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Avere vent’anni: RAGE – Lingua Mortis

28 aprile 2016

 

ragelinguamortis

Immagino sappiate che i nostri amici Rage qualche tentazione sinfonica l’hanno sempre avuta. Già in Trapped! compaiono i primi, timidi archi, che nel seguente The Missing Link guadagneranno ancora più spazio, ben figurando nella suite Lost In The Ice, uno dei vari capolavori di quel disco.
Il discorso si è ulteriormente ispessito con il successivo Black In Mind, dove nella strappamutande All This Time, prima ballata in assoluto dei Rage e, a mio non modesto parere, anche la più riuscita, gli archi non vengono semplicemente relegati ad una porzione ben delimitata del pezzo ma, al contrario, ne diventano parte integrante e sostanziale. Insomma, a un certo momento Peavy Wagner ci prese tanto gusto da dare alle stampe giusto l’anno successivo, il 1996 appunto, Lingua Mortis, un episodio sperimentale nella discografia dei Rage e dal quale è stato poi preso il nome per un altro disco, a titolo “Lingua Mortis Orchestra”, uscito nel 2013, che non è nulla di particolarmente esaltante e fortunatamente ha anche segnato la fine della collaborazione con Victor Smolski.

Lingua Mortis non è altro che la riproposizione di alcune delle tracce di Black In Mind in chiave orchestrale, tracce che sono In A Nameless Time, Alive But Dead, la summenzionata All this Time, oltre a, vera ciliegina sulla torta, un medley di brani dagli album precedenti completamente riarrangiati e reincisi con l’orchestra. In realtà i quindici minuti di durata del medley sono forse l’unica ragione in virtù della quale sto scrivendo queste righe, anzi, se non avete mai sentito Lingua Mortis, partite proprio dal medley, perchè, per quanto possano essere godibili gli altri pezzi, è sicuramente l’episodio più bello, ricco ed evocativo. Le melodie riarrangiate di Don’t Fear The Winter e Firestorm sono bellissime e così inaspettatamente ben rese al pianoforte che inizialmente farete fatica a riconoscerle; il suggestivo crescendo di Black In Mind, completamente rivisitata in chiave sinfonica, vi rapirà definitivamente e vi porterà dritti dritti fino alla conclusione, con quella Lost In The Ice, di cui scrivevo all’inizio e che già vantava una piccola sezione d’archi in origine, reinterpretata magnificamente dall’orchestra a pieno organico.

lingua-mortis-orchestra

Oltretutto Lingua Mortis, anche se non ne ha avuto l’eco mediatica e il relativo riscontro commerciale, batte evidentemente S&M sul tempo, visto che i Metallica lo diedero alle stampe solo nel 1999, cioè tre anni dopo. E, se storicamente i Rage non furono certo il primo gruppo rock a mischiarsi con un’orchestra (vedi Concert For Group And Orchestra dei Deep Purple), è anche vero che si tratta del primo innesto di un organico orchestrale in una struttura musicale, metal per la precisione, già compiuta e definita, accrescendone sì il valore intrinseco ma senza snaturarne il contenuto.

È un po’ un peccato che, per lo più, la gente si ricordi di S&M e non di Lingua Mortis, che peraltro è pure arrangiato meglio. È anche un peccato che dopo Lingua Mortis gli stessi Rage si siano fatti prendere un filo troppo la mano da ‘sta cosa dell’orchestra fino a tirare fuori lavori tipo XIII e Ghosts, carino il primo e manco sufficiente il secondo, che purtroppo poco o nulla avevano da spartire con quanto fatto in precedenza e finirono quasi per bruciare il gruppo, che cambiò completamente formazione per ricominciare da capo proprio dopo quest’ultimo album.
Lingua Mortis, però, è un disco registrato in stato di grazia, unico per l’epoca ed assolutamente attuale anche adesso, a vent’anni di distanza. Se vi piacciono i Rage sicuramente lo conoscerete già, altrimenti, se avete tempo, provate ad ascoltarlo comunque, potreste rimanere piacevolmente sorpresi. (Cesare Carrozzi)

One Comment leave one →
  1. bonzo1979 permalink
    30 aprile 2016 09:43

    “carino” XIII non si può sentire, dai

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