DIMMU BORGIR – Abrahadabra (Nuclear Blast)


Sono felicissimo che questo disco esista. Sapete, ormai i dischi sono tutti pulitini, perfettini, senza difetti, e quelli brutti non sono davvero brutti, è semplicemente che sono scontati, banali, grigi, non ti lasciano in bocca niente. Abrahadabra invece no. Fa proprio schifo. È come uno di quei dischi di una volta, quelle schifezze indifendibili unanimemente riconosciute come tali che facevano vergognare chi ci aveva speso soldi. Ovviamente nessuna sorpresa in questo: i Dimmu Borgir sono un gruppo che non esiste più da quasi quindici anni, sono una pantomima, un fenomeno da baraccone, un brutto scherzo che non fa ridere, un grottesco carrozzone mangiasoldi, un imbarazzante equivoco. I Dimmu Borgir fanno talmente schifo che nessuno ormai li insulta più, per non passare per quello che dice banalità; ci si limita a prenderli come termine di paragone negativo, tipo questi non sono male dai, mica sono i Dimmu Borgir oppure il gruppo che ho formato un mese fa coi miei amici sta partendo bene, certo non siamo i Celtic Frost ma neanche i Dimmu Borgir, un po’ come la Spinaceto morettiana. Addirittura il loro FARE SCHIFO è talmente riconosciuto a livello implicito che, quando uno ti chiede se ti piacciono i Dimmu Borgir, tu rispondi di sì senza specificare che ti stai riferendo ai primi tre dischi. Perché è scontato, già sai benissimo che ci si riferisce solo a quelli. Se a te non piacciono gli ultimi dei Maiden, lo specifichi: c’è un sacco di gente a cui piacciono, ma anche chi non li apprezza sente comunque il dovere di specificarlo. Coi Dimmu Borgir, come ad esempio con i Metallica, no. E questo succede da anni ormai.

Se qualcuno fosse venuto da me all’epoca di Stormblast e mi avesse detto che cosa sarebbero diventati oggi, gli avrei riso in faccia. Un supergruppo in cui Shagrath chiama musicisti con lo stesso criterio che userebbero i Liquid Tension Experiment, diventando la band di punta della Nuclear Blast spaccando classifiche ovunque, e tutto questo vendendo solo a minorenni o giù di lì? Sarebbe stato un po’ come quando Marty McFly va nel passato e per dimostrare che è un viaggiatore nel tempo dice che il presidente degli USA negli anni ottanta sarà Ronald Reagan, che all’epoca era un attore di film western. Quello aveva veramente viaggiato nel tempo, ma è normale che la tua credibilità si sputtana di colpo così. E invece gli americani hanno eletto davvero Ronald Reagan. E i Dimmu Borgir sono diventati davvero quello che ho scritto sopra. 

In Norvegia negli ultimi dieci anni è successo di tutto. Enthrone Darkness Triumphant usciva nel periodo di La Masquerade Infernale degli Arcturus, da lì è stata una slavina avantgarde che ha portato la scena musicale di quel paese a reinterpretare le proprie radici e imporsi nella scena metal mondiale con personalità, in una veste inedita che loro stessi hanno tessuto e che ha cambiato completamente il modo di intendere il metal estremo negli anni duemila, allargandone il bacino d’utenza, diversificandolo e rendendolo ancora più complesso e variegato. I Dimmu Borgir nel frattempo hanno puntato tutto sulla plastica, sui suoni finti, sulla forma senza sostanza. La storia della loro formazione parla chiaro. Hanno preso Vortex e l’hanno messo in risalto (guardate! noi ci abbiamo Vortex!) mettendolo a fare la voce pulita. Se n’è andato lui e niente più voce pulita. Alla batteria a un certo punto ci hanno messo Nick Barker, che è inglese e registrava le sue parti di batteria in Inghilterra. Poi addirittura Tony Laureano. Poi Hellhammer. Al basso ora c’è Snowy Shaw. Che differenza c’è coi Liquid Tension Experiment? Una differenza c’è: loro sono musicisti professionisti, jammano insieme, e non hanno altre pretese (notate: non ho detto fanno musica migliore, perché lo do per scontato, non c’è neanche bisogno di dirlo, e sono sicuro che nessuno di voi aveva bisogno della precisazione). Ma soprattutto per suonare quello che suona Tony Levin devi essere Tony Levin. Per suonare la batteria nei Dimmu Borgir c’è davvero bisogno di andare in America da Tony Laureano? O si prende Tony Laureano per il nome che ha? È tutta fuffa, aria fritta, fumo e niente arrosto, una colossale pagliacciata con il look giusto per i minorenni. I Dimmu Borgir sono l’equivalente di Avril Lavigne per un diverso pubblico, ma con canzoni molto peggiori.

Abrahadabra è inascoltabile. Non si sa da dove cominciare. Le linee vocali epiche e maligne sono le stesse da anni, uguali a sé stesse e senza soluzione di continuità, con l’onnipresenza tipica dei gruppi dominati da un cantante incapace di capire quando è ora di smetterla e concentrarsi sulla musica piuttosto che su sé stesso. Il sottofondo musicale alle linee vocali (perché di questo si parla) è una roba nè carne né pesce, con queste orchestrazioni circensi che fanno pappappero pappappà come in una sorta di Rhapsody dei poveri e un impasto chitarristico senza un riff comprensibile, una melodia che diversifichi sto polpettone, un lampo di genio, uno scatto d’orgoglio, un afflato di personalità, niente di niente.

Abrahadabra è un disco di merda. Un caro, vecchio, incontestabile disco di merda. Forse non tutto è perduto a questo mondo, forse gli uomini sono ancora in grado di uscire dalla scala di grigi. Se oggi c’è qualcuno ancora capace di fare così male chissà, magari domani qualcuno se ne uscirà con un capolavoro d’altri tempi. L’umanità ha ancora qualche freccia al suo arco. Non è ancora arrivato il tempo delle macchine. (barg)

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