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Avere vent’anni: NILE – Amongst the Catacombs of Nephren-Ka

27 aprile 2018


Onestamente il death metal post-1995 fa in gran parte cagare. I buoni dischi bisogna davvero andarli a cercare col lanternino. Nel 1998 ero talmente deluso e disgustato dallo stato della scena estrema in generale che mi riversai sul power metal (breve ubriacatura di protesta prima che i gruppi diventassero tutti la fotocopia l’uno dell’altro, con qualche eccezione veramente rimarchevole) ma soprattutto colsi l’occasione per alimentare ancora di più la fiamma, da sempre piuttosto alta, del glam e del cosidetto 80’s metal, in maniera quasi maniacale.

Fu davvero una cocente delusione vedere lo standard consolidatosi con la fatidica release dei Dimmu Borgir che non nomino ma che tutti conosciamo, imperare e mettere definitivamente la parola FINE all’era del DYI-necroculto-fucking-armageddon-gore-sbudellamento che tanto ci piaceva, caratterizzata dalla curiosità generata da un volantino fotocopiato in bianco e nero o da un pacchetto postale contenente una cassetta doppiata su nastro TDK, o dall’acquisto a scatola chiusa dalla distro underground di turno. Consolidandosi di fatto l’orrido sound Nuclear Blast che oggi evitiamo come la peste, si diede inizio alla fine di tutto ciò che veniva considerato musica estrema.

Solo poche isole rimanevano all’asciutto nel fiume di merda che sgorgava impetuoso ed inarrestabile. Una di queste fu l’album di debutto dei Nile, veramente pesto, claustrofobico, tecnico ma non fine a sé stesso e soprattutto genuinamente brutale come i vari Morbid Angel e Deicide non riuscivano più ad essere. 

Questo disco contiene mummie ammuffite che emanano il fetore che si sente all’apertura di un sarcofago vecchio di tremila e passa anni, canti di guerra che te la fanno davvero fare nelle mutande e sfuriate mostruose accompagnate da una voce da orco come è giusto che sia in ogni album di puro ed incontaminato death metal come Belfagor comanda. Ci misi un po’ di anni a rendermi conto di che perla si trattasse, poiché all’epoca il mio disinteresse verso la scena, dovuto allo sconforto di cui sopra, era davvero grande e apparentemente insormontabile. E, a riprova di ciò, dopo pochi anni anche i Nile adottarono il suono plasticoso che tutti riconosciamo anche oggi.

Il processo avvenne tramite passaggio, guardate un po’, alla Nuclear Blast, e le vette di Amongst the Catacombs of Nephren-Ka non furono mai più ripercorse. I Nile si forgiarono infatti sempre di più dell’orrida etichetta di technical brutal death metal, vale a dire una serie ripetuta di seghe mentali e strumentali assolutamente inutili e noiose. Peccato, ma se andate a vedere chi pubblica i loro dischi tutto quadra, come il taglio di capelli di un cestista della NBA dei primi anni Novanta. (Piero Tola)

6 commenti leave one →
  1. 27 aprile 2018 11:12

    Invece glam e “80’s metal” andavano fortissimo quanto a qualità, nel 1998…
    Sui Nile concordo; sul death qualche eccezione c’è: “Millennium” dei Monstrosity, ad esempio.

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    • Piero Tola permalink
      27 aprile 2018 11:42

      Elaboro quanto detto: ovviamente mi riferivo al cercare di ampliare il catalogo degli anni ottanta veri e propri, non di certo ad una nuova ondata, tra l’atro inesistente o quasi, all’epoca.

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  2. 27 aprile 2018 16:40

    Parole giuste sul death di fine ’90, con le eccezioni che conosciamo: Death, Monstrosity e pochi altri. Poi ricordiamo che nel 1998 fu ristampato in CD INTO THE MACABRE dei Necrodeath – non è death, però fu un segnale.
    Quanto ai Nile, dato il contributo che sono riusciti a dare con il loro stile e con il loro immaginario egitto-lovecraftiano, non riesco a biasimarli oggi, anche se ammetto che non li seguo da qualche anno.
    Amongst the Catacombs segnò un inizio importantissimo e rappresentò un esempio per una generazione di batteristi.

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  3. El Baluba permalink
    27 aprile 2018 23:35

    Ricordo che conobbi i Nile leggendo una mezza stroncatura su Grindzone. Mi pare un 3/6. Me ne fregai totalmente, perche’ ero in qualche modo attirato dal titolo e dalla copertina. Per me il piu’ bello della loro discografia, ma i primi 3 meritano tutti. Poi un grosso declino.

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