Avere vent’anni: TOOL – 10.000 Days
Un album magnifico, doloroso e cupo, il cui problema principale è l’inevitabile confronto con quel classico colossale che è il suo predecessore.
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Un album magnifico, doloroso e cupo, il cui problema principale è l’inevitabile confronto con quel classico colossale che è il suo predecessore.
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Misterioso gruppo di emuli dei Dark Tranquillity che, dopo questo promettente debutto, sparì nel nulla a causa della tragica scomparsa dello sconosciuto e talentuoso chitarrista.
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Il primo disco dei genovesi senza Claudio si rivelò, a sorpresa, il migliore dalla reunion dopo Mater of All Evil, in perfetto equilibrio tra impatto e sperimentazione. Ed è invecchiato benissimo.
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Un incubo postapocalittico e una delle migliori prove di quella che è forse la band non metal più metal di sempre, e non solo in termini di estetica e immaginario.
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Un disco complesso e stratificato che segna la conclusione ideale di un percorso evolutivo e riesce a far convivere tutte le diverse anime mostrate sino a quel momento dal gruppo.
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