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RAGE – The Devil Strikes Again

15 giugno 2016

rage-the-devil-strikes-again-copertina-2016Onestamente non ci credevo troppo e il singolo My Way del gennaio scorso non mi aveva invogliato proprio a cambiare idea. Certo, speravo che i Rage si riprendessero, ma tra me e me ero più che convinto del contrario. Chiamatemi pure pessimista ma, dopo tre lustri appoggiato a Victor Smolski pure per andare al cesso, immaginavo che Peavy Wagner semplicemente non sarebbe stato all’altezza: gli anni passano per tutti, e lui troppi ne aveva spesi a impigrirsi, girando col pilota automatico mentre lo scaltro Victor si appropriava sempre più dei Rage. Ed effettivamente è andata così fino a due anni fa, cioè fino ad un imprecisato momento del 2014 quando Peavy s’è reso improvvisamente conto, a cinquant’anni appena fatti, di aver perso completamente le redini del gruppo da lui fondato tanti anni prima e di essere trattato come un faccendiere di poco conto proprio a casa sua, da persone che non erano affatto sue amiche ma che campavano grazie a lui e al nome dei Rage. Una situazione intollerabile se me lo chiedete, lo stesso pensiero che deve aver avuto anche il nostro, dato che ha finito per cacciare sia Smolski che il batterista, André Hilgers, ricominciando con l’ennesimo cambio di formazione, stavolta composta per due terzi da completi sconosciuti o quasi.

Il risultato è un discone assurdo. Bello, bello e bello. Cazzo, non me l’aspettavo proprio e non riesco a capire perché mai con tanto ben di Dio abbiano deciso di pubblicare come primo singolo proprio My Way, che è il pezzo più debole dell’album. Boh, vattelappesca che gli dice la capoccia. Fatto sta che già con Spirits Of The Night e The Devil Strikes Again, rispettivamente secondo e terzo singolo estratti dal cd, la situazione mi pareva assai più rosea, specie per quest’ultima che ha tutti i crismi per essere considerata il classico pezzo capolavoro dei Rage di metà anni novanta, veloce, aggressiva e melodica.

rAGE

Sono un paio di giorni che ascolto il cd completo e devo dire che i Rage pare abbiano fatto realmente, come diceva Peavy, un salto indietro di vent’anni, tornando più o meno al periodo tra The Missing Link e Black In Mind. Ovviamente, cari amici, occorre fare le debite proporzioni: The Devil Strikes Again è bello forte ma quelli sono dischi comunque su un livello più alto; ciò non di meno, questo è il lavoro migliore dei Rage almeno dai tempi di Soundchaser, che è l’apice dell’era Smolski per quanto mi riguarda. Pezzi come War, Ocean Full Of Tears o Back On Track (dal titolo assai esplicativo della situazione personale di Peavy, come My Way) mi hanno fatto un gran bene alle orecchie e mi hanno anche ricordato perché i Rage abbiano rappresentato per me tanto e per tanto tempo. La prestazione dei singoli poi è ottima, la voce di Peavy è tornata a timbri più aggressivi rispetto a quanto fatto negli ultimi anni e i due nuovi sodali sono bravi, specie il chitarrista Marcos Rodriguez, mai eccessivo e con un ottimo gusto melodico che ben si combina con lo stile dei Rage, appunto, di metà anni novanta. Tra l’altro stavolta la produzione è stata curata da Dan Swano, al posto di quel Charlie Bauerfeind a cui è riuscita la triste impresa di far suonare uguali tutti i cazzo di gruppi che ha prodotto negli ultimi anni, siano i Rage, i Blind Guardian o gli Helloween, e la differenza si sente tutta: The Devil Strikes Again suona sì pulito ma anche dinamico, specie la batteria, non freddo ed ipercompresso come, appunto, i lavori precedenti.

Per come la vedo io, è un miracolo. Non so se siano stati i concerti con i Refuge (per chi non lo sapesse, una sorta di gruppo – tributo alla formazione classica dei Rage con Manni Schmidt e Chris Efthimiadis, quella del periodo d’oro compreso tra Perfect Man e The Missing Link, composto dai membri originali e dedito esclusivamente a sporadica attività dal vivo) oppure la tensione compressa degli ultimi tempi con la vecchia line-up, fatto sta che Peavy sembra essersi risvegliato da un letargo durato quindici lunghi anni. Che dire, spero tanto che duri. (Cesare Carrozzi)

10 commenti leave one →
  1. Vanni Fucci permalink
    15 giugno 2016 10:28

    Devo ascoltarlo meglio, ma a primo acchito mi è piaciuto di meno di quello di Smolski (Tsar).
    Ok, lapidatemi…

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    • 15 giugno 2016 15:39

      eh io sono sempre stato un estimatore di Smolski e devo dire che Tsar l’ho veramente consumato. questo devo ancora ascoltarlo ma sentiti i singoli sono sicuro che sarà una mazzata piacevolissima.

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      • Vanni Fucci permalink
        15 giugno 2016 17:28

        Mi dispiace che quasi nessuno lo stia cagando (anche la Nuclear blast stessa non lo pompa granché) perché di questi tempi non è che escano tonnellate di bei dischi di genere power/sinfonico….

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    • weareblind permalink
      16 giugno 2016 13:17

      Guarda, l’ho ascoltato oggi, non dico sia un genere diverso ma quasi. Power che cerca il bilanciamento col lato melodico e orchestrale. Questi Rage invece sono il power che barcolla verso il thrash. Tsar non è per le mie orecchie, ma solo perché punta alla melodia.

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  2. weareblind permalink
    16 giugno 2016 07:40

    Ma pensa un po’! Mi fiondo all’ascolto allora.

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  3. sergente kabukiman permalink
    16 giugno 2016 09:12

    bellissima la copertina

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  4. deathrider permalink
    23 giugno 2016 19:19

    Lo sto ascoltando da un paio di giorni…una collezione di brani discreti però dopo ripetuti ascolti non mi rimane granchè. Con Smolski a mio giudizio personale era tutta un’ altra musica, il suo stile espresso in album come UNITY, SOUNDCHASER, SPEAK OF THE DEAD, CARVED IN STONE e 21 era ormai parte integrante dei RAGE…al tempo stesso negli ALMANAC manca qualcosa. Peccato per entrambi…

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  5. rain chaos permalink
    3 luglio 2016 00:37

    Concordo con deathrider, purtroppo il legame col “genere” fa sì che un dischetto sufficiente, di mestiere e ultra mega stra sentito come questo, solo perchè “ritorna alle origini del gruppo”, venga incensato come salvatore della patria quando è evidente che Smolski aveva portato uno stile fresco che ormai era perfettamente integrato con la band…e purtroppo anche tsar ne esce solo discreto, ci hanno smenato (e molto) entrambi, anche se di sicuro quello che ha la possibilità di far meglio è Smolski, mentre i Rage resteranno un buon gruppo di seconda fascia come sempre…

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  6. weareblind permalink
    17 luglio 2016 11:41

    Ascoltati ieri sera a Cenate Sotto (BG) al Metal for Emergency, grandissimi, proprio in forma.

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