Category Archives: From the dark past

Culti dissepolti: MASACHIST.

Chi scrive ha vissuto lo scisma dei Decapitated dal cantante Wojciech “Sauron” Wasowicz come un trauma: The Negation era (e resta) tra le cose migliori accadute al death metal nell’ultimo decennio, e Sauron era LA voce del gruppo; un rantolo bestiale, portatore e generatore di furia sovrumana, eppure al tempo stesso perfettamente intellegibile e immediatamente riconoscibile. Lascia la band una

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Nick Cave riscrive Il Corvo

È novella di questi giorni che quel gran burlone di Nick Cave stia riscrivendo la sceneggiatura di cotanto capolavoro di film che fu The Crow. Ovviamente si parla del primo della serie interpretato dal defunto figlio di Bruce Lee, Brandon, il quale, oltre al nome supercool, del tipo alla Beverly Hill 90210 possedeva anche l’aspetto, ideale per vestire i panni

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“Ragazzi, abbiamo finito la polvere d’angelo… Chi va a comprarla?” (Speciale FAITH NO MORE – seconda parte)

Ci siamo lasciati avendo decantato lungamente (mai abbastanza, vero) le lodi del signor Michael Allan Patton ma, a non voler risultare stucchevoli, occorre ribadire che, come dicevano le madrine del tanga metal italiano, “oltre alle gambe c’è di più”. Ricapitoliamo: c’è James Blanco (Jim) Martin, chitarra, capelloni, barbone, chierica e doppi occhiali indossati uno sull’altro (il perché vallo a capì);

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Io questi li conosco, ma non si erano sciolti? Sono i Faith No More, bello, mica o’ sangue di San Gennaro! (Speciale FAITH NO MORE – prima parte)

Il 14 giugno 2009 per molti compatrioti e vegliardoni del rock/metal è stato un giorno memorabile: i Faith No More, scioltisi nel lontano aprile 1998, tornavano in concerto in Italia con la line-up storica quasi al completo e con la verve beffarda e spocchiosa di sempre, resa, quest’ultima, ancora più apprezzabile dal nostro pubblico grazie all’originale uso che della lingua

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Joe R. Lansdale e io.

Ho scoperto Joe R. Lansdale abbastanza tardi. Era il 2003 e, nel tentativo di ingannare la noia di un viaggio in treno interminabile, alla stazione avevo comprato l’Almanacco della Paura di Dylan Dog (pratica che disertavo da circa una decina di anni); il fumetto non era un granchè – un polpettone fantapolitico-yesglobal ambientato in Messico (o comunque in qualche irrequieto

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