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UNLEASHED – “Victory” (Century Media, 1994)

3 luglio 2010

Il liceo che frequentavo a Cagliari era la scuola più fighetta della città. Va da sé che tutti i metallari ivi presenti formassero un gruppo compatto che, durante la ricreazione, faceva a gara a chi aveva la maglietta black metal più impresentabile guardando con disprezzo le torme di adolescenti in barbour che non sapevano cosa fosse “Reign In Blood“. Tra i componenti di questo allegro milieu figurava un tale che avevamo soprannominato Burzum. Non che si distinguesse per comportamenti particolarmente degenerati, anzi, era un pezzo di pane. Era il classico ragazzo bravissimo a suonare la chitarra che pensava più a eseguire pentatoniche a velocità improbabili che a bere dalle nove del mattino, assumere quante più droghe possibili e immaginabili e cercare di rimediare una pompa da qualsiasi organismo pluricellulare di sesso femminile respirasse. Aveva la madre tedesca, e doveva aver preso un sacco di Dna ariano perché era una cavolo di pertica lungocrinita alta oltre due metri (stando in mezzo a dei sardi si notava ancora di più), biondissimo e con degli occhi a palla sempre fissi che a volte lo rendevano vagamente inquietante. Aveva l’abitudine di salutare la gente con appellativi insensati come “Huey, Johnson!”, “Huey, Captains!” e, per l’appunto, “Huey, Burzum!”, che gli rimase attaccato addosso.

All’epoca disegnavo già e avevo inaugurato un filone di vignette su di lui basate sul fatto che avesse un cazzo lunghissimo, senziente e tabagista con il quale dialogava. Una volta lo avevo ritratto mentre lo redarguiva per spingerlo a fumare fuori dalla finestra. La striscia finiva con il pisello vivente che tirava la cicca contro la macchina di un altro nostro amico, incendiandola. Il meccanismo comico stava nel fatto che a ‘sto tipo la macchina la avevano bruciata sul serio pochi giorni prima, non ricordo per quale motivo. All’inizio si vedeva Burzum che rimproverava il suo arnese dicendogli di prendere esempio dagli Unleashed e indicandogli quindi il poster di una immaginaria pubblicità antifumo con Johnny Edlund protagonista. Perchè Burzum era veramente fissato con gli Unleashed.  Eppure era il classico tizio che si imparava gli assoli di Petrucci, quindi non aveva nessun senso che gli piacesse un gruppo così puzzone. E, in particolare, ci spaccava le palle con “Victory”, che all’epoca fu considerato da tutta la critica indegno di capisaldi dello Stockholm Sound come i precedenti “Where No Life Dwells” e “Shadows In The Deep”. Così, nonostante le recensioni negative mi avessero inizialmente distolto (all’epoca non c’era internet quindi le recensioni erano il Verbo), me lo procurai. Una cafonata allucinante. Meraviglioso, quindi.

All’epoca gli altri prime-movers della scena di Stoccolma si erano evoluti di brutto. I Tiamat erano in pieno trip pinkfloydiano, gli Entombed si erano inventati il death’n’roll, i Dismember stavano diventando più melodici e persino i Grave si erano dati un minimo di ripulita. Johnny e compari invece se ne erano fottuti, uscendosene fuori con un disco truculento e ignorantissimo che poi ricicleranno pari pari per i lustri a venire, come dei Motorhead del death. Le canzoni sono minimali ed estremamente rozze, ma acchiappano. E sono particolarmente notevoli i testi che, rievocazioni vichinghe a parte, si buttano sui temi sociali con un’indignazione da gruppo hardcore straight edge (“Legal Rapes” è una canzone contro gli stupri, che di solito nelle liriche di metal estremo vengono commessi, mentre “Against The World” parla di mobbing, quando suppongo che in Svezia sia considerato tale anche la presenza in ufficio di un distributore di caffè che dia le dosi di zucchero sbagliate). E su tutto questo si staglia la figura maestosamente obesa di Johnny Edlund, il quale incarna il buon senso progressista e la bonomia scandinava del pescatore di aringhe medio a un punto tale che lo faresti segretario generale dell’Onu all’istante.

Parte “Victims Of War” e senti subito aria di casa. Quei riff scarni e cadenzati, quei power chord in mi, quella batteria buzzurra, il rantolo sgraziato dell’immenso Johnny che descrive sì le atrocità degli eventi bellici ma con un afflato pacifista quasi helloweeniano. In “Hail The New Age” te lo immagini in un pub di periferia che canta con un boccale da due litri in mano mentre abbraccia uno sconosciuto che aveva l’aria triste. Per non parlare della grezzissima, ma ultracatchy, “In The Name Of God” con un testo iperesplicito su un prete che stupra un bambino. Quindi molto attuale. Insomma, Johnny Edlund è pacifista, femminista, anticlericale, ambientalista e attento ai diritti dei lavoratori. E suona death metal. Può essere un esempio per i giovani d’oggi. Quando esce fuori che siete metallari e i vostri interlocutori iniziano a menarla con le Bestie di Satana potete controbattere citando il profondissimo impegno civile del cantante degli Unleashed. Che questa sera, con una prostituta lituana a braccetto, il vomito incrostato sul giubbotto jeans e le fitte al cervello per le troppe vodke a stomaco vuoto, starà tornando a casa barcollando con un ultimo pensiero, prima di andare a dormire, per il bene dell’umanità. Facciamo una petizione e proponiamogli di candidarsi alle Europee. Johnny Edlund for president.  Change we need. Yes we can.

Chissà se Burzum ascolta ancora questo disco. (Ciccio Russo)

25 commenti leave one →
  1. Winston permalink
    3 luglio 2010 12:23

    Ciccio per caso hai frequentato il dettori?

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  2. 3 luglio 2010 13:26

    dopo questo outing se qualcuno ha degli aneddoti su ciccio ai tempi del liceo è pregato di mettermene a parte. posso pagare.

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  3. Winston permalink
    3 luglio 2010 15:17

    no no bargonaz, ciccio è più grande di me di tre anni, io ero della scuola che stava attaccata alla sua, era solo per sfotterlo vista la rivalità tra i nostri due licei. Che poi non è detto, in quegli anni il liceale medio era esattamente quel tipo di cremino descritto da ciccio, ma in quel liceo la situazione era veramente assurda: nel parcheggio di solito c’erano una trentina di scarabei TUTTI perfettamente uguali, e TUTTI avevano gli stessi indumenti e capelli pettinati uguali. Era il posto più simile all’inferno che possa pensare.

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  4. 3 luglio 2010 15:38

    nel mio liceo classico non erano così fighetti, ma ero comunque l’unico metallaro nel giro di qualche chilometro quadrato. la cosa era diventata simpatica perchè tutti mi venivano a chiedere gli aneddoti sui norvegesi che si mangiavano il cervello l’un l’altro, anche i professori erano incuriositi dalle mie “magliette coi mostri”. ad una interrogazione, per ridere, la mia prof di matematica si fece il segno della croce.

    comunque la mia offerta è sempre valida erga omnes. sarò il simon wiesenthal degli scheletri nell’armadio di ciccio.

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  5. Winston permalink
    3 luglio 2010 16:55

    ahahhahahahahaha fai una cosa allora, ti rivelo un segreto: cagliari è come beautiful, tutti sanno di tutti, ti ci vorrà poco a sapere qualcosa ahahahah!
    nella mia scuola ero uno dei 15 maschi su 1200 alunni. Era il liceo pedagogico, e si, mi ha traumatizzato, e no, non mi ha fatto diventare gay. Inutile dire che di metallari nemmeno a pensarci. Una curiosità, sicuro che la tua prof non si fosse fatta il segno della croce per le panzane che avresti detto di li a poco ?

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  6. CertainDeath permalink
    4 luglio 2010 13:02

    Io candiderei Ciccio Russo alle Europee.
    Ciccio io ti amo per avermi fatto conoscere questo fottuto disco.
    Io dei miei giorni da Liceale(Scientifico) conserverò sempre un cattivo ricordo.
    Gli unici metallari si fecero bocciare per la disperazione di frequentare una scuola di fighetti e figli di papà.
    L’unica cosa buona e la gioventù dei primi anni che corrono da me a chiedere consigli su questo o quell’altro gruppo. Del 5° Anno siam rimasti in pochi, con mio grande stupore di recente ho scoperto che c’erano anche delle donne metallare -__-
    Bargone tu sei stato alquanto fortunato, pensa che le mie professoresse hanno detto ai miei che il ragazzo è “oscuro” e “nero dentro” . Hanno avuto da ridire anche sulla maglietta dei Motorhead i miei professori.
    Per fortuna è “quasi” finita e me ne vado da sto schifo.
    Intanto vado a bere acqua e limò e ne approfitto per dichiarare il mio amore gay per Roberto, il quale è il mio idolo adolescenziale, e che non finirò mai di ringraziare per avermi fatto scoprire i Kurnalcool.
    Il Garage di Alberto è ancora tinto de Vì.

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  7. 4 luglio 2010 23:26

    Eia, stavo al Dettori e ovviamente uscivo al Bastione e a Piazza Repubblica. Confermo che in quel liceo la situazione era quella descritta da Winston ma c’era anche gente normale e un gruppo di scoppiati che ogni tanto organizzava assemblee musicali con cover band di Kreator e Suffocation.

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    • winston permalink
      9 luglio 2010 14:20

      ahahahahah grande, ricordo ancora una assemblea musicale al dettori, passai dal muro del cortile dell’eleonora d’arborea, crollato dopo anni di incurie. Furono le peggiori band mai viste in vita mia ahahahahah!

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      • 9 luglio 2010 15:44

        Ehehe, però le assemblee musicali più fiche le facevano al Pacinotti, dove avevano il palco più grande e un impianto un minimo serio (ovviamente al mixer c’era sempre Ignazio della sala prove Green Studio di Pitz’e Serra dove andavamo a suonare praticamente tutti… Esiste ancora?).

        Ma quella che ricordo con più affetto si svolse all’Archimede nel ’98. Anche qua, ovviamente, erano previste solo band grind, thrash e death. Prima che i gruppi iniziassero a suonare fu annunciato un intervento di Paolo Belli dei Ladri di Biciclette (cosa cazzo ci facesse a Quartu Sant’Elena non si sa) che doveva dire “UN PAIO DI COSE CONTRO LA DROGA”, tutto ciò davanti a decine di metallari minorenni ubriachi che avevano iniziato a farsi porri dalla mattina.

        Ovviamente fu accolto da una salva di insulti e di lanci di oggetti che lo costrinsero a fuggire dopo pochi secondi. Paolo, se per qualche motivo mi stai leggendo, sappi che il bicchiere di plastica col Parteolla del discount te lo tirai io. Perdonami, ero giovane e stupido.

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      • winston permalink
        9 luglio 2010 16:31

        Dio mio Francesco, tu mi stai facendo tornare un brufoloso metallino di merda ahahahhaha!purtroppo la mia carriera liceale iniziò nel 1999 quindi credo di non aver preso parte a certi eventi dove potevi esserci pure tu.. Ricordi la giornata dell’arte del 2001?era stata fatta al magistero, i punk diedero prova di classe ed eleganza cagando nell’atrio della facoltà di lettere. Ci furono un botto di band death, anche una che al momento di suonare una cover degli in flames disse “questa canzone la dedico alla mia professoressa” e giu di growl, i non metallari presero la cosa come un insulto verso la prof e la band fu portata in trionfo. Il green studio esiste ancora, ma è molto meno alternativa di quanto ci si può pensare, diciamo che l’ambiente è molto indie. Fin quando andavo al liceo qualche cosa si faceva, ma mai con l’impianto del green studio, ricordo ancora quella del 2003 dove suonai, mi pare, al pacinotti con la mia band grind (i bloody diharroea), il fonico era un uomo di sessanta anni e aveva l’apparecchio acustico. Non dico altro.

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  8. certaindeath permalink
    5 luglio 2010 12:39

    “e un gruppo di scoppiati che ogni tanto organizzava assemblee musicali con cover band di Kreator e Suffocation.”
    Stima assoluta per questa gente.

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    • 5 luglio 2010 14:17

      Questa gente eravamo io e i miei simili: per l’occasione provvedevamo ad assumere il controllo del servizio d’ordine dell’assemblea in modo da far entrare tutti i nostri amici borderline, così da riempire la palestra del rispettabile istituto di gentaglia lungocrinita che cantava “Bringer of torture” brandendo ichnuse e tromboni alle dieci del mattino. Poi dopo il diploma mi sono trasferito a Roma quindi non so se le generazioni successive siano state all’altezza. All’epoca le assemblee musicali delle scuole cagliaritane erano monopolizzate dal giro dei metallari, punk, rapper (con i quali eravamo in ottimi rapporti) e bruciati vari, e, di fatto, erano tra le pochissime occasioni per ascoltare roba del genere in città.

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  9. certaindeath permalink
    5 luglio 2010 18:22

    Non a caso Ciccio tu e Bargone siete fra i miei idoli adolescenziali.

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  10. Mde permalink
    5 luglio 2010 21:17

    Infatti si. Bargone, Ciccio vi rendete conto che avete formato una intera generazione di metallari in tutto il mondo? Io avevo 13/14 anni quando cominciai a leggere la Verità con le recensioni del Mancusi. Che poi, tra l’altro, avendo conosciuto molti metallari (alcuni super tamarri poser) a Roma c’è da dire che (soprattutto) il Bargone o viene appellato come genio oppure il solo sentirlo nominare fa grugnire questa massa di metallari allucinanti (tra cui il mitico the King of Poser) che cominciano a declamare odio verso la tua persona e minacce di morte di vario tipo. Ti stimo Bargone, ma sta attento a pubblicare tue foto.

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  11. 8 luglio 2010 15:20

    ragazzi siete troppo buoni. non so chi sia questo king of poser ma dal nome promette bene.

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  12. spampoffa permalink
    31 luglio 2010 17:37

    bargonauta grazie a te conobbi a suo tempo i mitici mago de oz… ora sono una persona socialmente pericolosa.
    villacidro regna.ciccio russo ti aspetto a monti mannu

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