Category Archives: From the dark past

Scheletri nell’armadio: ARKONA – Lepta (2004)

Non c’è nessuna ragione particolare per recensire questo disco, l’ho ascoltato per purissimo caso e ho sentito insopprimibile il desiderio di esprimere la mia umilissima opinione, perché penso sia uno dei dischi più genuinamente scemi che abbia mai sentito. DAI! Come si fa? L’equivalente metal dello Zecchino d’Oro per bambini sfortunati, con le chitarre sotto, e a cantare la leader

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UNLEASHED – “Victory” (Century Media, 1994)

Il liceo che frequentavo a Cagliari era la scuola più fighetta della città. Va da sé che tutti i metallari ivi presenti formassero un gruppo compatto che, durante la ricreazione, faceva a gara a chi aveva la maglietta black metal più impresentabile guardando con disprezzo le torme di adolescenti in barbour che non sapevano cosa fosse “Reign In Blood“. Tra

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NOCTURNAL RITES – The Sacred Talisman (Century Media, 1999)

Dopo Tales Of Mystery And Imagination, da moltissimi considerato il loro capolavoro, gli svedesi Nocturnal Rites spingono il piede sull’acceleratore e rilasciano The Sacred Talisman, a torto reputato una resa incondizionata ai clichè power metal in voga all’epoca. In realtà questo loro terzo disco mantiene una sua certa personalità, ponendosi più come erede dell’heavy power di scuola scandinava che come

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PITBULL GRINDCORE

“The majority grindcore and fatal metal strips (orchestras) have the singers, trying to sound similarly to the broken (upset) deranged animals anyhow so we decided to use a real thing. Vocals are executed by two pit bull terriers.” Era il 2004. Qualcuno mi linkò il sito di questo gruppo grind che aveva due cani alla voce. Lessi la biografia in

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Scheletri nell’armadio: CIRITH UNGOL – “One Foot In Hell” (Metal Blade, 1986)

Cirith Ungol, Ephel Dúath, Mordor, Shelob sono nomi che ispirano putridume, lordura, zozzerie varie e ugole tumide di birraioli panzoni sgrattuggiate sulla roccia! Mai nome fu dunque più appropriato per un gruppo la cui voce mi ricorda tanto quel magico momento in cui il mio caro nonno entrava quatto nell’aia e con fare lesto acchiappava la prima gallina che stupidamente

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