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THERAPY? – Disquiet (Amazing Records Co.)

7 aprile 2015

DISQUIETIntorno ai tredici anni mi presi una cotta per una mia compagna di classe di nome Giorgia: non era particolarmente bella, anzi aveva anche vari difetti (di quelli che tuttavia anche in futuro avrei trovato interessanti), però era simpatica e aveva un gran bel culo, mi piaceva veramente un sacco. Era il periodo delle feste pomicione ed era quindi necessario avere una ragazza per non essere tagliati fuori da questi festival dello slinguazzamento, io mi ero messo in testa che Giorgia dovesse essere la mia compagna ufficiale per questo tipo di eventi. A tal fine mi recavo sotto casa sua ogni pomeriggio, citofonavo, domandavo al padre se era in casa dopodiché lei scendeva e passavamo un paio d’ore a chiacchierare sotto il portone. Poi, intorno alle sei di sera, le chiedevo se volevamo metterci insieme (perchè a una certa età lo devi chiedere, evidentemente non è una cosa che si capisce) e lei mi diceva sempre di no, io incassavo il rifiuto e poi tornavo il giorno successivo per ripetere lo stesso copione. Ero una sorta di guerriero dell’amore del tutto incurante della sconfitta e delle ripetute umiliazioni. Avevo un livello di autostima tale che non mi rendeva concepibile il fatto che le potessi non piacere. E invece era proprio così: non le interessavo. A lei piaceva il mio amico Beniamino, il che era una cosa quasi-ok ma solo perché lui piaceva più o meno a tutte le ragazze della scuola; le fosse piaciuto Cecco, Toni o Pupino sarebbe di sicuro stato molto peggio. Certo però che quel senso di onnipotenza con cui avevo varcato il confine dell’adolescenza stava venendo scalfito e la fiducia nelle mie infinite potenzialità cominciava già ad essere messa in discussione.

Qualche tempo fa, mentre andavo a comprare i croccantini al gatto, sono passato sotto casa di Giorgia e non ho potuto fare a meno di controllare se ci fosse ancora il nome sul citofono. Era ancora lì, non ho saputo resistere e ho citofonato, una voce burbera ha domandato “chi è?” e io sono scappato via sghignazzando da solo come un deficiente. Ecco, ascoltare Disquiet è come andare a citofonare alla porta di una ragazza che ti piaceva, è tornare in un posto in cui sei cresciuto, dove magari hai avuto delle delusioni ma in cui nonostante tutto sei stato bene. Perché io quei pomeriggi me li ricordo bellissimi. Anche i Therapy? dopo oltre vent’anni scelgono di tornare dalle parti del loro lavoro più celebrato (Troublegum); Disquiet forse è il disco che molti si aspettavano e auguravano a metà anni ’90 e che invece esce solo oggi quando non interessa più a nessuno (non ai fan persi per strada, né a quelli rimasti), però, nondimeno, è un album toccante. Perché sotto il piacere del ricordo restano le piccole cicatrici nascoste e il senso di inadeguatezza che gli anni hanno mascherato e sbiadito ma non possono cancellare, perché come ci disse Andy Cairns in un’intervista tempo fa, “ci sono cose delle quali non ti liberi mai del tutto”. Perché alla fine sei sempre la stessa persona. Quale che sia la vostra band del cuore, vi auguro che un giorno, quando meno ve lo aspettate, faccia uscire un album come questo.

Alla fine mi sono dovuto arrendere ai rifiuti di Giorgia la roscia e ho ripiegato sulla sua compagna di banco che non mi diceva granché ma almeno era disponibile, di lei però non ricordo che faccia avesse né tantomeno dove abitasse.

8 commenti leave one →
  1. 7 aprile 2015 12:33

    L’ha ribloggato su mondoteoe ha commentato:
    rock storie da metal skunk

    Liked by 1 persona

  2. 7 aprile 2015 13:13

    Se penso che domani li vedrò finalmente a Berlino!!!! E comunque questo disco è una bomba. Bentornati Therapy? !!!!

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  3. sergente kabukiman permalink
    7 aprile 2015 14:04

    che te ne fai delle femmine quando ci sta holy mountain?

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  4. 7 aprile 2015 15:16

    Applausi

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  5. Saebi permalink
    7 aprile 2015 16:36

    “È tornare in un posto in cui sei cresciuto, dove magari hai avuto delle delusioni ma in cui nonostante tutto sei stato bene […] Sotto il piacere del ricordo restano le piccole cicatrici nascoste e il senso di inadeguatezza che gli anni hanno mascherato e sbiadito ma non possono cancellare”.

    Pelle d’oca, ragazzi…

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  6. 8 aprile 2015 07:21

    Anche io mi ritrovai in situazioni del genere, con una certa Annalisa. Una che poi, crescendo, è diventata una figa stratosferica. Solo che ho scoperto che è diventata vegan :D Quindi in fin dei conti è un po’ diversa la situazione, un pò come quel nuovo disco di quella band che da ragazzino ti faceva impazzire, o ascolti pieno di aspettativa, cerchi di fartelo piacere a tutti i costi, ma si rivela irrimediabilmente una cagata. :D

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