffito che odorava di tabacco da masticare e sputacchiere, tanto che questo progetto estemporaneo fu per me, metallaro incallito, il portale d’ingresso ai Lynyrd Skynyrd prima ed al country dopo.

Ma tornando a noi, non era certo inusuale vederci rotolare tra l’immondizia fuori dal locale dopo o durante una serata particolarmente riuscita, o mingere le porte d’ingresso di onesti cittadini nel cuore della notte con litri di piscio che era praticamente tutta birra e poco piscio, viste le quantità ingerite (ricordo ancora la voce del titolare dell’esercizio ripeterci, con marcatissimo accento: “Preco non pisciare porrtttone“). Era comunque preferibile all’andare nel cesso di quella bettola, che era semplicemente il cesso più cesso della storia dei cessi tutti. L’intero locale era poi infestato da blatte di dimensioni bibliche, tanto che a volte si ordinava una mezza in più e la si lasciava a capotavola, dove non sedeva nessuno, nel caso a qualcuna di quelle creature del Signore venisse sete.

Una serata in particolare fu degna di nota, perché tutti i partecipanti avevano intenzioni davvero bellicose, che al periodo equivaleva più o meno a dire: “Ci vediamo là, vengo a piedi, e prenoto l’ambulanza per il ritorno a casa”. Beata spensierata gioventù.

La finimmo a rotolare tra il fango e la polvere e i detriti nella strada all’uscita del locale, tanto che la cameriera di turno, lasciando il locale a notte fonda ci apostrofò con un ironico “cin cin”, alla visione di tale sfacelo e degrado umano.

Uno degli ultimi miei ricordi della nottata fu un amico che si sedette affianco a me in mezzo alla strada e, molto educatamente e con voce un po’ nasale chiese: Posso vomitare?. Al mio assenso rilasciò un barile di vomito sull’asfalto, il cui odore non aiutò certamente la mia, già disperata, situazione. Ma questo fu nulla in confronto allo sforzo sovrumano compiuto da due altri amici, che dovettero trascinarmi DI FORZA per circa due-tre chilometri al rifugio più vicino, ovvero casa di un altro amico, in cui ovviamente passai una notte senza sogni, risvegliandomi il giorno dopo sul divano coi capelli (allora ancora presenti e lunghissimi) impiastricciati di vomito (di chi, non fu dato saperlo) e con due gatti sulla pancia che mi guardavano come a dire E TU CHI CAZZO SARESTI?

Quale fu, a quel punto, la prima cosa che feci? Tirai fuori dalla mia giacchetta una copia appena comprata di Sonic Brew e la misi su subito sul lettore che c’era nella stanza, e quel suono da attacco-diretto-Gibson-Marshall-senza-pedaliera-ed-effetti-di-mezzo mi investì come un potente rutto che sa di Jack Daniels.

Se avete mai sentito il detto anglo-americano hair of the dog that bit you allora saprete quale fu la mia azione successiva: senza manco una crostatina Mulino Bianco o un Kinder Brioss in corpo, sorseggiai un buon bicchierino di Black Label, appunto, versandomelo nella prima cosa che trovai a portata di mano, ovvero il tappo stesso della bottiglia trovata sul comò.

Più tardi avevo promesso di accompagnare un altro amico ad iscriversi ad una scuola di recupero anni, perché aveva avuto qualche incidente di percorso e giustamente voleva mettersi in pari. Mentre lui stava là che parlava con un tizio dell’ufficio iscrizioni, io gli stavo seduto affianco, bianco come un cencio, una bomba ad orologeria, che infatti esplose in un torrente di vomito proprio sul posto, cosa di cui ebbi a vergognarmi un po’ nei giorni successivi. Ma anche sticazzi. L’amico capì, abbozzò, e mi portò una pasta dal bar vicino. Poi andammo nel vicino negozio di dischi, dove lui comprò un’altra nuova uscita, ovvero quella cagata sciolta di Hatebreeder degli inutilissimi Children of Bodom. Ma è inutile dire che quello che risuonava nella mia testa ormai da un po’ era il mostruoso riff di Bored to Tears.

Un vero peccato che quando comprai il successive Stronger Than Death mi resi conto che la magia della spontaneità era ormai persa e i suoni si andavano plastificando sempre di più, tanto da spingermi a venderlo pochi mesi dopo e non tornare mai più sui BLS manco per sbaglio.

Benvenuto negli anni 2000. (Piero Tola)

3 commenti leave one →
  1. Bacc0 permalink
    22 maggio 2019 20:00

    Minchia che disco, non so scegliere tra questo e pride and glory ma sicuramente sonic brew è una delle cose più selvagge che mi sia capitato di ascoltare. Anche a me il successivo stronger sarà una bella delusione, poi qualcosina di decente hanno azzeccato (in mezzo a porcherie come 1919 eternal) ma mai più a questi livelli. Tra l’altro sta per uscire una nuova versione remixata, rimasterizzata sa il cazzo, che ovviamente non vorrò sentire mai neppure da lontano. Dovevate mettere pero6la copertina originale, con la boccia di Johnny walker

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  2. Cattivone permalink
    23 maggio 2019 07:01

    Il video non lo avevo mai visto, e a giudicare dalle immagini credo che quando hanno deciso come girarlo fossero messi come te e i tuoi amici.

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  3. blackwolf permalink
    30 maggio 2019 12:12

    Cazzo quest’album è una fottuta granata che ti esplode in faccia. Roba che parte e cominci a sentire il bisogno di comprarti una Harley o direttamente diventare un Hell’s Angel o roba del genere e girare in moto con un fucile a pompa in mano. Voglia di ficcare la testa nella figa di una e sbattertela tenendola sollevata da sotto le cosce contro un muro fino a farla diventare ritardata. Voglia di prendere la gente per le orecchie, abbassarle la testa e decapitarla a ginocchiate. Voglia di ribellione, libertà, atmosfera da scelte sbagliate e state tranquilli perché a discapito di tutto ne arriveranno altre, tormento e una pace che fatica ad arrivare e quando lo fa è flebile e pronta ad estinguersi in un sospiro. Che cazzo di album. Per il resto, le vostre recensioni a base di vita vissuta sono sempre perfette. Pace, fratelli.

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