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Abbandono di genitori anziani: DARK LUNACY – The Rain After the Snow

5 dicembre 2016

1478778127_front-300x300Personalmente mi è sempre piaciuto pensare ai Dark Lunacy un po’ come ai Ricchi e poveri del metal italiano, se non altro per i tour e il grande successo che riscuotono in Russia. Considerati i concept album storici sulla Grande guerra patriottica, non ci si dovrebbe meravigliare affatto. Ciò che invece dovrebbe meravigliare è il successo forse ancora più grande che il gruppo di Parma ha raggiunto in Messico, tanto da permettergli di registrare un DVD live nella capitale.

Madre Russia e antica Tenochtitlan a parte, gli emiliani hanno avuto ancora una volta problemi a livello di formazione e si sono visti costretti a sostituire metà dei componenti. Ciononostante sono riusciti a dare alla luce un nuovo album in tempi relativamente brevi. The Rain After the Snow si contraddistingue per un parziale ritorno alle influenze gotiche dell’esordio, quando gli archi avevano un peso maggiore nella sonorità del gruppo. Vengono inoltre abbandonati gli epici cori dell’Armata rossa presenti in The Day of Victory per fare spazio ad un immaginario più malinconico e lirico. L’unica vera novità possono essere considerate le sfuriate dal sapore death (meno melodico rispetto al passato) che compaiono qua e là, accompagnate dagli immancabili blast beat. Questi ultimi elementi talvolta risultano decisamente fuori contesto: in Precious Things, per esempio, compare un’accelerazione isolata alla fine di una canzone la quale era stata precedentemente caratterizzata da tempi lenti e cadenzati e sembrava essersi conclusa con una melodia di pianoforte. E queste incursioni death sono probabilmente dovute al fatto che è stato composto e prodotto interamente da Jacopo Rossi, unico componente che continua a fare compagnia all’onnipresente Mike dopo le ultime purghe sovietiche. Il bassista del nuovo corso degli italiani Antropofagus è un gran musicista, aveva fatto un ottimo lavoro su The Day of Victory e fortunatamente non si è smentito. Tuttavia sembra che, con tutti i cambi di formazione, si sia perso il know how che permise al gruppo di produrre due album decisamente più equilibrati ad inizio carriera e di evitare guazzabugli in stile The Rain After the Snow (la traccia).

Il problema dei Dark Lunacy è che sono riusciti a dare il meglio con The Diarist, concept album sull’assedio della fu Leningrado, e con il già citato The Day of Victory. Nonostante questa sembri essere la formula vincente dei parmensi, è allo stesso modo comprensibile il loro desiderio di liberarsi da uno stereotipo che potrebbe stargli stretto in futuro. Però, per favore, non abbandonate Madre Russia: ci sono gruppi che hanno basato un’intera discografia sul Signore degli anelli… E ci sono tanti altri assedi di cui parlare! (Edoardo Giardina)

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