La mensa di Odino #26

Iniziamo con Symphony of Chaos, quarto album dei BLACK SOUL HORDE da Atene. La copertina e il logo possono far pensare a qualcosa di più estremo di quanto in realtà non sia, ovvero un heavy/power metal ottantiano piuttosto melodico e dai tempi tendenzialmente moderati, fondato sulle melodie e sui cori. Anche il concept lirico del gruppo vira su tematiche orrorifiche, addirittura sconfinando in aperte citazioni a Lovecraft e Robert Howard. Il risultato è molto gradevole, più di quanto le premesse possano far immaginare, con buoni picchi come l’incedere maideniano di Julian Graves,  la partenza col botto di A Scream in the Snow o le atmosfere alla Mercyful Fate della conclusiva Dance of the Eternal. Un’altra realtà greca da tenere in alta considerazione.

Segnaliamo poi il ritorno degli AIRBORN, che per qualche motivo avevamo perso di vista, con Lizard Secrets: part 3 – Utopia, terza parte del loro ultimo concept. Del gruppo torinese avevamo già parlato a proposito dei primi ottimi album, specie il debutto Against the World, tra i migliori dischi power metal mai usciti dall’Italia. Loro non sono cambiati più di tanto, compatibilmente col fatto che sono passati più di vent’anni dagli esordi: il loro stile è di sicuro diventato più rilassato, più composto, meno sparato, diciamo così, ma si tratta sempre di power metal vero e proprio, derivante dalla vecchia scuola novantiana, come in pochi sono rimasti a fare. Loro peraltro seguivano la scuola tedesca, più solida e quadrata rispetto a quella ultramelodica e barocca italiana, e quindi è normale che si siano evoluti in senso priestiano (o acceptiano) come già i Gamma Ray prima di loro. Ma il loro stile rimane riconoscibile, e passaggi folgoranti come la cavalcata di Magic Bullet o  l’accelerazione di Midnight Riders stanno lì a ricordarci del perché gli Airborn ci sono sempre piaciuti così tanto. L’unico appunto che mi sento di muovere all’album è la produzione, stavolta non ad opera di Piet Sielck, come molti dei precedenti lavori della band (qui il pelatone ha semplicemente avuto il ruolo di consulente nella fase di mastering), ma firmata dallo stesso lider maximo Alessio Perardi; ma ce la facciamo andare bene lo stesso. Consigliato comunque ai nostalgici del genere.

E ritorniamo in Grecia per un altro gruppo sempre più o meno sullo stesso genere. Stavolta si parla dei REFLECTION, sempre da Atene, che hanno da poco fatto uscire il loro quinto album The Battles I Have Won, solida prova di un power metal che viene presentato come particolarmente epico e roccioso ma che in realtà è molto più strutturato e, uhm, raffinato rispetto agli altri due dischi qui trattati. È tutto molto sostenuto e tonitruante, con la voce di Kostas Tokas (attualmente in forza ai Power Crue e già nei The Silent Rage) che si distingue per enfasi. Non è esattamente il genere che prediligo, ma anche qui l’ispirazione è rivolta all’indietro, non tanto negli anni Ottanta come per i Black Soul Horde né nei Novanta come per gli Airborn quanto nei primi anni Duemila, quando il power si raffinava e inglobava fascinazioni progressive, quantomeno nella forma. Una menzione la meritano i testi commoventemente ellenici, dagli Argonauti all’Odissea fino all’assedio di Malta. Bella anche la copertina. (barg)

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