Black metal e birra in lattina: intervista agli ENISUM

Gli Enisum oggi suonano di spalla agli Uada, allo Slaughter Club, nella periferia industriale dell’hinterland milanese. Il report lo trovate qui; questa invece è la storia dell’intervista, che esce così tardi per i motivi più disparati. Avevo sentito Lys, il cantante/chitarrista/leader del gruppo piemontese, e gli avevo proposto di sottoporsi a una delle nostre videointerviste, ma lui ha preferito evitare; gli chiedo quantomeno di poter usare il registratore audio, ma lui preferirebbe che non si usassero registrazioni di alcun tipo. E che cazzo. Quindi mi tocca tirare fuori il buon vecchio bloc notes e fare il giornalista d’antan, appuntandomi domande e risposte come si faceva una volta, quando fiumi di latte scendevano dalle montagne e i cronisti andavano in giro con la penna sull’orecchio. Chiaramente sono disabituato alla cosa e non mi ricorderò tutto, ma ciò che segue è un resoconto della piacevolissima chiacchierata con il gruppo.

Arrivo molto presto, subito dopo il lavoro, non saranno neanche le 19, mentre sul palco un gruppo indefinito sta facendo il soundcheck e, tutt’intorno, si arrotolano cavi e si piegano ordinatamente magliette sui banchetti del merchandising. Vedo alcune magliette degli Enisum appese al muro e, lì sotto, un tizio con la maglia dei Behemoth che cazzeggia al telefono con aria annoiata. Gli chiedo di Lys, lui mi dice che boh, è da qualche parte, ora viene, ma tu chi sei?

Sono qui per un’intervista, gli rispondo, appena torna digli che lo aspetto qua, o al massimo fuori dal locale, che mi fumo una sigaretta.

Mi avvicino al bancone del bar e mi ci appoggio, sperando che qualcuno mi noti e venga a spillarmi una birra. Ma è troppo presto, sono tutti presi dal soundcheck e neanche guardano dalla mia parte. Non ho niente da fare, non ho neanche portato alcunché da leggere e mi annoio. Dovrebbe venire un po’ di gente, compresi i mighty colleghi Edoardo Giardina e il Maresciallo Diaz, ma ovviamente per loro è prestissimo e quindi non mi rimane che girare in tondo ripetendo nella mia testa le ritmiche di qualche pezzo dei Summoning a caso. Dopo neanche troppi minuti si palesa finalmente Lys e ci piazziamo fuori, insieme al bassista e al batterista.

Un’immagine che rappresenta il black metal molto di più di infinite photosession nei boschi di notte negli anni ’90

Il discorso comincia ovviamente dal disco nuovo. Io mi complimento, loro mi paiono già proiettati a farne un altro. Avete già composto qualcosa? Sì, qualcosa c’è già, e non mi aspettavo altre risposte, visto che in sei anni hanno fatto uscire quattro dischi.

Chiaramente il prossimo album mi aspetto che sia diverso, in qualche modo, come tutti i vostri dischi sono abbastanza diversi gli uni dagli altri. “Non ho idea di come uscirà il prossimo, risponde Lys, ma davvero non ci facciamo scrupoli a metterci dentro qualsiasi cosa. Poi ascoltiamo tutti cose diverse, ad esempio il batterista è più appassionato di musica estrema, il bassista è più sullo stoner e a me piacciono anche cose un po’ strane, tipo Lustmord”.

[edit: inizialmente ricordavo che Lys avesse parlato di Wumpscut, e avevo fatto tutto un pippone su Wumpscut. Appena l’intervista è stata pubblicata mi ricontatta per dirmi che in realtà aveva parlato di Lustmord, e quindi niente, ho cancellato tutta la parte su Wumpscut e ho avuto un’ulteriore conferma di quanto io sia un imperdonabile rincoglionito, ndbarg]

Ad ogni modo: il bassista ascolta stoner. Mastico questa informazione nel cervello mentre tra di noi è in corso un sordido baratto tra sigarette e lattine di birra. Dovresti andare al Tube Cult, gli dico, lo conosci? Non lo conosce. Cerco di spiegargli in due parole di che si tratta, ma è sempre complicato spiegare com’è strutturato il Tube Cult. Poi come cazzo è che non lo conosce mai nessuno? Capisco che è una cosa che deve rimanere strutturalmente underground per continuare ad esistere (se dovesse presentarsi più di qualche decina di persone il Mamiwata esploderebbe), ma in un mondo perfetto i biglietti del Tube Cult dovrebbero essere ambiti come quelli della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka. Poi magari gli Enisum sono troppo lontani geograficamente per farsi la traversata fino a Pescara, però non si sa mai.

Una veduta grim & frostbitten del monte Musinè

Questo mi permette di aprire l’argomento più interessante ma anche più banale, visto che tutti gli chiedono sempre la stessa cosa: il rapporto con la natura, i propri luoghi d’origine, eccetera. Dunque, a proposito di domande scontate, chiedo se non siano infastiditi dal fatto che molti li accostino al cascadian black metal, dato che quest’ultimo è – sin dal nome – legato alla terra da cui proviene, mentre loro sono, specularmente e giustamente, attaccati alla propria. Quando finisco di parlare Lys mi guarda, poi guarda gli altri, poi mi riguarda, scoppia a ridere e dice: “Veramente non saprei, diciamo che non me ne frega un cazzo”. Severo ma giusto.

Il nome Enisum deriva dal monte Musinè scritto al contrario, e Lys stesso prende il nome da una località vicina. Loro vengono da lì, e cominciano a magnificarmi le bellezze del posto. È il momento giusto per chiedergli percorsi turistici e trattorie tipiche, apice di ogni intervista di Metal Skunk. Il batterista fa una faccia incredula. Veramente stiamo parlando di questo?

E di che vuoi parlare, gli dico, delle differenze tra questo disco e il precedente? Sono troppo vecchio per queste cose.

Lui non sembra convinto. Lys gli fa: “Oh, ma meglio così piuttosto che le solite domande”. Sono d’accordo. Ad ogni modo prendete carta e penna e segnatevi ‘sta cosa: gli Enisum consigliano di andare a fare una scampagnata in val Chisone e sul suddetto monte Musinè, e di allungarsi fino in val di Susa/valle di Lanzo a mangiare al Rifugio Colle del Lys.

Mi viene in mente l’ultima domanda. Lys, ascolta, ma non c’è anche una cantante con voi? Non c’è stasera?

In realtà no, lei non viene mai con noi. A dirla tutta è la mia compagna e abbiamo un figlio piccolo, quindi, quando io vado a suonare, lei non riesce a venire perché rimane con lui. Comunque le parti con voce femminile sono pochissime, quindi va bene lo stesso.

Perfetto. Tempo per l’ultima domanda, che è precisamente: “Vuoi farti una domanda da solo?” (per la cronaca la risposta è stata “No”). Peccato solo che non ho potuto riprendere tutto, anche solo per il fatto che continuiamo a passarci sigarette in cambio di lattine di birra, come in una trincea. Gli Enisum quella sera avrebbero spaccato, ma di questo ho già parlato. (barg)

10 commenti

  • Mi ha fatto tornare alla mente una vecchissima e memorabile intervista sul Metal Shock cartaceo in cui tu intervistavi un gruppo black di cui non ricordo il nome. Le risposte erano tutte del tipo “si”, “no”, “satana”, ed il top “dio non esiste noi crediamo nel demonio”.
    Sono sicuro te la ricorderai

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  • Mai sentiti, comunque consigliatissima una bella camminata di almeno 4- in valle chisone, anche se io sono più legato alle montagne di casa mia in Ossola. Il montagnino è per definizione campanilista…

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  • Se la memoria non m’inganna, i blackster citati da Arkady dovrebbero essere i texani Black Funeral.

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    • Mi pare di ricordare fossero scandinavi ma è passato veramente troppo tempo. Sarebbe bellissimo trovare quell’intervista

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    • C’era sicuramente la parola “black” nel nome del gruppo, ma la mia testa bacata da anni di birra mi dice “Black Dawn”. L’intervista era una pagina singola a sinistra, sfondo verde (sempre secondo il mio cervello al doppio malto eh!). Se c’era un’intervista ai Senteced fatta da Barg probabilmente era quella dopo “The Funeral Album”.

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      • A questo punto ragazzi ci tocca trovarla a tutti i costi. Se non fosse che mio padre, pace all’anima sua, un giorno per far posto in cantina ha deciso di buttare dei simpatici scatoloni con tutti i numeri di metal shock, flash, psycho! dal 1997 al 2008 (bestemmia), l’avrei cercata io

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  • Sempre grandi Enisum!

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    • Io ho un paio di scatoloni di metalshock e grindzone periodo 94 98 di cui devo a malincuore liberarmi. Mi son trasferito all estero e sono a Milano nel box dei suoceri… Buttarli nel riciclo non ce la faccio. Se a qualcuno interessasse, li regalo volentieri.

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