GRAVE DIGGER – Exhumation: The Early Years (Napalm)

gravedigger-exhumation-theearlyyears-cover2015I dischi di brani vecchi risuonati e riregistrati con una produzione moderna per renderli più appetibili ai giovincelli sono grossomodo il Male Assoluto, agli stessi livelli delle birre artigianali e dei film, finanziati dalle vostre tasse, sulle coppie di intellettuali di sinistra che patiscono un vuoto esistenziale che né la villa ai Parioli né le vacanze a Capalbio riusciranno mai a riempire (almeno, se volete girare ‘sti film, sinceratevi che alla fine il protagonista venga picchiato a sangue da quattro redskin ubriachi che nel frattempo intonano Tu non sei dalla mia parte dei Colonna Infame, allora sì che pagherei il biglietto volentieri). L’esempio più turpe, in questo campo, resta l’abominevole remake di Stormblast dei Dimmu Borgir, che dieci anni fa aprì nuove, e tuttora insuperate, frontiere dell’orrido. La questione di base è la stessa dei remake Usa degli horror asiatici a beneficio di quegli americani che subirebbero uno shock culturale troppo devastante qualora scoprissero che a Tokyo il conto della pizzeria si paga in yen e non in dollari. È anche il pensiero analitico che ci distingue dai bonobi, perdiana. Ci siamo capiti, immagino. È come se gli eredi di D’Annunzio rielaborassero l’Alcyone con un vocabolario di 300 parole per venire incontro a chi non capisca cosa voglia dire “onniveggente”. Tutto questo discorso si applica, però, solo parzialmente a questa ennesima release celebrativa dei Grave Digger, che festeggiano i trentacinque anni di attività con una raccolta di pezzi (risuonati e riregistrati con una produzione moderna per renderli più appetibili ai giovincelli) tratti dai loro primi tre dischi.

4614I crucchi, invecchiando, hanno fatto dell’autocitazione una cifra stilistica. Prima la seconda parte di Tunes Of War, poi il ritorno della Mietitrice: Return Of The Reaper dell’anno scorso, che mi aveva pure preso bene. Quindi le riedizioni al botox di Headbanging Man e Witch Hunter ci possono pure stare, considerando che quegli album, a differenza di Stormblast, non è che fossero proprio spettacolari, nel loro complesso. Exhumation (The Early Years) come sottofondo durante un sordido consesso etilico con gli amici il giovedì sera può pure fare la sua suina figura. Innanzitutto, il Chris Bolthendal dell’epoca ancora stava cercando di capire se fosse in grado di cantare in maniera ordinaria o meno, mentre oggi, conscio dei suoi limiti, latra e grugnisce che è un piacere per 55 minuti. In secondo luogo, la cassa più dritta e le chitarre più serrate danno fastidio solo fino a un certo punto perché esaltano quegli adorabili stereotipi del metallo tetesco che nel frattempo i Grave Digger hanno cristallizzato fino a diventarne la principale summa theologiae insieme ai Running Wild. Certo, con un po’ più di coraggio avrebbero potuto riarrangiare un altro paio di canzoni di Stronger Than Ever, il loro piccolo Cold Lake, un tentativo (ovviamente fallito) di svolta commerciale, uscito per giunta solo a nome Digger. C’era pure una specie di Paperino cyborg in copertina. Stand up and Rock in versione dopata spacca. Vabbè, vado a stapparmene un’altra.

Vi lascio con il meraviglioso cartone animato autoironico e poveristico (Metalocalypse in confronto sembra un film della Pixar) che costituisce il video, girato per l’occasione, di Heavy Metal Breakdown, dove i nostri vengono raffigurati come vecchietti dell’ospizio in attesa della visita della Mietitrice. Come si fa a non voler bene ai Grave Digger, suvvia. (Ciccio Russo)

18 commenti

  • Stronger Than Ever è un disco della madonna, e oltre alla copertina ci stanno loro con la camicia Hawaiana!

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    • Non concordo su due cose: i remake fanno schifo anche per i Grave Digger, e le birre artigianali spesso sono buonissime.

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      • Condivido la parte sulle birre artigianali, mentre questo remake ancora non l’ho ascoltato e non saprei dire, ma non mi attira molto.

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      • Infatti. Non capisco tutto questo accanirsi contro le birre artigianali. Magari Ciccio le associa a gente inqualificabile, tipo hipster che snobba la Castello da 0,66, ma in realtà spesso sono buone e basta (costose, ma buone).
        E poi si parla di birra, che è la bevanda di cui ci pasceremo nel Valhalla. No, dico: il Valhalla.

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      • Ma ovviamente le bevo e alcune mi piacciono tantissimo, quando capito in una città dove non sono mai stato che ha una birreria rinomata sono pure capace di non andarmene finché non le ho provate tutte, ironizzavo sui livelli parossistici raggiunti dalla moda, soprattutto nei grandi centri urbani. A Roma, si ragionava tra noi proprio stamane, ci sono dei posti, anche squallide pizzerie al taglio di periferia ormai, che invece della Peroni propinano esosi intrugli fatti nel garage di babbo, e questo in una città dove ordinare il vino della casa in una trattoria di medio cabotaggio è una specie di roulette russa (qua chi scrive e chi legge è prevalentemente sulla trentina ma pensiamo al povero fuori sede ventenne squattrinato). Poi, boh, sarò reazionario ma un esegeta delle birre che poi non sa distinguere un Sangiovese da un Primitivo mi dà la stessa sensazione di quelli che sanno tutto sul cinema vietnamita ma non hanno mai visto ‘Amarcord’ o ‘La grande guerra’.

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      • Capisco il tuo punto di vista, e ci sta. Solo che non è colpa della birra se la gente che la beve/vende è stronza. :)
        Quanto alla storia di birra e vino, non saprei: sono due cose diverse; tipo la Germania e l’Italia, tipo i Grave Digger e i Rhapsody.

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      • io sono stato qualche giorno fa a roma e ho assaggiato delle ottime birre artigianali laziali, altro che porcherie. chapeau!

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      • sostengo la tesi di ciccio e aggiungo pure che mo’ se sai distinguere una birra dall’altra sei un fine cultore del buon bere, se conosci il vino e sai abbinarlo bene sei uno snob, quando poi con 10€, se fai opportuna ricerca, bevi vini eccezionali mentre alla stessa cifra spesso ti spacciano birre mangia e bevi al sapor di fango. succede anche che alcuni di codesti fini cultori della buona birra artigianale italiana non sanno nemmeno che sapore abbia una trappista degna di tale nome. però è vero, non è colpa della birra, che è sempre birra, ma è colpa degli stronzi, che sono sempre stronzi.

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      • Charles, ti leggo acido. Bevuti una birra artigianale buona, se sei in grado di riconoscerla.

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      • Posso capire l’odio per gli hipster pretenziosi, ma in un mondo in cui esiste quell’abominio della Nastro Azzurro, siamo davvero a lamentarci delle artigianali?
        E comunque mi sun milanes, Lambrate ist krieg.

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    • comunque sì st’operazione fake-nostalgia non mi è piaciuta troppo, sia per cose sono venute fuori le nuove versioni, che non hanno un briciolo della cazzutaggine originale, sia perchè sono già state registrare e riregistrate parecchie volte in passato. ora vedremo dal vivo…

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  • A me è piaciucchiato, nella misura in cui:

    – si capisce che sono molto autoironici e ormai riconoscono i propri limiti
    – è una raccolta per i fan e senza alcuna pretesa
    – porca puttana We Wanna Rock You
    – finalmente Axel Ritt ha capito come si suona nei Grave Digger

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  • Ciccio e di first strike is still deadly dei testament cosa ne pensi? ;-)

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  • altro che cazzi, quella contro le birre artigianali è la più grande battaglia ideologica del nostro tempo

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