Come Clarity degli IN FLAMES era terribile (ma non sono mai riuscito a smettere di ascoltarlo)
Per parlare di questo disco mi basterebbe ricopiare la recensione del precedente Soundtrack to your Escape e cambiare giusto i titoli. Qui si ripropone tutto pari pari, a partire dal concetto di fondo, e cioè che gli In Flames di questo periodo avevano tutto, ma proprio tutto per farmi schifo, eppure per qualche assurdo motivo mi piacevano, e manco poco. Come detto, non è assolutamente una cosa di cui vado fiero, e di sicuro se vengo coinvolto in una discussione in cui si inizia a parlare male di questi In Flames mi guardo bene dall’intervenire per prenderne le difese. Però poi finisco sempre per riascoltarmi il suddetto Soundtrack to your Escape, il presente Come Clarity e persino il successivo A Sense of Purpose.
Dei tre, peraltro, Come Clarity forse è quello che mi piace di più. Se dovessi spiegarvi il motivo non ci riuscirei, perché dovrei soffermarmi ad analizzare i singoli aspetti del suo contenuto e alla fine il quadro che ne uscirebbe sarebbe nefasto. Soprattutto la voce di Friden, che è terribile. Quando va in screaming sembra un maialino nell’atto di venire scannato e se ti ci soffermi troppo ti fa venire l’orticaria; le sue parti in pulito sono svenevoli, con tutti quei mormorii, quei mugolii, quegli uggiolii, per non parlare di quando va di potenza perché sai che è tutto iperprodotto e completamente costruito in studio e che dal vivo non riuscirebbe a riprodurre nemmeno metà di tutto quel fiato. E non sopporto neanche il look da fighetti scan-rock come andava di moda all’epoca, che mi è sempre stato sullo stomaco. Non mi soffermo sugli altri aspetti perché l’ho già fatto nei ventennali dei precedenti album dei “nuovi” In Flames, però sulla voce di Friden mi sento sempre di ritornare, perché è davvero incredibile che mi possano piacere dei dischi cantati in questo modo barbaro. E ovviamente non mi riferisco agli album degli anni Novanta, perché lì lui si limitava a un growl standard, di certo senza particolari pregi ma neanche fastidioso come sarebbe stato successivamente.
Eppure, ripeto, il risultato d’insieme mi piace, o quantomeno ha sempre esercitato su di me un certo fascino. Qui ci sono pezzi che ho sentito allo sfinimento: Take This Life, Leeches, Vacuum, Crawling Through Knives, la traccia omonima e soprattutto Dead End, con l’intervento di una pregevole voce femminile, opera di una cantante pop svedese mai più apparsa in alcun disco metal. Poi certo, l’album dura tre quarti d’ora e c’è anche qualche pezzo indigesto, specie verso la fine, ma è pure normale, perché la corda si può tirare fino a un certo punto. Per il resto approvo la similitudine con Gervinho che s’inventò Traversa anni fa. Come Clarity non ha niente di buono, ma alla fine finisce sempre nel lettore. Così va la vita. (barg)


sapevano scrivere ritornelli, e questo ti frega
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Gli In Flames sono fondamentalmente dei grandi ruffiani, cercano la melodia facile e spesso la trovano. Questo non è uno dei lavori migliori eppure funziona. Sarà per questa ragione che i loro i loro album li ho praticamente tutti e mi piacciono molto.
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chi ha scritto questo articolo è il purtroppo classico metallaro asfissiato in una comunità di elitisti arroganti che non capiscono proprio il senso della musica e dell’arte in generale. Se ti piace una roba dovresti sentirti libero di dire che per te è bella e ha valore, che lo abbia o no oggettivamente non frega un cazzo a nessuno, solo a chi deve sentirsi migliore degli altri perché ascolta roba approvata da una critica che si veste degli abiti abbaglianti e intoccabili dell’oggettività solo per mascherare gli stracci della sua insicurezza, della mancanza di dare diritto alla propria soggettività. l’album lo ascoltavo da piccolo ora mi fa un po cagare ma secondo me non è terribile. pace.
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Ciao Lukaka, anche io a volte sento le spire asfittiche del serpente del pregiudizio. Sì stringono attorno al mio collo (sempre meglio che intorno al cazzo, eheheheheh) e mi impediscono di vedere.
Perché in effetti la saggezza è una pazzia che impedisce di vedere (ma non so se definirla davvero saggezza). Ogni uomo spera di comandare. Vive per questo e uccide anche per meno! Io non lo voglio più ma continuo ad andare avanti. In compenso mi masturbo spesso. Che ne pensi?
Comunque il tuo post mi ha illuminato. Grazie.
P.s. La “Lukaka è la femmina del Lukako? Se è così forse Lukaku è non-binary! Infatti se perde o vince 1 – 0 si incazza di brutto. Ma bisognerebbe chiedere ai compagni di squadra che fanno la doccia con lui!
Ti saluto con affetto.
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Come Clarity fa schifo perché in questo disco non funziona niente.
Quando si realizza questa realtà, si capisce anche la scelta del titolo.
Gli altri 2 album citati STYE e aSoP possono piacere o meno ma dal punto di vista tecnico, innovazione (o almeno cambiamento) e sonoro, presentano argomenti tangibili (ripeto: apprezzabili o meno)
CC è come Siren Charms: sala prove e interesse da Bside-track
e SC ha persino qualche spunto
ho detto tutto
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gli ho tutti, gli ho visti dal vivo, e li adoro, logico che i primi quattro son dei capolavori e poi ci fu la svolta ad esempio ritengo I, the Mask stupendo, ma anche tutti gli altri compreso come clarity son dei buoni album. Viva gli IN FLAMES e i DARK TRANQUILLITY tutta la vita.
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Non capisco l’iperbole iniziale. É un bel disco, bei singoli, bei pezzi, costava molto dirlo?
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Potrei asserire che “oggettivamente” i dischi migliori degli In Flames sono Jester-Whoracle-Colony (vale l’oggettività in musica? L’io penso kantiano applicato al metal fa sì che ci siano dischi “belli in quanto belli”?).
Ma questo è il mio loro disco preferito, atteso all’uscita, ascoltato allo sfinimento, preso in versione limitata, ho pure la maglietta con la copertina. Ciao.
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Eppure… è orribile. Ascoltato una volta e abbandonato.
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Mi sono fermato a Clayman ,per me finisce là. Ho ascoltato Reroute tò remain e Soundtrack ti… solo perché vent’anni anni fa andai a vederli mentre supportavano gli Slayer.
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E’ il migliore del “nuovo corso” successivo a Clayman. Escluso un paio di riempitivi, sono tutte ottime canzoni, tra l’altro invecchiate benissimo, a differenza di quanto prodotto dopo A sense of purpose fino alle ultime due dignitose prove (Foregone non è per niente male). Qui la mano di Jesper Stromblad si sente ancora… forse come suono poteva essere meglio, ma per me è un gran disco. Tra l’altro il buon Jesper qualche me fa ha postato una foto insieme alla sopracitata cantante pop (Lisa Miskowsky).
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