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Avere vent’anni: SLIPKNOT – st

29 giugno 2019

Gabriele Traversa: Se Enema of the state è il mio primo approccio alla musica, l’omonimo degli Slipknot è il mio primo approccio alle “urla”. Si, è vero, neanche due mesi prima avevo visto i Cradle of Filth all’Heineken Jammin Festival, ma mi avevano fatto talmente schifo che parlare di approccio mi sembra fuori luogo. Invece i nove pazzi dell’Iowa non mi fecero schifo, piuttosto un grande spavento. E ne avevo ben donde, perché gli Slipknot degli albori erano veramente degli assassini fuori controllo; figuriamoci per un neanche tredicenne come me, a cui termini come death, black, brutal, grind erano ancora semisconosciuti.

Se avete seguito il metal in almeno uno degli ultimi due decenni conoscete sicuramente questo disco, quindi è inutile che vi parli delle tracce, ma posso farvi una domanda: per voi il primo Slipknot è meglio sentirlo mentre sventrate un vostro parente antipatico col coltellone del pane e fate un origami con le sue interiora oppure mentre pensate alla vostra vita di merda e vi chiudete in bagno tirando destri e sinistri alle pareti rimuginando su quanto sarebbe eccitante correre per strada tagliuzzando i passanti col rasoio?

Marco Belardi: Il Reverendo Jim ci voleva un sacco di bene, e per proteggerci avrebbe fatto qualsiasi cosa. Edificò una piccola cittadella fra i boschi e la intitolò a sé stesso, perchè a detta sua il Male stava arrivando. Non avremmo più potuto ascoltare quel power metal da Festa de l’Unità che ci era così caro: là fuori imperversava qualcosa che andava spacciandosi per noi, e che minacciava di cambiare per sempre le nostre abitudini, i gusti e perfino il vestiario. Ma Jim, un uomo molto saggio, non ci fece ascoltare niente di tutto ciò. Nel corso delle riunioni domenicali era Somewhere Out In Space a rallegrarci, e il Reverendo controllava dall’altro lato dei suoi occhiali scuri che nessuno covasse del malcontento verso quella meravigliosa musica.

Un bel giorno arrivarono le visite dei parenti. Si erano fatte sempre più rare, e la cugina di uno dei nostri lo avvisò di questa congrega di Des Moines alla quale avrebbe dovuto rivolgere ascolto. Jim se ne accorse subito, cacciò via tutti quanti i cari che ci avevano raggiunto nel profondo di quelle foreste, e dimezzò i futuri appuntamenti. Più tardi, dopo pranzo, trovò su un tavolo la copia dell’album che non avrebbe mai dovuto fare ingresso nella sua roccaforte: il primo degli Slipknot. Radunò tutti in fretta e furia e ci avvertì che dovevamo stare alla larga dai fautori della Fine di tutto. Lesse curiosità negli occhi di alcuni, e li fece portare in una stanza dalle sue guardie personali: erano come i villain armati di mitra nei film degli anni Ottanta, quindi un qualcosa che poteva rassomigliare a Rob Cavestany. Non rividi più quei ragazzi, ma un nostro carissimo amico si alzò in piedi e confessò di avere già dato un ascolto a Slipknot.

“Jim, sarò sincero con te. Quello che esce oggi già lo conosco. Gli Slipknot non sono come tutti gli altri, sono dei deviati. Molta della musica che amiamo è deviata, non resisto più a quella roba allegra che metti per convincerci che Stairway To Fairyland sia socialmente accettabile per uno che viene da Walls Of Jericho. Un giorno accetteremo l’esistenza di tutta questa merda. O magari, anche se non la accetteremo, ci avrà dato meno noia, o quantomeno una noia pari alla robaccia fricchettona e tastierona per la quale vai matto. Stai prendendo la piega di quel tizio che suona la chitarra negli Stratovarius, e dovresti farti vedere da qualcuno.”

Fu immediatamente portato via da un sempre più indaffarato Rob Cavestany. Jim si tolse gli occhiali, i suoi occhi erano iniettati di sangue e l’unica cosa con cui riuscì a controbattere fu il silenzio. Dopodiché lasciò l’aula, andò sul retro e preparò da bere per tutti e novecento gli ospiti. A mezzogiorno erano tutti sdraiati nella Guyana, e il Reverendo Jim avrebbe anche potuto aspettare, perché quelli di Des Moines sarebbero durati giusto un album in più. Ma quella prima volta fece ammettere a un sacco di noi, a chi subito, a chi ad anni di distanza, che una trovata formalmente inaccettabile come la loro era di fatto malevola, inedita e necessaria ad un mondo che sarebbe rimasto in ebollizione ancora per poco. Odiai Slipknot con tutto me stesso un po’ per preconcetto: allo stesso tempo neanche mi accorgevo che continuavo ad ascoltarlo, a non girare più canale sul video di Spit it Out, ed a trovarli un autentico uragano. Uno degli ultimi, almeno a livelli simili.

Il Messicano: Siamo alle solite: mi propongo per scrivere qualcosa per A20A, ma poi mi scazza farlo. Avevo tante cose in mente, ma non me ne ricordo neanche una. Nel senso: non mi va di scrivere. O forse non ho mai avuto niente in mente. Qualcosa del genere. Faccio un riassunto: nel 1999 vengono fuori questi col disco omonimo. Non li conosce nessuno e le riviste dedicano loro delle mezze paginette. Sono in nove, tutti mascherati da mostri come noi in seconda media, con le tute rosse, identiche, tipo carcerati o meccanici o che cazzo ne so. Ignoranza pecoreccia a certi livelli, insomma. Li ficcano nel calderone new metal (ai tempi non si scriveva ancora nu), in cui ai tempi c’erano Korn, Deftones e Limp Bizkit. Non c’entrano una mazza, in realtà. La gente si incuriosisce. Nelle interviste questi dicono che sul palco si picchiano perché si odiano, che mangiano animali vivi e cose del genere. Non è vero un cazzo, ma fanno bene a dirlo: è il giusto continuum di certo vecchio metal. Eccessi da baraccone che ai giovani piacciono.

Nove membri, dicevamo. Oltre a quelli canonici, ci sono due percussionisti, uno scemo al campionatore ed un dj. I percussionisti non servono ad un cazzo, il dj/tizio al campionatore nemmeno (qualche base jungle la può mettere pure mia nonna morta), ma fanno casino e scena e quindi vanno benissimo. I loro nomi non li sa nessuno: si fanno chiamare con i numeri e/o con i nomi dei mostri di cui hanno la maschera (non ricordo con precisione). Con tutta ‘sta roba come ti sbagli? Fanno il botto in pochi mesi. Anche se ora i duri e puri non lo ammettono, di sicuro piacevano anche a loro. E a buon diritto: oltre al contorno di cui sopra, c’è la musica, cioè questo disco, che spacca veramente.

E’ un misto di tante cose. Ci sono gli scratch, qualche base jungle, le chitarre a tratti death metal e a tratti nu metal e a tratti che ne so, Corey Taylor che quando c’è da gridare grida come si deve, perché era giovane ed incazzato con quella cazzo di maschera di merda in faccia ed il caldo afoso. Alla fine non c’è chissà quale innovazione in questo album, ma l’impressione è che sia una cosa davvero mai sentita prima. Parliamo di vent’anni fa e ci stava tutto. Ci sentivi pure l’hardcore in questo disco, anche se alle fine non c’era. E non c’era nemmeno il death metal. Cioè: c’erano, ma poca roba.

Io all’epoca ascoltavo solo thrash metal, hardcore, heavy/speed metal ottantiano, death metal e black metal ignorante con la terza elementare e basta. Tutto il resto mi faceva cacare. Un amico mi doppiò Slipknot su cassetta dicendomi che fosse una bomba. Lo ascoltai con molti pregiudizi e niente: era una bomba sul serio. Ben presto divennero famosissimi. Mtv agli inizi non gli trasmetteva i video perché erano troppo aggressivi o qualcosa del genere (chi cazzo si ricorda), ma poi si arrese: heavy rotation. Piacevano ai giovani medalz, ai numedalz, agli amanti dell’hardcore, a mia madre. Piacevano a TUTTI vent’anni fa e non negatelo, coglionazzi, perché sapete benissimo che ho ragione. Slipknot aveva i singoloni, avevi i pezzi ed aveva l’amalgama, era aggressivo, era cattivo, era melodico, era schizzato e puzzava di nuovo anche se non lo era. Aveva tutto. E loro avevano l’immagine giusta per fare in modo che ne parlasse chiunque nel mondo.

Già dal secondo album erano mezzi scoppiati. Il terzo era robaccia per minorenni. Quelli dopo non so, perché non li ho mai sentiti. Da una quindicina d’anni i Nostri sono un triste gruppetto per ragazzini e li conoscono davvero pure le estetiste con la terza media che vivono a pane, cazzi, amori disperati ed Emma Marrone. Ma vent’anni fa – e chi lo nega o non c’era o mente – più di qualcuno pensò che fossero la risposta “moderna” ai nomi storici. E nel 1999 forse lo erano sul serio.

7 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    29 giugno 2019 09:21

    Buona lettura a tutti i fratelli e sorelle. Io manco mi ci avvicino.

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  2. vito permalink
    29 giugno 2019 09:47

    La cosa interessante delle congreghe citate dal Belardi è che scopano tutti come Bonobo e io mi ci tufferei fregandomene beatamente di ogni morale ! Comunque quando uscì questo disco lo presi al volo perché veramente sembrava qualcosa di mai sentito ed era così!

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  3. Pepato permalink
    29 giugno 2019 12:07

    A me hanno sempre fatto cagare fin dal day one, però riconosco che hanno avuto un impatto non indifferente. Hanno preso tutto il baraccone new metal timido e depresso e lo hanno elevato al volume di cui aveva veramente bisogno. Hanno preso il loro concept (disagio urbano della provincia americana) e lo hanno sviscerato con un approccio travolgente e originale. Non solo musicalmente (potentissimi grazie alla tecnica di alcuni musicisti e all’innesto di elementi davvero disturbanti, dalle percussioni ai sampling che col cazzo che erano inutili) ma anche e soprattutto a livello di immagine: il clown è stato a lungo nei miei incubi, e in quegli anni hanno fatto ciò che avevano fatto prima di loro Marilyn Manson, WASP, Alice Cooper, ovvero lo spauracchio generazionale anti-borghesia di cui c’è sempre bisogno.

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  4. Silver permalink
    29 giugno 2019 13:15

    piacevano a tutti tranne che a Cino, Mino, Tino, Dino, Pino, Rino, Lino, Bino, Gino, Nino, Wino. E a me. Soprattutto a me.

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  5. Fredrik DZ0 permalink
    29 giugno 2019 13:48

    posso capire che come “gruppo d’ingresso” siano piaciuti a tanti. ma se avevi le orecchie già ben educate al metallo era palese che gli slipknot facessero solo merda ben impacchettata.

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  6. Fanta permalink
    29 giugno 2019 14:56

    “Da una quindicina d’anni i Nostri sono un triste gruppetto per ragazzini e li conoscono davvero pure le estetiste con la terza media che vivono a pane, cazzi, amori disperati ed Emma Marrone”.

    Qui sono svenuto. Ho comunque il sospetto che Il Messicano conosca questo mondo perché uno di quei “cazzi” (o amore disperato) potrebbe essere, molto plausibilmente, il suo.

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  7. 29 giugno 2019 15:39

    Questa roba è una cagata pazzesca.

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