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BATUSHKA OF FIRE: Батюшка – Панихида

1 giugno 2019

La Podlachia era una regione storica che tra il Medioevo ed il XIX secolo comprendeva due territori dell’attuale Polonia, ovvero parte dell’attuale Podlasie e di quella che oggi è il cuore nonchè la regione maggiormente estesa del paese: la Masovia. Appartenne prima al Granducato di Lituania e poi al Regno di Polonia, venendo in seguito spartita tra Regno di Prussia, gli Asburgo e lo Zar di Russia. Contro quest’ultimo, i patrioti locali, fedeli alla corona polacca, combatterono vendendo carissima la pelle, alimentando un’inimicizia tra due popoli che non si sarebbe mai placata. Proprio in questo antico territorio mi è capitato più volte di passare i fine settimana o i giorni festivi, quando assieme alla mia compagna, originaria di quelle parti, si va a trovare i parenti.

È una regione dalla bellezza selvaggia, dove ettari di terra coltivata da gente che suda nei campi spezzano qua e la’ la continuità di enormi foreste, fitte di betulle, pini e latifoglie, senza traccia alcuna di grossi insediamenti per chilometri e chilometri, e dove sopravvivono gli ultimi esemplari di bisonte europeo, specie sempre più a rischio, viste anche le scellerate politiche ambientali del pessimo governo in carica. A riprova di quanto detto, si potrebbe parafrasare lo humour tipicamente nerissimo della gente del posto quando si lamenta che qualcosa non funziona nell’amministrazione di quei piccoli centri abitati, definendo lo stesso luogo “un buco in mezzo alla foresta dove anche i tedeschi avevano capito che avrebbero potuto nascondere per sempre migliaia di persone”, con chiaro riferimento al sito dove fu edificato il campo di Treblinka, uno dei luoghi noti della regione.

Storicamente, questa vasta area è stata crocevia di etnie e religioni diverse, ortodossi ruteni, ucraini e bielorussi, cattolici ed ebrei. Di conseguenza l’influenza ortodossa è ancora percepibile in quello che è storicamente uno dei paesi più cattolici d’Europa, e che ancora vede esistere una comunità di circa mezzo milione di persone di quella confessione, localizzata soprattutto, come intuibile, verso il confine orientale della Polonia.

Questo sicuramente il milieu che ha portato Krzysztof Drabikowski e Bartłomiej Krysiuk a formare i Batushka originali in quel di Białystok, che, oltre ad essere la città più tamarra di Polonia, è anche il principale centro di quella che fu la regione storica di cui ho parlato in apertura.

Non voglio scendere nei dettagli dell’ormai notissimo e patetico litigio tra i due, che si e’ concluso con la grottesca situazione in cui ci troviamo oggi: da una parte i Batushka of Fire e dall’altra i Luca Turilli’s Batushka. Tra piagnistei sui social e rivendicazioni che manco il nipotino di 4 anni, non starò qua a sviscerare la questione, anche perché francamente non mi frega un cazzo. Lascerò parlare la musica, invece, visto che tra album e anticipazioni abbiamo un bell’assaggio del repertorio di entrambe le versioni della band. Ebbene, che dire? Mi pare non ci siano davvero dubbi su chi fosse il cervello dietro a Litourgiya, risalente ormai a quattro anni fa quasi. Gli elementi non sono tanti, ma abbiamo un pezzo di Krysiuk contro questo Панихида, in cui Drabikowski ha deciso di ampliare il discorso del rituale religioso, questa volta dedicando l’album al rito funebre ortodosso dell’Est, o panikhída, appunto.

Otto capitoli che dovrebbero svolgersi come il rituale di cui sopra e che non lasciano dubbi su chi fosse la mente del progetto. Krysiuk potrà anche avere dalla sua più mezzi economici ed un contratto con Metal Blade, ma Drabikowski di contro sgancia queste otto bombe una più bella dell’altra, caratterizzate da un’atmosfera lugubre e solenne che si respira a pieni polmoni dall’inizio alla fine del disco. Krysiuk cosa offre, in cambio? Per ora solo l’anticipazione Polunosznica, di cui c’è pure un video dove un prete che vive isolato nella steppa va a raccogliere la legna e si mangia un uovo sodo nella sua capanna, spicciando tutta una serie di faccende domestiche. Bellino. Ma gli manca quel quid. Quello che invece c’è ampiamente su Панихида.

Il resto si vedrà all’uscita di Hospodi a metà luglio. Ma dubito fortemente che vincerà i cuori di coloro che hanno apprezzato Litourgiya, il quale diede inizio ad uno dei progetti indubbiamente più interessanti degli ultimi vent’anni di black metal e che altrettanto indubbiamente continuerà ad esistere, spiritualmente, solo grazie all’autore di questo disco. (Piero Tola)

5 commenti leave one →
  1. vito permalink
    1 giugno 2019 15:42

    Ma cazzo ci voleva Metal Skunk per scoprire che nel centro dell’Europa esistono i bisonti ! (Non è sarcasmo veramente non lo sapevo).

    Piace a 1 persona

  2. Fanta permalink
    1 giugno 2019 16:22

    Perfettamente d’accordo. Storia patetica ma sto disco spacca, non ci sono cazzi. Spero glielo facciano pubblicare su supporto fisico.

    P.S. Non c’entra un cazzo ma nell’ultima settimana e spicci sto ascoltando solo questo e il nuovo Arch/Matheos (capolavoro). Il nuovo Death Angel è una merda, invece. È me ne dispiace.

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    • weareblind permalink
      1 giugno 2019 16:54

      Il nuovo Death Angel è già fuori?

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      • Fanta permalink
        1 giugno 2019 18:47

        Sì, è uscito ieri ma chiaramente puoi ascoltarlo in streaming. Gli ultimi due mi sono piaciuti molto. Questo proprio no.

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  3. 2 giugno 2019 09:26

    A me il genere non attira, però l’inquadramento storico-etnografico rende l’articolo molto interessante. Complimenti Piero.

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