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NOCTURNAL RITES – The Sacred Talisman (Century Media, 1999)

29 giugno 2010

Dopo Tales Of Mystery And Imagination, da moltissimi considerato il loro capolavoro, gli svedesi Nocturnal Rites spingono il piede sull’acceleratore e rilasciano The Sacred Talisman, a torto reputato una resa incondizionata ai clichè power metal in voga all’epoca. In realtà questo loro terzo disco mantiene una sua certa personalità, ponendosi più come erede dell’heavy power di scuola scandinava che come ennesimo emulo di Stratovarius e Gamma Ray; la componente epic metal, fortissima ancora nel precedente Tales… è qui assai ridimensionata, ma la maggiore velocità delle ritmiche e la più spiccata coralità delle melodie non pregiudicano in alcun modo le radici fortemente ottantiane tipiche dei due lavori precedenti (non ho comunque mai ascoltato i famosi demo death metal rilasciati nei primissimi ’90).
L’apertura è devastante: Destiny Calls è probabilmente uno dei pezzi power più belli e d’impatto usciti in quel periodo, con un riff dal sapore retrò sostenuto dalla ritmica martellante e ricca di stop&go del neoacquisto Owe Lingvall, molto più in parte del precedente Ulf Andersson, già nei Naglfar. Con The Sacred Talisman i Nocturnal Rites suonano ispirati come non mai, e la varietà dei pezzi del disco sta lì a dimostrarlo: bordate in doppio pedale tipicamente novantiane come When Fire Comes To Ice e Hold On To The Flame si alternano a brani più cadenzati e corali (su tutti The Iron Force) e a pezzi epici più in linea con la precedente produzione (Free At Last, Unholy Powers), senza contare la bellissima The Legend Lives On, ballata da lacrime agli occhi e pugno sul cuore come davvero pochissimi sapevano scrivere all’epoca. Il disco si chiude con Glorious, un vero e proprio bignami dei Nocturnal Rites dell’anno 1999: breve, senza fronzoli, con un attacco fulminante e un assolo tipicamente europeo che culmina in una trascinantissima linea di chitarre gemelle fino all’apoteosi di un coro epico allo spasimo. L’innesto di un tastierista come membro stabile non snatura la band stessa: non troverete qui l’abuso di clavicembali, fiati e archi abusati tipico di quel periodo, anzi le tastiere rimangono sempre in secondo piano rendendo il suono più corposo e variegato. Notevole, tra le altre cose, l’utilizzo dell’organo Hammond, che non sarebbe mai stato neanche preso in considerazione se i Nocturnal Rites fossero diventati il banale e stereotipato gruppo power che i fan delusi li accusavano di essere.

The Sacred Talisman venderà molto più dei dischi precedenti, ma la vecchia fanbase rimarrà in gran parte delusa a tal punto che il successivo Afterlife registrerà un cambio stilistico notevole, mischiando le carte in tavola e modernizzando il suono. Questo sarà anche l’ultimo album cantato da Anders Zackrisson: niente da dire al suo successore Jonny Lindqvist -cantante tecnicamente preparatissimo e dall’impostazione molto più hard rock rispetto allo sgraziato Zackrisson- con il quale registreranno dischi bellissimi; ma il fascino di The Sacred Talisman rimane irraggiungibile nella sua imperfezione. I Nocturnal Rites rimangono l’emblema del gruppo power che ha raccolto meno di quanto meritasse, annegati nella marmaglia di gruppacci messi prematuramente sotto contratto da chiunque solo per cavalcare l’onda. Ed è The Sacred Talisman il loro vero, imprescindibile capolavoro. (barg)

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