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Avere vent’anni: KORN – Follow The Leader

21 agosto 2018

I Korn sono tra i gruppi più sopravvalutati di sempre. Nel periodo in cui Follow The Leader vide la luce avevano assunto uno status assolutamente sproporzionato rispetto alla loro breve vita e a quanto avevano effettivamente prodotto. Non era infrequente che nei sondaggi di radio e riviste (quelle in cui qualsiasi stronzo può dire la sua – un po’ come avviene oggi sui social) finissero citati nelle top ten dei gruppi migliori di tutti i tempi. Ora, con tutto il rispetto per un grande esordio e una serie di dischi azzeccati, credo che oggi anche al più entusiasta dei fan riuscirebbe difficile sostenere una posizione del genere (sul discorso delle cacate partorite dopo il 2000 non penso ci sia motivo di soffermarsi granché).

Il fatto è che per tutta una serie di circostanze i Korn si erano ritrovati nella posizione più invidiabile per qualsiasi band: quella di riempire un vuoto. Il gruppo di Bakersfield era riuscito a creare un qualcosa di indefinito che sembrava ridefinire in qualche maniera il concetto di ciò che intendevamo come heavy. E di renderlo qualcosa di appetibile per quella fetta di pubblico che non voleva rinunciare ai chitarroni ma che con l’immaginario da metallo tetesco proprio non voleva saperne di averci a che fare. È quindi abbastanza ovvio che la questione andava ben oltre fattori relativi al sound: il look e l’immaginario di contorno giocavano un ruolo altrettanto importante (e forse superiore) alla musica stessa. Nulla di cui stupirsi realmente, il rock and roll è un giochino complesso, di grandi dischi dimenticati abbiamo le librerie piene. Le canzoni purtroppo non sono tutto. Sad But True come dicevano altri tizi che ci hanno rifilato grosse fregature.

Fatto sta che i Korn nel 1998 avevano qualcosa di abbagliante e questo rischiava di accecare anche i più attenti fra ascoltatori e generica critica. A tal proposito ricordo che la rivista Rumore (all’epoca davvero eccezionale) ne intonava peana che oggi farebbero tenerezza. Con il terzo disco l’hype divenne eccessivo, segnale inequivocabile che le cose stavano prendendo una piega sbagliata. Le dichiarazioni della vigilia riguardavano principalmente il fatto che le tute da ginnastica fossero fornite dalla Puma invece che dall’Adidas e così facendo noi popolino venivamo istruiti sulla storia e le vicende dei fratelli Dassler. Poi c’è un titolo come Follow The Leader, un ovvio riferimento al gruppo stesso; e alle volte voler tenere un minimo di profilo basso può essere una qualità non disprezzabile, soprattutto se la metà del tempo la passi a dire cose quali tipo “da boom na da noom na namena, da boom na da noom na namena” oppure perle di saggezza quali “rumbiddieboo, rum bum dee dumb dee bum diddie doo”, suvvia dai facciamo i seri.

Ok, ci sono svariati pezzi fichi ma c’è anche un autocompiacimento eccessivo, un caleidoscopio di effetti speciali del tutto fini a se stessi: la numerazione strana, la durata eccessiva e pure i brani “di concetto”. Il flirt con il rap è molto più esibito che reale e alla fine non si va oltre le pose ridicole del bassista e un po’ di ospitate a sorpresa di amici e parenti. Forse non è proprio colpa loro ma da qui sarebbe poi partita l’invasione radio/video di legioni di “Take That con le chitarre” (Henry Rollins op. cit.) di cui i terrificanti Linkin Park erano solo la punta dell’iceberg. Follow The Leader è un classico dei Korn e al tempo stesso un lavoro assai meno necessario di quello che sembrava all’epoca. Si può vivere tranquillamente senza. (Stefano Greco)

14 commenti leave one →
  1. vito permalink
    21 agosto 2018 12:31

    per non parlare del loro chitarrista che, dopo essersi “sfonnato”di quella zozzeria chiamata crystal meth, ha trovato Gesu’ Cristo e Madonne varie ! mi tocca rivalutare Vasco Rossi.

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    • El Greco permalink
      21 agosto 2018 12:35

      a sua discolpa c’è da dire che poi è rinsavito, da qualche anno si è rotto pure del vangelo ed è tornato alle sane abitudini di mignotte e cocaina

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  2. andrea-metal permalink
    21 agosto 2018 12:45

    Non ai livelli dell’esordio ma un disco bellissimo.

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  3. sciup-1 permalink
    21 agosto 2018 14:26

    Dai, però per le prime tre canzoni è impossibile non scuotere la testa, avete poi ragione che il resto del disco è abbanìstanza indecente con diversi esperimenti rap orribili.
    Sopravvalutato e invecchiato maluccio è vero, ma secondo me estremente rappresentativo per quegli anni lì, questo album è praticamente la Bibbia per una miriade di dischi (del cazzo) a venire dai Limp Bizkit in giù.

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  4. 21 agosto 2018 14:36

    I Korn sono una cagata pazzesca

    Piace a 2 people

  5. Aris permalink
    21 agosto 2018 15:42

    Il primo p*omp*no me lo fece una tipa quando avevo 18 anni.
    Avevo la tuta Puma “The King”, proprio come quella di Jonathan Davies.
    Ricordo che fu una cosa molto piacevole, ma il fatto di aver sb*rr*to sulla tuta rovinó un poco il momento, iniziai a bestemmiare spinto e la tipa credeva non mi fosse piaciuto.
    Il disco mi sembrava molto lungo, e si notava che la malattia dei due dischi anteriori era fasulla, ma era comunque bello credere di vivere una nuova sensazione. In realtá stava nascendo il nu-metal, era la fine di un sogno.

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  6. weareblind permalink
    21 agosto 2018 19:02

    Totale approvazione.

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  7. Snaghi permalink
    21 agosto 2018 22:31

    Sono rimasto fan di quasi tutti i gruppi che amavo da ragazzino, di loro proprio non riesco più a sbattermene. E ho perseverato nell’ascoltare molti gruppi nonostante tutto, loro non ce la faccio.

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  8. Marzia Scapini permalink
    22 agosto 2018 18:48

    Ma chissà chi ti credi per giudicare un gruppo che ancora adesso è straseguito e amato in tutto il mondo …..un gruppo nato negli anni novanta non può che evolversi nel corso degli anni e affinare il genere e il contenuto dei testi…..i fans (i veri fans) amano e sostengo ancora la band a distanza di anni. ….e non pensano assolutamente che siano state sfornate Cacate bensi gran belle canzoni ….la cacata sei tu!!!!!!

    Piace a 1 persona

  9. El Baluba permalink
    23 agosto 2018 15:09

    Non sono mai stato un sfegatato fan dei Korn, però il debut e soprattutto il successivo sono ottimi dischi. Follow The Leader è a mio avviso l’inizio del declino, diversi colpi di classi, ma anche parecchi giri a vuoto. Personalmente preferisco il successivo Untouchables

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  10. ALESSANDRO permalink
    24 agosto 2018 11:07

    I Korn sono stati importanti, in quegli anni. Il primo è un capolavoro del genere. Il secondo bello. In Follow the leader si salvano le prime 3 tracce. Issues bellissimo, maturo segno di malessere generazionale. Untouchables l’ultimo disco degno di nota, il resto merda…. Ma all’epoca del loro primo album ebbero un peso importante per tutto il genere, che poi si riempì di cagate nu metal….

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  11. saturnalialuna permalink
    25 agosto 2018 11:20

    I primi due album parecchio fighi, per l’epoca, da questo in poi: il vuoto ( anche se Issues non è male).
    Che poi, i Korn dovrebbero solo mettersi in ginocchio e fare un pompino ai Deftones, da sempre proprio.

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