I dischi del 2019 di Metal Skunk

Liste individuali (che pubblicheremo domani) alla mano, è il momento di stilare la classifica dei dischi più amati del 2019 dagli orribili soggetti che compongono lo staff di Metal Skunk. La cosa più confortante è che, accanto a due vecchie glorie del doom, uscitesene con due indiscutibili disconi, prevalgono nomi relativamente giovani. Come vedrete dalle playlist dei singoli redattori, è stato un anno che ha visto la maggior parte di noi tornare a scavare tra le nuove band con rinnovato impeto. C’entra la crisi – o l’ormai fisiologico pensionamento – di tante vecchie glorie? C’entra l’algoritmo di Spotify? C’entra il tentativo di tener testa al Belardi, sennò escono solo sue recensioni di gruppi techno-thrash centroamericani? Ci piace pensare che, più semplicemente, siano usciti molti più bei dischi. La dispersione di voti è stata infatti maggiore dell’anno scorso, sebbene i primi due album sul podio si siano imposti sugli inseguitori con un vantaggio schiacciante. (Ciccio Russo)

PRIMO POSTO

The Course of Empire è uno sguardo lucido e appassionato sulla nostra essenza ancestrale e sui modi in cui ha declinato sé stessa nel corso dei millenni. È la storia dell’uomo europide che sorge dalle colline magiche della Mesopotamia e inizia il suo cammino verso Ovest, portando con sé un’eredità spirituale che continuerà a impregnarne lo spirito anche nel momento in cui, ebbro di decadenza e pulsione di morte, la rinnegherà col piglio sardonico caratteristico delle epoche di declino. Stiamo morendo, neanche più tanto lentamente, e non c’è modo di mutare il nostro destino a meno di non riprendere coscienza di ciò che siamo: è questo l’unico messaggio concreto che gli ATLANTEAN KODEX hanno la missione di trasmettere”. (Roberto Bargone)

SECONDO POSTO

“I riff sono mostruosi. Saint Vitus è come tornare a casa dopo una merdosissima giornata di lavoro e stapparsi una birra, poi due, poi tre, eccetera. Un disco diverso dal precedente, come possono essere quelli con Wino rispetto a quelli con Reagers, in cui il cantato fa davvero la differenza in termini di stile ed espressività, e che crescerà di sicuro ad ogni ascolto fino a diventare un altro possibile classico della discografia dei SAINT VITUS“. (Piero Tola)

TERZO POSTO (EX AEQUO)

Панихида non lascia dubbi su chi fosse la mente dei BATUSHKA. Krysiuk potrà anche avere dalla sua più mezzi economici e un contratto con Metal Blade, ma Drabikowski di contro sgancia queste otto bombe una più bella dell’altra, caratterizzate da un’atmosfera lugubre e solenne che si respira a pieni polmoni dall’inizio alla fine del disco”. (Piero Tola)

 

The Door To Doom non è affatto lo stereotipo di album che ci aspetteremmo da vecchi(ssim)e glorie del metal, ovvero un disco onanistico, autocelebrativo e pieno di citazioni più o meno esplicite di vecchi pezzi famosi. Tutt’altro: i CANDLEMASS hanno superato le aspettative e sono tornati con un lavoro fresco ed ispirato, che entra da subito a gamba tesa nella top 10 di fine anno”. (Edoardo Giardina)

 

Age Of Excuse riprende in tutto e per tutto le atmosfere sinistre del predecessore, ma accentuando ulteriormente il fattore melodico e le parti cadenzate, come se avesse voluto essere un po’ più arioso e meno claustrofobico. I MGLA non possono portare indietro le lancette del tempo, ma possono limitarsi a creare del black metal che sappia emozionare e ti faccia venire voglia di riascoltarlo in continuazione. E lo sanno fare dannatamente bene”. (Michele Romani)

 

ALTRA ROBA CHE CI È GARBATA

“Se il debutto dei FVNERAL FVKK non è il disco doom del 2019, poco ci manca. Tutto è calibrato in modo perfetto e non c’è un momento morto. L’ispirazione è altissima, il potenziale enorme (speriamo non lo brucino) e la maturità impressionante per un gruppo che, prima di questo Carnal Confessions, aveva pubblicato appena un ep di tre tracce”. (Ciccio Russo)

 

“Pochi, veramente pochi, sono quei gruppi che ti segnano per sempre dal primo istante. I WHISKEY RITUAL sono indubbiamente tra questi. Dal mitologico esordio In Goat We Trust a questo Black Metal Ultras: il segno addosso diventa marchio a fuoco, e cazzo se brucia. I Whiskey Ritual sono attitudine allo stato puro, sono una cosa che non si può spiegare, come l’assioma in base al quale i Motorhead sono il miglior gruppo di tutti i tempi”. (Charles)

L’ITALIA MIGLIORE

Moth’s Illusion, se non sarà disco dell’anno, si piazza comunque da quelle parti lì. Gli ENISUM non fanno storia a sé, fanno genere a sé semmai, e sono ben inseriti in una scena nazionale che, prendiamone atto, sta crescendo in modo uniforme e coerente come fosse un corpo unico”. (Charles)

 

“Era ora che qualcuno riuscisse in modo compiuto e ragionato a trasporre in musica il patrimonio unico di miti, leggende e storia di Sannio e Irpinia. Da lì, da quei luoghi, dove tutto nasce e inizia, viene fuori un album spettacolare: Tenebra de LA JANARA“. (Charles)

 

Void Cult Rising si inserisce perfettamente nel solco delle altre uscite dei NAGA e gioca su atmosfere leggermente più rarefatte, dove si inseriscono più spesso parti acustiche. Anche questo è sicuramente uno dei migliori album del 2019″. (Edoardo Giardina)

 

CIOFECA DELL’ANNO

“In Legacy Of The Dark Lands dei BLIND GUARDIAN, tranne il logo in copertina, non c’è traccia. Non è un disco dei Blind Guardian, e se lo ascoltaste per bene vi rendereste conto che non è nemmeno un disco in senso lato, è un pastrocchio con l’orchestra alla cazzo di cane senza capo né coda”. (Cesare Carrozzi)

CONCERTO DELL’ANNO

MANOWAR @Longyearbyen, isole Svalbard, 16/04/2019

“Un giorno Joey DeMaio pubblica un video che vede la sua possente figura stagliarsi di fronte a un cartello con un orso polare. Dice che suoneranno per la prima volta a Longyearbyen, nelle isole Svalbard. Ma dove sta Longyearbyen? Al settantottesimo parallelo, molto oltre il Circolo Polare Artico, sull’isola Spitsbergen. Per darvi un’idea, la distanza da Oslo è la stessa che separa la capitale norvegese da Roma. L’insediamento umano più a Nord del mondo. Praticamente il Valhalla. Bisognava andarci per forza”. (Ciccio Russo)

GRUPPO DI SUPPORTO DELL’ANNO

“I LUCIFER’S CHILD sono rapidamente diventati il mio gruppo preferito del mese in corso. Sono greci e in certi momenti suonano esattamente come i Rotting Christ. E in effetti alla chitarra c’è proprio George Emmanuel, già al servizio dei fratelli Tolis, mentre al basso c’è un altro nome noto della scena, Stathis Ridis dei Nightfall. Coinvolgenti ed enfatici, prendono benissimo, grazie a un’ottima presenza scenica e a midtempo perfetti dal vivo” (Roberto Bargone).

Vi lasciamo con la playlist Spotify col meglio del 2019 secondo i tizi di Metal Skunk. Ricordatevi di seguire il nostro profilo Spotify, con la musica preferita dagli allevatori di capre delle Alpi Orobiche:

7 commenti

  • devo ancora fare un po di mente locale, ma a naso dico come disco dell’anno personale quello dei Duel. Uno stoner rock energico e cazzuto che ho ascoltato fino allo sfinimento. Altri dischi gagliardi che mi son garbati molto ci metto i nostrani Esogenesi, il cui death doom stile primissimi my dying bride, mi ha riportato indietro nel tempo, e i Mars Red Sky, un gran bel disco di stoner psichedelico. Dei dischi menzionati sopra, ho in linea di tiro i La Janara, di cui ho ascoltato giusto qualche traccia, ma lo devo approfondire. Invece, gli Atlantean Kodex ci ho dato un’unica ascoltata, e mi sono abbioccato letteralmente sul divano più o meno al terzo brano. Se riesco vedrò di recuperare qualcosa durante le vacanze natalizie, ma questi giorni ho Ophidian Wheel dei Septic FLesh incastrato nel cervello.

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  • Ok, qualcosa me lo sono perso. Ora, tra un cenone a l’altro, comincio il recuperone delle feste. Gli Atlantean non sono male, ma dopo un quarto d’ora che li ascolto ucciderei il cantante. Auguri a tutti!!!

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  • Interessante, non mi piace nulla dei gruppi citati.

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  • Ma che cavolo ci trovate tutti nell’ultimo saint vitus? Per me è una roba dozzinale,con pezzi scontatissimi, riff riciclati che non dicono nulla e assoli senza senso. Per non parlare di quel pezzo simil punk dove Reagers non manco come cantarci sopra. E poi lo sbattimento che ci hanno messo nel dare il titolo all’album o nell’artwork?.. . A me pare tutta una roba buttata lì in fretta e furia, giusto per avere un disco fuori. Se questo è il meglio del metal di oggi direi che siamo veramente al capolinea.

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  • salvo gli Atlantean sulla fiducia (ma lo devo ancora sentire, mea culpa), i whiskey ritual e i batushka. il resto non è proprio nelle mie corde.

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  • Kreesto il clown

    Hexed

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