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Avere vent’anni: DEICIDE – Serpents Of The Light

20 ottobre 2017

Ciccio Russo: Once Upon The Cross era una carneficina, calava un po’ nel secondo lato ma aveva un suono incredibile e Benton sembrava davvero posseduto dal demonio. Satana si sentiva sul serio, un po’ come in Covenant. In Serpents Of The Light invece, non si sentiva neanche un po’. E non c’entra solo il fatto che quando uscì Once Upon The Cross ero ancora un ragazzino impressionabile mentre nel ’97 ero reduce dalla fase di massima fissazione con il black metal norvegese e ormai per smuovermi dovevi quantomeno aver ammazzato qualcuno, laddove titoli come Bastard of Christ mi apparivano alla stregua delle bestemmie che tiravi in terza media dall’ultimo banco per far arrabbiare la professoressa.

I primi tre pezzi meritano ma il pilota automatico viene ingranato quasi subito: This Is Hell We’re In è la title-track velocizzata con un ritornello diverso; Slave to the Cross è un autoplagio della scapocciona Blame It on God, che inaugura quella vena pop e motorheadiana poi approfondita nei dischi con Jack Owen, che sono peraltro meglio di Serpents of the Light. Le avvisaglie del crollo successivo (i pessimi Insineratehymn e In Torment In Hell, incisi giusto per liberarsi dal contratto con la Roadrunner) c’erano già tutte.

Marco Belardi: La religione Cristiana negli Stati Uniti d’America è una cosa molto seria e ramificata, in poche parole è difficile non venire inglobati nel suo marasma grazie a una continua e capillare azione di reclutamento, che rasenta il martellamento porta a porta (quello che per noi – nonostante il Vaticano – significa contratti del gas e costosi aspirapolvere). Puoi diventare cattolico, ortodosso o protestante; non mancano i sottogeneri ma non pensate al crust e al post-rock, bensì alla sola Chiesa Battista che vanta circa 15 milioni di follower. Poi si arriva a mormoni, luterani e un sacco di altre chicche.

A Tampa, casa indiscussa del death metal americano, qualcosa ha scombinato i Piani del Signore quando un giovane prete volenteroso deve aver suonato al campanello del signor Glen Benton. O meglio, in quel preciso momento tutto deve essere andato proprio a rotoli, in sfavore di statistiche e fraterno spirito di colonizzazione mentale. Dopo un album devoto agli Slayer più che a San Tommaso d’Aquino ed uno più tecnico ovvero il capolavoro Legion, la band dei fratelli Hoffman ha messo il pilota automatico prima producendo il battagliero Once Upon The Cross, poi mostrando i primi chiari segnali di cedimento.

Serpents Of The Light non è affatto brutto, è sicuramente il disco più irriverente del periodo d’oro dei Deicide e non gli mancano 2-3 classici, ma le evoluzioni manifestate dalle due chitarre in precedenza inizieranno ad appiattirsi per poi sfociare nell’inascoltabilità di Insineratehymn ed In Torment In Hell. L’era Hoffman darà il suo colpo di coda con la relativa innovazione apportata da Scars Of The Crucifix, dopodiché occorrerà ricominciare da capo. I risultati non avrebbero tardato ad arrivare.

One Comment leave one →
  1. fredrik permalink
    20 ottobre 2017 21:51

    Tutto vero, l’inizio del declino è in questo album.

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