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ALCEST @Santeria Social Club, Milano 28.09.2018

29 settembre 2018

Mi ero completamente dimenticato del concerto degli Alcest. Me ne sono accorto per caso, per una notifica arrivatami sul telefono mentre con la compagna di merende organizzavamo la serata in tutt’altra maniera. Però era un evento che proprio non si poteva perdere, quindi abbiamo cercato di fare incastrare tutto per riuscire ad andare; del resto lei non li aveva mai visti e per me l’unica volta era stata cinque anni fa, insieme a Carlo, quando Neige e compari erano di spalla ai Katatonia e la resa sonora era così infima che riuscivamo a stento a capire cosa stessero suonando. Questa sera invece dobbiamo fare tre cose: teatro per salutare un’amica che recita; concerto degli Alcest; pub fighetto per salutare un amico che vive in Cina e ogni tanto torna. Ci infiliamo in macchina e andiamo al teatro a fare le persone perbene; dopodiché il tempo di togliermi il maglioncino per rivelare la maglietta del ventincinquennale dei Rotting Christ con i caproni e siamo già al Santeria. 

Il Santeria è un ottimo posto per vedere un concerto. Soprattutto per me, dato che è dietro casa mia. Comunque è molto ampio, molto arioso e ventilato e soprattutto si sente benissimo. Quantomeno stasera: arriviamo nel preciso momento in cui quelli iniziano a suonare e mi sembra un sogno. Sarà il ricordo del concerto di cinque anni fa, ma una resa sonora del genere è esattamente quello che avrei voluto da quando, undici anni fa, ascoltai Souvenirs d’un Autre Monde e gli Alcest divennero uno dei miei gruppi preferiti tra quelli nati dopo il 2000. Che disco quello, amici e fratelli del vero metal boschivo. Ci andai seriamente di sotto, ma proprio sotto a un treno. Tra loro e gli Agalloch stavo lentamente maturando la decisione di andare a vivere nei boschi, novello Walden in un bucolico hortus conclusus in cui fiori e frutti crescevano insieme e io mi alzavo ogni mattina per prendere l’acqua dal pozzo e aprire il recinto delle galline. Poi però non se n’è fatto nulla e ho continuato a vivere con Ciccio a piazza Bologna. Rimasi deluso dal seguente Ecailles de Lune, ma poi Les Voyages de l’Ame mi folgorò. Aspettai dunque Shelter con impazienza, ma non mi piacque per nulla e non lo ascolto da allora. Le pochissime aspettative che nutrivo per Kodama, invece, sono state stravolte da un disco sorprendentemente pregevole. Si può quindi affermare che, quantomeno per quanto mi riguarda, gli Alcest sono il gruppo dei dischi dispari. Oggi suonano tutto l’ultimo Kodama, quindi ci va bene.

Ho raccontato brevemente il mio rapporto con gli Alcest per poter sottolineare quanto io abbia sempre voluto vederne un concerto come Pan comanda; e oggi pare proprio essere arrivato quel giorno. La resa sonora per gli Alcest è molto importante non solo perché la loro musica è fondamentalmente un muro sonoro ronzante continuo dal quale sbucano fuori ritmicamente alcuni elementi, ma anche perché è il classico gruppo da ascoltare a casa, in cuffia o comunque in situazioni di silenzio, introspezione e tranquillità; io e la mia compagna di merende ad esempio li sentiamo spesso per addormentarci. Non sono ad esempio gli Exodus che ti senti a cannone in macchina coi finestrini aperti, il cui suono di contro è pure più semplice da rendere bene dal vivo. Anche loro quattro sembrano presi bene: non si può dire che fossero sorridenti, però non avevano alcuna posa da musoni misteriosi e alteri, come invece spesso succede con gruppi di questo genere. Quindi è stato tutto bellissimo, un’ora e mezza scarsa ma bellissima, senza nessun calo di tono se non per i dieci minuti finali di Delivrance, tratta da Shelter e veramente spaccamaroni. Kodama è veramente un bel dischetto e dal vivo rende ancora di più, e si accentua moltissimo la vena psichedelica; al punto che più volte mi sono detto che un concerto del genere avrebbe fatto la sua figura sul palco principale del Roadburn, lassù in Olanda, dove le biciclette si frenano pedalando all’indietro.

Insomma fanno tutto Kodama, poi BAM parte Souvenirs d’un Autre Monde. Aspetto che finisca e mi vado a prendere una birra. È la prima della serata, non volevo bere perché poi saremmo dovuti andare al locale metrosexual per salutare l’espatriato a Shangai, ma sentire Souvenirs d’un Autre Monde in quel modo, con quel coinvolgimento, mi ha reso una persona veramente e intimamente felice e mi ha fatto venire voglia di una birra. Però dovevo aspettare che finisse prima di andarla a prendere. Meno male che la canzone successiva è Percees de Lumiere, esattamente il singolo d’anticipazione del secondo album che all’epoca mi prese parecchio a male. Però è la più acclamata della serata, quindi probabilmente è quello il disco più famoso degli Alcest, o quantomeno quello con cui molti li hanno scoperti. E intanto loro mi conciliano la chiara media d’ordinanza con i primi due pezzi di Les Voyages de l’Ame, di cui non scrivo i titoli perché troppo complicati ma che dal vivo sono ancora più spettacolari che su disco. E su disco sono spettacolari parecchio, specialmente la seconda, quella che si chiama Là dove nascono i colori novelli o qualcosa del genere. Titolo un po’ da genderfluid, ve lo concedo, però concedetemi che quel pezzo è veramente spettacolare. Il fatto che poi abbiano concluso suonando quel pezzo brutto e lungo da Shelter spezza un po’ la tensione, ma ho accumulato talmente tanta felicità che va bene tutto, dai. Usciamo poco prima delle 23 ma siamo stanchi, niente pub. Tanto l’espatriato ogni tanto rimpatria, domani lo si sente e gli si spiega, lo si saluta per telefono eccetera. Torniamo a casa, portiamo fuori il cane e per addormentarci mettiamo su Souvenirs d’un Autre Monde. Francia, sii grata a Neige, perché per una sera non ti ho odiata. (barg)

2 commenti leave one →
  1. Lorenzo (l'altro) permalink
    29 settembre 2018 20:00

    Gran concerto, gran concerto!

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  2. Nekro permalink
    29 settembre 2018 21:11

    Era una vita che non ascoltavo souvenire d’un autre monde…….incredibile quanto i Novembre sta roba la facevano quasi dieci anni prima!

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