Masturbation saved my life: intervista ai THERAPY?

therapy-bandChi è fan del r’n’r sa bene quale tipo di relazione sia possibile instaurare con determinate band in età adolescenziale, si tratta di legami complessi che riflettono per molti versi le stesse dinamiche dei rapporti interpersonali: ci si conosce, si passa tanto tempo insieme, ci si può allontanare, si possono provare aspri risentimenti causa tradimento e così via. La mia relazione con i Therapy? va propriamente in quella direzione, ci siamo amati, allontanati, casualmente ritrovati e oggi abbiamo una storia in comune che ci unirà per sempre. È un po’ come il rapporto che hai con i tuoi migliori amici: probabilmente non sono le persone migliori del mondo secondo criteri logici, sono però quelli con cui dividi un legame speciale, con i quali hai maggiore confidenza, quelli che ti parlano direttamente e ti capiscono meglio degli altri. Allo stesso modo reputo questa band: non sono i migliori, sono speciali. C’erano per me quando ci dovevano essere e ci sono per me ancora oggi, non so di quante altre cose e persone possa affermare lo stesso, da qui la mia riconoscenza eterna.
Risponde alle nostre domande Andy Cairns, chitarrista, cantante e songwriter del trio irlandese.

Dopo oltre venti anni e tredici album dopo è ancora bello fare quello che fate?
Sì, è ancora bello, è per quello che lo facciamo ancora. Quando ci siamo formati ci sono voluti tre o quattro anni di lavoro intenso per far crescere un po’ la reputazione della band, questo training ci ha reso qualcosa di simile ai musicisti jazz o bluegrass vecchia scuola: siamo gente il cui mestiere è suonare, ci piace andare in giro, non ci importa più di tanto quanta gente c’è alle serate e il circo non ci interessa granché. Ascoltiamo ancora oggi un sacco di musica e di gruppi nuovi.

Una caratteristica tipica dei Therapy? è che ogni album sembra avere un umore e sound particolare, con cambi di stile anche abbastanza decisi (pensiamo al completamente disomogeneo trio di classici: Nurse, Troublegum, Infernal Love). Si tratta di una scelta pianificata o è frutto di un processo naturale?
Come ti accennavo prima, penso che la ragione principale sia che ascoltiamo un sacco di musica e di tutti i tipi: jazz, elettronica, dubstep, il punk classico, metal e così via. Allo stesso ci piacciono gli album uniformi, quelli che mentre li ascolti per quarantacinque minuti hai la sensazione che faccia tutto parte di un unico lavoro. Se senti il nostro ultimo album dall’opener Living In The Shadow Of The Terrible Thing fino alla finale Ecclesiates (bellissima!) c’è un filo conduttore che rende il tutto un discorso coeso. Ci piace pensare a noi stessi come musicisti alla Neil Young, uno che fatto album di qualsiasi genere che però suonano sempre come Neil Young: ha dischi folk e altri rock, cose più acustiche e altre cariche di feedback. In linea più generale siamo persone dalla mentalità molto aperta nel modo di rapportarci alla musica ed è quello che mantiene il nostro approccio alla materia fresco e senza limitazioni. 

come eravamo

come eravamo: tpy? circa 1995

A metà degli anni novanta avete avuto un momento di grossa popolarità, cosa ricordi di quel periodo? Ti manca qualcosa di quegli anni?
Non è che ci manchi veramente qualcosa di quel periodo, la cosa veramente bella è che abbiamo avuto la possibilità di suonare in qualsiasi parte del mondo. Oggi la nostra audience si è ristretta, ma se abbiamo ancora la possibilità di andare in tour è anche a causa della popolarità di quegli album di quindici anni fa. Siamo persone abbastanza intelligenti e sappiamo che quel tipo di status non dura per sempre e ci sono davvero poche band che sono riuscite a mantenere quella posizione a lungo negli anni, gente come i Metallica o gli AC/DC sono tra i pochi che riescono a fare passare tanto tempo tra un album e il seguente e restare a un livello del genere. Comunque non ci siamo mai sentiti delle rockstar, non si adatta al tipo di persone che siamo e al modo in cui ci presentiamo. Al momento le cose sono abbastanza stabili, un disco può vendere qualche migliaio di copie in più o in meno ma va comunque abbastanza bene da poterci permettere di andare in tour.

Sono un grandissimo ammiratore dei tuoi testi e credo tu sia un lyricist fantastico, amo in particolare la tua capacità di possedere contemporaneamente un pessimismo totale e un humour spietato. Cupezza e cinismo sono per te una semplice caratteristica di scrittura o un modo di approcciarsi al mondo?
E’ un punto di vista sulla condizione umana e credo sia una cosa tipicamente irlandese, è una caratteristica che si può anche riscontare in molti degli scrittori irlandesi classici che ti fanno studiare a scuola; pensa a Samuel Beckett e James Joyce, sono due autori dalla visione estremamente pesante e oscura, però riescono anche ad essere divertenti e dissacranti. Nel mio caso specifico penso questa idea sia dovuta all’essere cresciuto nell’Irlanda nel Nord durante tutta la guerra e la politica degli anni ‘70. Una quotidianità fatta di attentati e morti, carri armati e l’esercito per le strade; l’umorismo lo utilizzi come uno scudo per gestire la vita di tutti i giorni.

Hai mai pensato che il tuo approccio, così negativo e pessimista possa essere considerato un atteggiamento adolescenziale, non idoneo allo status di una persona della tua età.
Il problema principale che rende un sacco di persone infelici è che superati i trenta anni sentono una forte pressione dalla società: non essere triste, non essere arrabbiato, non ascoltare musica rumorosa, fai l’adulto e conformati al canone imposto. In realtà la gente è sempre arrabbiata e se non ha valvole di sfogo adeguate finisce con avere, come minimo, crisi di mezza età. Anni fa lavoravo in una fabbrica e vedevo la gente di quarantacinque anni incazzata nera con la vita buttarsi su alcol e risse il venerdì sera, tutta gente normale… ma sono poi gli stessi che un giorno perdono la testa e finiscono a sparare a caso sulla folla al centro commerciale.
Personalmente non mi sono mai sentito toccato da critiche del tipo “hai quaranta anni e non puoi fare ancora questa musica”. Non ha senso, suono quello che mi pare e ne ho quante ne vuoi di ragioni per sentirmi come mi sento. Ci sono cose delle quali non ti liberi mai del tutto.

gemil_whitePassiamo a qualcosa di più generico, mi sembra che un paio di anni fa in occasione del ventennale della band avete fatto uno di questi tour che vanno di moda adesso in cui si suonano gli album intero, nello specifico il disco era Troublegum, pensate di fare altri tour del genere, magari anche con altri album?
Sì certo, potremo farne altri, all’epoca l’idea era di fare uno show unico a Londra, poi a ridosso ci hanno proposto di farne altri tra l’Europa, l’Irlanda e qualche festival. Tra qualche anno lo potremmo ripetere, magari con Infernal Love, io l’ho trovato una cosa abbastanza fica e mi è piaciuto farlo. Al momento comunque abbiamo intenzione di continuare con il tour di A Brief Crack Of Light fino a marzo poi a quel punto credo chiuderemo questo capitolo. In estate è prevista l’uscita di un boxset contenente i quattro album usciti su major rimasterizzati con l’aggiunta di bonus tracks, studio outtakes e altro materiale inedito dei primissimi anni ‘90 risalente agli inizi della band. Ci saranno dentro anche un paio di concerti in dvd tra cui uno di uno di quei Troublegum show di cui si parlava prima. L’idea è quella di fare un breve tour a supporto della release e poi probabilmente ci metteremo al lavoro su un nuovo album.

In tutti questi anni siete mai stati vicini allo scioglimento?
Direi di sì, era circa il 2001 nel periodo immediatamente successivo alla registrazione di Shameless. Andammo a registrare a Seattle con Jack Endino, la Ark 21 all’epoca era controllata dalla Universal e ci mise a disposizione un sacco di soldi per la registrazione, il risultato però non fu tra i migliori. Appena finito l’album partimmo per il tour di supporto che andò abbastanza male, il disco poi è quello che ha venduto meno in assoluto in tutta la storia dei Therapy? Questo generò una serie di tensioni e portò allo split da Graham (Hopkins – il batterista), non fu una cosa gentile né amichevole. Oltretutto questo avvenne mentre avevamo un tour già programmato per l’anno successivo, ci trovammo a fare infinite audizioni di batteristi senza mai trovare nessuno con cui ci fosse un feeling particolare. Lì più di una volta ci domandammo se avessimo davvero voglia di continuare come band, ad un passo dal chiudere siamo venuti in contatto con Neil (Cooper) che peraltro già conoscevamo perché era in una band che chiamata The Beyond con cui avevamo fatto un tour anni prima e con cui ci eravamo trovati molto bene anche dal punto di vista personale. Per caso mentre ero a Londra a un concerto dei Rival Schools incrociai di nuovo Neil e fu lui a chiedermi se stessimo ancora cercando un batterista e se avessimo considerato lui, ne parlai brevemente con Michael e poco dopo lui era nella band, onestamente credo che se non fosse per Neil adesso non sarei qui a parlare con te in questo momento.

E come andò invece lo split da Martin?
Glielo chiedemmo noi in maniera esplicita, fu una cosa piuttosto straziante. Martin è una persona veramente brava e carina e non mi piace parlarne male, musicalmente però era davvero difficile averci a che fare. Al cello era fantastico ma poi cominciò a suonare di più la chitarra, ma non era proprio la sua specialità… Voglio stare attento con le parole perché non è mia intenzione mancargli di rispetto in alcuna maniera, comunque c’era anche il problema che a Martin piaceva parecchio il lato rockstar di tutta la faccenda, gli hotel di lusso eccetera. Nel periodo di Infernal Love a fino anche a Semi-detached tutto questo era possibile, negli anni successivi però queste divennero cose che ci erano precluse, purtroppo lui pretendeva di poter portare avanti questo tipo di stile di vita quando in realtà eravamo in tour con un budget piuttosto ristretto, questo atteggiamento ha portato a un sacco di problemi e diventò molto difficile per noi averci a che fare. Verso la fine del tour ci fu una riunione e gli chiedemmo di andarsene, non fu semplice perché lui è veramente un bravo ragazzo e tutto il resto. Purtroppo il rock and roll può avere uno strano effetto sulla testa della gente…

Il resoconto della commovente serata dello scorso novembre lo trovate qui.

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