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Nick Cave riscrive Il Corvo

23 agosto 2010

È novella di questi giorni che quel gran burlone di Nick Cave stia riscrivendo la sceneggiatura di cotanto capolavoro di film che fu The Crow. Ovviamente si parla del primo della serie interpretato dal defunto figlio di Bruce Lee, Brandon, il quale, oltre al nome supercool, del tipo alla Beverly Hill 90210 possedeva anche l’aspetto, ideale per vestire i panni del cocco di papà iperarricchito con la puzza sotto al naso, la Porsche da mille miliardi e il mazzo di verdoni che spuntano dai jeans, rigorosamente strappati. Invece egli, fosco e caliginoso, avvezzo alle arti marziali da buona tradizione familiare, viene favorito dal regista australo-egiziano Alex Proyas (sulla director’s chair anche in Dark City, Segnali dal Futuro e Io, Robot) e dalla sua ghenga cinematografica per ricoprire l’ostico ruolo del lugubre e tenebroso Eric Draven.

Venerato dai ciovani come modello di riferimento autodistruttivo per la capigliatura scapigliata, l’occhio languido cinese e le botte facili, il compianto Brandon (RIP) ebbe poco tempo per farsi stimare per le sue doti di attore (ereditate dal padre Lǐ Xiǎolóng) ma forse qualcuno se lo ricorda in Resa dei conti a Little Tokyo spiezzare tutto in due insieme all’abnorme svedesone Dolph Lundgren. Massimo rispetto. Beffa delle beffe a danno di “Bréndone”, che ancora si starà rivoltando nel sarcofago, i tre orribili ed improponibili sequel del primo corvaccio: City of Angels, Salvation e Wicked Prayer.

Le mutandine di Eric Draven

Tutti saranno a conoscenza della maledizione caduta sulla famiglia Lee e della miserabile e triste fine fatta dai suoi illustri membri durante le riprese dei film ed in particolare delle numerose teorie cospiratorie, secondo le quali, ad esempio, il giovane Brandon fosse stato tolto di mezzo dalla mafia cinese o dalla Yakuza giapponese. Fossi in Takeshi Kitano, data la delicata filmografia, mi farei benedire a Pietrelcina nel convento di Padre Pio o, in alternativa, mi farei una grattatina. Ebbene, come intorno ad una morte prematura e misteriosa inevitabilmente nasce il mito, così immancabilmente nasce il Marketing. E il Merchandising è il suo profeta: cercando in giro su internet si possono scovare una serie infinita di gadget e oggettistica varia con su impressa la faccia del Corvo, come magliette, cappellini, tazze, boxer ed eccitanti perizoma. In Italia all’epoca del boom “corvesco” fu pubblicata la ristampa del fumetto di O’Barr, di cui prima dell’uscita del film solo appassionati e addetti ai lavori erano realmente a conoscenza, quantunque fatalmente ti sentissi dire: “Il Corvo? Ma io i fumetti ce li avevo già”. And you feel like a “mezza sega di provincia”. L’umiliazione fu completa solo quando venni a sapere che era stato dato alle stampe anche il numero zero. E vai colle bestemmie e sopporta pure chi proclamava fiero: “Ma come? Non lo sapevi che esisteva il numero zero?”. And you feel like a “bifolco di paese”. Ué, al mio paese il numero zero non è mai arrivato!!!

Il famoso numero zero

Vabbé, per fortuna il caro Giorgio, il negoziante di fiducia (che da venditore generico di musica si è guadagnato un dottorato di ricerca in Heavy Metal a seguito delle pressanti richieste mie e della cricca del quartierino che mi tiravo dietro), si fece arrivare una-copia-una della memorabile soundtrack. Solo uccidendo i contendenti con una mazza ferrata arrugginita sarei riuscito ad appropriarmi dell’agognato premio, senonché la mia proverbiale prestanza fisica bastò come mezzo di dissuasione efficace… Il plot è noto: Eric Draven, chitarrista e leader di un gruppo gothic chiamato Hangman’s Joke, dopo essere rientrato in casa e avendo constatato che la ragazza era stata stuprata e ormai in fin di vita, viene ammazzato brutalmente da un gruppo di zotici violenti, capitanati da T-Bird. Tutto questo durante la prima notte di nozze che per pura sfiga cadeva nella Notte del Diavolo, celebrata da gang e criminalità organizzata con atti barbarici e violenze a profusione. Ebbene, un corvo si posa sul corpo esanime di Eric e lo riporta in vita affinché egli possa vendicarsi e riportare la pace nel proprio cuore e nella memoria della sfortunata consorte. Che allegria!

Il regista Alex Proyas e la sua pappagorgia

Con una storia così, una colonna sonora cosà. Cioè castello ululì, lupo ululà. Mi sono spiegato? Il Corvo è stato soprattutto un mezzo per espiare rabbia e frustrazione: James O’Barr visse di persona la tragedia, come Draven. La sua ragazza, infatti, fu uccisa in un tragico incidente da un ubriaco. Ma il fumetto è anche una summa delle sue perversioni musicali, essendo egli fan sfegatato dei Bauhaus, dei Joy Division e dei The Cure. Tanto è vero che dai primi ha preso il volto del protagonista (ispirato per l’appunto a Peter Murphy), dai secondi ha ereditato i titoli di alcuni brani famosi come capitoli della serie, e dai Cure il brano Burn: “just paint your face and shadow smile”. Il resto è un pout pourri di nomi importanti della scena oscura e non di allora come Machines of Loving Grace, Stone Temple Pilots, My Life with the Thrill Kill Kult e tanta altra roba buona. Per chi non lo sapesse, l’opra è pregna di reinterpretazioni di brani insigni come Dead Souls dei Joy Division rifatta dai Nine Inch Nails,  Ghostrider dei Suicide suonata dalla Rollins Band e The Badge (Poison Idea) sfasciata dai Pantera. Poi ci metti la chicca dei Rage Against the Machine… Ma che vuoi di più dalla vita?

Tutto questo per ribadire che Nicola Cava (all’anagrafe Nicolas Cave) sta riscrivendo la sceneggiatura del succitato capolavoro. Cinefili, musicofili e ornitologi fiduciosi attendono. (Charles Buscemi)

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