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R.I.P. Vinnie Paul (1964 – 2018)

23 giugno 2018

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In questi giorni mi sto ascoltando Exiler dei Construct Of Lethe, che ho intenzione di recensire. Normalmente, quando devo scrivere qualcosa riguardo qualcos’altro non riesco a variare molto sul tema: mi sento solamente quell’album, punto.

Oggi mi sono preso una pausa da Exiler perchè è arrivata un’altra brutta notizia, l’ennesima. Ricordo perfettamente di quel dicembre del 2004, ero appena uscito da lavoro e un amico mi aveva telefonato per dirmi che uno dei più grandi chitarristi della storia del metal se ne era appena andato: Darrell Abbott, in arte Dimebag, era stato preso brutalmente a pistolettate durante un concerto da uno squilibrato, nonchè fan, se così possiamo definire chi arriva a compiere un gesto del genere portando all’eccesso la propria passione nei confronti di un’Icona. Non era passato molto tempo dall’addio di Chuck Schuldiner, e fu naturale prenderla di merda. Sarebbe andata così anche senza la dipartita per tumore del leader dei Death, ne sono convinto, ma fu l’aggravante. Oggi ho rimesso su The Great Southern Trendkill, il mio album preferito dei Pantera, e mi sono goduto Floods così come Drag The Waters e gli altri suoi pezzi che mi hanno sempre mandato in delirio. E ho ripensato a quando feci partire la musicassetta di Cowboys From Hell e, adolescente, bocciai l’album perché lo sentivo suonare troppo moderno rispetto ai gruppi thrash metal cui avevo sempre fatto riferimento. Troppo moderno, ma avevo comunque capito che si trattava di roba grossa e non passò molto prima che quel capolavoro facesse breccia nel cuore. Accettai prima Shattered, poi la clamorosa Heresy, quindi tutto il resto o quasi.

Il fratello di Dimebag, Vinnie – o per esteso Vincent Paul Abbott – l’ho sempre considerato, e non fraintendetemi perchè potrebbe suonare egoistica come cosa – un omone simpatico che riusciva in qualsiasi momento a ricordarmi in Terra la figura insostituibile del chitarrista dei Pantera. Se vedevo una sua foto, era automatico per me pensare ad uno dei più grandi riffmaker di sempre e la sensazione era in un certo senso piacevole, come se mi stessero scorrendo davanti agli occhi i video delle esibizioni live in cui erano presenti entrambi. La realtà, la cosa importante, è che Vinnie Paul era un buonissimo batterista. Toglietevi dalla testa, se ci riuscite, la cassa spezzata di Primal Concrete Sledge o il mosh finale di Domination, le sfuriate di Rise oppure l’intricato tappeto ritmico su cui si poggia Becoming. Provateci quanto vi pare, tanto non vi riuscirà. Lontano dai fuoriclasse più appariscenti – e comunque in certi casi anche più dotati – del genere, Vinnie Paul vantava una buona tecnica, non primeggiava in velocità e nell’uso dei rulli, ma scriveva cose capaci di rimanerti incise nella testa in un attimo: la batteria al servizio della canzone, e non protagonista assoluta di essa come quella di Dave Lombardo all’interno di un South Of Heaven, per intenderci. Penso che, anche in maniera piuttosto implicita, Abbott abbia ispirato un numero interminabile di musicisti e rappresentato una figura di spicco che oggi, per motivi che neanche mi interessano più di tanto, ci viene a mancare all’età di cinquantaquattro anni. Il Vinnie Paul che stava per passare ai Megadeth in coppia col talentuoso fratello, quello realmente desiderato da Dave Mustaine; il Vinnie Paul che per anni gestì più o meno bene gli screzi con la ingombrante figura di Phil Anselmo, fino all’inevitabile decisione. E che incise dischi della madonna come Vulgar Display Of Power.

Non uno dei miei batteristi preferiti per stile, ma uno che ho sempre ammirato e rispettato. Anche solo per le tracce incise, cose che avrebbero segnato la storia degli anni Novanta e modificato il corso dei decenni a seguire. E scusatemi se non spenderò due righe per i Damageplan e gli Hellyeah, perchè non li ho mai potuti sopportare.

8 commenti leave one →
  1. 23 giugno 2018 17:42

    😢😢😢😢😢

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  2. vito permalink
    23 giugno 2018 18:56

    un’ altro mio pezzo di gioventu’ andato, merda !

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  3. weareblind permalink
    23 giugno 2018 19:01

    Possiamo solo stringerci tra noi.

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  4. 23 giugno 2018 19:13

    diocan

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  5. Ride the sky permalink
    23 giugno 2018 22:43

    Questa fa male, tanto male 😦

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  6. Tarantino permalink
    25 giugno 2018 00:12

    e a quasi 38 anni mi rendo conto che la vita passa velocemente… tristezza

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  7. sergente kabukiman permalink
    26 giugno 2018 21:41

    io sono convinto che nonostante i pattern pazzeschi di batteria, in verità Vinnie non abbia mai mostrato il suo vero apice di batterista preferendo appunto lo scrivere cose adatte alle canzoni.Lui assieme agli altri pantera riusciva a sembrare uno di noi nonostante la barca di soldi in banca, e questo non è da tutti. Ci mancheri un sacco bigVin.

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