THE CIRCLE OF THE LOST LOVERS

In fondo io sono una persona semplice e romantica. Non c’è bisogno di chissà che per emozionarmi e farmi battere forte il cuoricino: un tramonto sul mare, uno yorkshire che si stiracchia, gli spaghetti con le vongole, il black metal greco. Potrete quindi immaginare come i miei occhi siano diventati umidi e gonfi quando ho saputo dell’uscita dell’EP di debutto degli Yoth Iria, leggendo contestualmente i personaggi coinvolti. Jim Mutilator e Magus Wampyr Daoloth. Due nomi che ripeto mentalmente a me stesso quando le cose vanno male, per convincermi che il mondo non può essere poi totalmente una merda: del resto, esistono Jim Mutilator e Magus Wampyr Daoloth, quindi che ne sai, magari la vita ti sorprende. La vita è proprio come diceva quel fan di Igorrr: una scatola di cioccolatini, non sai mai che ti capita. Ed infatti un bel giorno, mentre scorrevo distrattamente la bacheca di Facebook, mi sono trovato davanti un post sponsorizzato. Per tutti i fan dei Rotting Christ! Questo è il nuovo gruppo di Jim Mutilator e Magus Wampyr Daoloth! Porca puttana. Giornata svoltata, e pure quella dopo, e quella dopo ancora. Non so chi sia il social media manager della Repulsive Echo Records, ma dovrebbe ricevere il premio Oscar galattico della targetizzazione.

Vorrei dire che non aspettavo altro, ma in realtà neanche ci speravo. Jim Mutilator era letteralmente sparito dalla circolazione dai tempi di Triarchy of the Lost Lovers, quindi venticinque anni fa: era uscito dall’oblio solo in occasione della biografia dei Rotting Christ, in cui era stato intervistato insieme agli altri. Pare che nel 1996 lui fosse ritornato al paesello sulle montagne in cui lui e i fratelli Tolis sono nati e cresciuti e si sia messo a lavorare lì crescendo i suoi figli avuti poco più che maggiorenne. “Sakis”, gli chiedeva il biografo, “ma che fine ha fatto Jim Mutilator?”; “Boh”, rispondeva quello, “un paio di volte l’ho beccato lì al paesello, non ho idea di che lavoro faccia ma gira con delle belle macchine”. La biografia dei Rotting Christ peraltro è bellissima, consiglio a tutti; non l’ho recensita solo perché oltre ad essere semplice e romantico sono anche molto pigro. Ma se la comprate dal sito ufficiale vi danno anche una serie di simpatici gadget tra cui un irrinunciabile apribottiglie dei Rotting Christ, con cui ho peraltro aperto la Peroni che sto bevendo in questo momento.

Ve lo giuro: il giorno prima di leggere quell’annuncio stavo parlando a Ciccio di questi due personaggi, che sono un nostro argomento di conversazione abituale sin dai tempi dell’università. Ciccio era convinto che la Unisound Records, l’etichetta che per un’assurda congiunzione astrale aveva fatto uscire Non Serviam, fosse di Magus Wampyr Daoloth, e l’aveva anche scritto in una recensione. “L’avevo letto vent’anni fa su [rivista metal famosa per scrivere sempre un sacco di fregnacce e che qui non nomineremo]”, si è giustificato. “Mannaggia, ne sono rimasto convinto fino ad adesso, li mortacci di [rivista metal famosa per scrivere sempre un sacco di fregnacce e che qui non nomineremo]. A quel punto mi sono proposto di prestargli la biografia dei Rotting Christ per colmare queste sue credenze errate e lui ha detto che se la vuole comprare, perché è sempre giusto sostenere il black metal greco. È un bravo ragazzo, Ciccio.

Il nuovo gruppo di Jim Mutilator e Magus Wampyr Daoloth si chiama Yoth Iria e il loro EP di debutto è nomato Under His Sway. Sono due tracce originali e una cover dei Rotting Christ, per la precisione Visions of the Dead Lover, che i più conoscono come bonus track di Thy Mighty Contract. Non so che dire dei due pezzi originali se non che davvero mi hanno emozionato e fatto battere forte il cuoricino come quando esco al casello di Caianello (CE) e vado al caseificio “La Pagliara” per mangiare i bocconcini di bufala ancora caldi, e piango e vedo la Madonna. A rifletterci freddamente quest’EP non è neanche così tanto spettacolare, ma quel cazzo di riff greco che apre la traccia eponima, e poi i cori in sottofondo, e i break marziali, e sentire quel basso e pensare che a suonarlo è proprio Jim Mutilator, non ce la faccio, troppi ricordi. Ma che cazzo ne sa la gente normale. Nella seconda Sid Ed Djinn poi c’è un blastbeat con IL TEMPO DI BATTERIA DEI ROTTING CHRIST e Magus Wampyr Daoloth che urla, e poi i riff stoppati, e le atmosfere mediterranee, la chitarra solista che sotto se ne parte malinconica, ragazzi, amici, fratelli, forse è addirittura meglio della mozzarella di bufala. Quando uscirà il disco me ne andrò di sicuro sotto a un treno, e il bello è che difficilmente sarà una delusione, perché questi basta che suonino e compongano col pilota automatico per tre quarti d’ora e io mi metto a piangere davvero. Spero che esca presto, ché qua sono due mesi che non esco di casa e Caianello è lontana, quindi datemi almeno il black metal greco, che cazzo.

Rileggendo il pezzo mi sono reso conto che non l’ho spiegato: Jim Mutilator è il fondatore dei Rotting Christ insieme ai fratelli Tolis. Prima di sparire ha suonato e composto fino a Triarchy of the Lost Lovers, trovando anche il tempo di suonare e comporre coi Varathron fino a Her Majesty at the Swamp, una roba da nulla proprio. Magus Wampyr Daoloth è una specie di deus ex machina della scena greca che, tra i tantissimi gruppi in cui è stato coinvolto, ha suonato coi Rotting Christ da Passage to Arcturo fino a Non Serviam e poi ha creato i Thou Art Lord con Sakis, oltre ovviamente alla sua creatura personale, i Necromantia. Inoltre negli Yoth Iria sia alla produzione che alla chitarra c’è George Emmanuel (chitarrista dei Rotting Christ per un paio di dischi e ora nei Lucifer’s Child) e poi alla batteria c’è Maelstrom, una specie di Hellhammer greco che ha suonato con chiunque. Ragazzi, se non sapete di cosa sto parlando fidatevi di me e fatevi un recuperone, che vi state perdendo qualcosa. Apollo benedica la Grecia. (barg)

6 commenti

  • Ma la biografia in che lingua si trova?

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  • Me la hanno regalata per il compleanno l’anno passato. Molto carina. Fantastica la scena dei due che si appartano per spiegarsi durante l’intervista e il retroscena della dipendenza dal gioco…

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  • “…è sempre giusto sostenere il black metal greco”

    In quell’epoca libera e selvaggia in cui Black Metal voleva dire gruppi come Venom, Bathory, Celtic Frost, Sarcófago, Vulcano e qualche altro (Mercyful Fate, per esempio), ad un certo punto arrivarono i GRECI. I greci hanno inventato cose meravigliose e hanno precorso di molto i tempi, tanto che si faceva fatica a capirli, a volte.
    Erano molto stimati e presenti a livello underground e giravano i loro demo, che per molti hanno rappresentato l’inizio del nuovo black metal, o la “seconda ondata” se preferite, e fu prima che i norvegesi si accaparrassero di questo nome.

    Non Serviam.

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  • Elfo Cattivone

    Questa recensione mi ha fatto tornar la voglia di black ellenico, adesso vado ad ascoltarmi gli Elysian Fields.
    MORTE AL MES
    VIVA LA GRECIA!

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