A Christmas Ca(p)rol

Ferruccio Caproni era una brava persona, una persona ordinaria, come tante: single, un lavoro onesto, la casa arredata IKEA, la tessera dell’autobus e l’abbonamento a SKY. Aveva solo un difetto: non ascoltava metal, non l’aveva proprio mai sentito.

Il giorno della vigilia di Natale, Ferruccio Caproni, di ritorno da lavoro, gironzolava con andatura media per le strade mediamente innevate della sua media cittadina, quando si ritrovò davanti alla vetrina di un negozio di dischi, specializzato in musica rock ed heavy metal. Il negoziante, un capellone secco e con le occhiaie, stava sistemando, in una teca luccicante, le ultime uscite di Marduk, Cannibal Corpse e Thyrfing.  

Gli sguardi di Ferruccio Caproni e del negoziante capelluto per un istante si incrociarono. Il negoziante capelluto sorrideva (cosa che non gli capitava spesso, essendo un metallaro) e indicava i dischi nella teca come a dire “Hai visto sì, che robetta che m’è arrivata? So che vuoi comprarli tutti e tre, come ti capisco!”, ma Caproni, deludendoci un po’ tutti, non mostrava il minimo interesse: il suo sguardo era vuoto, spento, indifferente. E con altrettanta indifferenza girò i tacchi e proseguì nella sua passeggiata a passo mediamente sostenuto verso il corso principale, mediamente innevato.  

Caproni giunse a casa che il sole era tramontato da un pezzo; cenò con un tozzo di pane e un pezzo di torrone, e, come faceva di consueto prima di andare a dormire, si stese sul divanetto in salotto, davanti ad un documentario su Angela Merkel che passavano su SKY, bevendo una tisana al limone.

Ad un certo punto, un rumore di passi pesanti fuori dalla porta di casa, un rintocco di campane provenienti da chissà dove, e l’ombra fluttuante di un uomo che si materializzava, improvvisamente, dietro il divanetto.

Ferruccio schizzò in aria, facendo volare la tisana dappertutto: era il negoziante metallaro incrociato quel pomeriggio, ma sotto forma di fantasma, con la mandibola penzoloni e gli occhi bianchi, spaventosi!

Ti ricordi di me?” – sussurrò lo spettro con voce sepolcrale – “quando oggi pomeriggio la tua espressione vuota e indifferente si è posata sui dischi che, con tanto amore, stavo riponendo nella teca, mi è venuta una fitta al cuore, e sono morto! Capisci, morto! Per colpa tua… miserabile!”.

Ferruccio era avvinghiato al bracciolo del divanetto: avrebbe voluto urlare, ma non usciva neanche un fiato.

Comunque…” – proseguì lo spettro – “… ormai non posso farci più niente. Morto sono e morto rimango. Ma tu, se non vuoi che il mio spirito ti tormenti per il resto della vita, dovrai fare ciò che ti dico: stanotte riceverai la visita di tre spiriti, che ti porteranno nei loro mondi per un po’. Tu non dovrai far altro che seguirli ed ascoltarli. Adesso io vado via, nell’aldilà c’è il concerto di Lemmy!

E così dicendo, il fantasma del negoziante scomparve nel nulla.

Ferruccio tremava dalla testa ai piedi, ma col passare dei minuti cercò di convincersi che si fosse trattato solamente di autosuggestione, oppure qualcosa di allucinogeno nella tisana… Sì, del resto quello che gliela vendeva era un mezzo fricchettone.

Stava per infilarsi sotto le coperte, con la ritrovata calma, quando la portafinestra della sua camera si aprì sbattendo: sulla soglia c’era uno spettro con i capelli corti a spazzola, una magliettina aderente e dei polsini neri da tennista.

Ferruccio trasalì: “Oddio, e tu ora chi sei?

Come chi sono?” – disse il fantasma, preso in contropiede – “sono il fantasma del metalcore! Ehm, sì, certo… Doveva venire quello del viking, sì… Ma stava ubriaco, ha fatto il botto con la nave, e quindi all’ultimo l’ho sostituito io. Comunque: vieni con me!

Il fantasma del metalcore afferrò Ferruccio per un braccio, e in un baleno non erano più in camera da letto ma in uno stanzone, chissà dove, pieno di smanicati alle pareti… Con una musica pestona (ma assolutamente discutibile) che rimbalzava da parte a parte.

Ferruccio ascoltava, tra lo spaventato e l’incuriosito.

Chi sono?” – chiese rivolgendosi al fantasma.

All Shall Perish!” – rispose quest’ultimo – “e questa è casa mia…  Ma tu ora ascolta, non far domande!

Terminata l’intera discografia degli All Shall Perish, il fantasma toccò nuovamente il braccio di Ferruccio, e si ritrovarono ambedue nella camera da letto di prima.  Il fantasma del metalcore salutò Ferruccio e, promettendogli la venuta di un altro spirito, scomparve.

Ferruccio, ancora un po’ rincoglionito dagli All Shall Perish, stava per rinfilarsi sotto le coperte quando una mano gli bussò sulla spalla: era un fantasma brutto, tozzo, puzzolente, con una matassa di capelli calati sul viso e i pantaloni militari.

Oddio, ma me lasciate dormì!” – disse Ferruccio, che aveva inspiegabilmente cominciato a parlare romano.

No che non ti lascio dormire!” – rispose il fantasma – “devi prima venire con me!

Il fantasma prese Ferruccio per la collottola, e, in un batter di ciglia, si ritrovarono in un mattatoio, con sangue e grembiuli insanguinati dappertutto… E i Cannibal Corpse a volumi folli nelle casse.

Come puoi immaginare, io sono il fantasma del death metal… Ti piace la musica?

Ferruccio era leggermente agitato: “Ehm, s-sì, sì, non… Non male! Un tantino fracassona, ma grande, grande grinta e…

Vabbè basta, non ti ho chiesto la storia della tua vita!” – tagliò corto il fantasma.

Terminata la discografia dei Cannibal, i due tornarono nella stanza da letto di Ferruccio, e il fantasma scomparve.  

Ahhh finalmente posso metteme sotto le pezze! C’ho ‘n sonno…” – disse Ferruccio. Ma mentre si stendeva al calduccio delle sue coperte, notò che, sul soffitto, aggrappato come un ragno, c’era un altro fantasma; nero come la pece, coi denti marci e il naso adunco… faceva davvero paura!

Sono il fantasma del black metal!” – disse lo spettro – “e adesso tu mi seguirai all’inferno! Muahaha!”

Ferruccio lanciò un urlo che neanche la vicina (la Sora Begonia) quando si era affettata l’anulare col coltellone del pane: il fantasma si lasciò cadere dal soffitto, atterrò sullo sterno del povero Ferruccio e insieme scomparvero.

Si materializzarono nella sala di un antico castello, pieno di fiamme, coi dannati, nudi e legati insieme da catene arrugginite, che urlavano, scorreggiavano e bestemmiavano e “Dracul Va Domni Din Nou in Transilvania” dei Marduk che spaccava i timpani.

Ferruccio, impaurito come non mai, stette ad ascoltare quel pezzo in loop per ore ed ore, rannicchiato in un angolo della sala, mentre il fantasma frustava i dannati urlandogli la formazione dell’Inter di Tardelli.

Poi, dopo l’ennesimo ascolto, il fantasma si ruppe le palle di frustare: prese Ferruccio per un braccio, lo trascinò fino alla torre più alta del castello e lo gettò nel vuoto.

Ferruccio cadeva e urlava, urlava e cadeva… Ma invece di sfracellarsi al suolo, piombò dritto nel suo letto, nella sua stanza, e no, non c’era più nessun fantasma ad aspettarlo.

EPILOGO

Ferruccio Caproni si svegliò la mattina dopo confuso, ancora un po’ spaventato, e con la testa rintronata. Ma qualcosa dentro di lui era cambiato… Ora il metal l’aveva ascoltato, e gli piaceva, eccome se gli piaceva!

Afferrò la cornetta del telefono, si licenziò da lavoro, scese le scale del palazzo senza togliersi nemmeno il pigiama e, una volta in strada, si mise a fare le corna a tutti i passanti.

Era felice, felice come non lo era mai stato prima.

Poi, per caso, incrociò un gruppetto di metallari di mezz’età (vecchia scuola, con le barbone, il giubbotto di pelle e gli occhiali da sole) che si scolavano una birra seduti sulle loro motociclette.

Ferruccio gli corse incontro, urlando tutto contento: “Ehi, ragazzi, Buon Natale! Vi piacciono gli All Shall Perish!?

Come è finita? Beh, diciamo che Ferruccio dovette devolvere interamente la sua liquidazione all’ortopedico dell’ospedale dietro casa sua.

p.s. auguri a tutti!

(Gabriele Traversa)

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