In Nomine Doomini vol.1: IRON VOID, LORD MOUNTAIN, TRIBUNAL

Anno nuovo, solito vecchio doom. In genere l’inizio dell’anno non regala sussulti veri e propri, i giochi iniziano a farsi interessanti in seguito. Ma qualche segnalazione degna di nota si riesce sempre a farla. Noi ci ripromettiamo di tenere sempre aggiornati i nostri 24 lettori, di cui forse 8 interessati al doom e gli altri ai gusti musicali del Carrozzi, ai serial killer del Messicano o ai sentimenti del Masticatore (lo siamo tutti). Per chi è interessato pure a festeggiare con idromele le vittorie sui nemici, accendere incenso da chiesa in casa, vicini permettendo, e scapocciare, sì, ma a ritmo lento, che la cervicale si fa sentire, noi quest’oggi proponiamo i dischi di Iron Void, Lord Mountain e Tribunal.

Cominciamo con IV degli IRON VOID, band che nella prima incarnazione, ancora nel XX secolo, vedeva Andy Whittaker, che poi avremmo ritrovato nei Solstice, alla chitarra. Il che ci aiuta ad inquadrare, credo: classicissimo doom inglese, epico il giusto, per il resto debitore in tutto di un certo quartetto di Birmingham. Pochi elementi, semplici, fatti bene. Si parte proprio bene con Grave Dance e Living on the Earth, puro Sabbath. Alla voce pare esserci un Ozzy giovane e asciutto, un po’ come negli Orchid, ma senza effetto karaoke. Come da copione, le variazioni sul tema derivano dalla NWOBHM più scura e doomy. Tipo in She, una specie di ballata che grida Angel Witch nelle chitarre, nella voce, nella melodia. Abbiamo capito credo che gli Iron Void non inventano proprio nulla. Ma IV diverte, che noi siamo gente che giunge alla tanto agognata spensieratezza quando sente odore di cripta. Poi ci sono i momenti più duri, southern, alla Down, e una specie di singolo ruffiano che gira bene, Pandora’s Box. Per ingranare la marcia con l’anno nuovo, IV fa il suo lavoro.

Si prosegue con un esordio sulla distanza lunga, da Santa Rosa, California. Loro sono i LORD MOUNTAIN ed i 36 minuti di riff guerreschi che pubblicano ora rispondono al nome di The Oath. Anche qui doom abbastanza classico e ruvido, ma con tendenze sia in direzione stoner che epic spadaccino (Mark Shelton aleggia qua e là). Suono asciuttissimo che sa di amplificatori e poco altro, voce pulita e ancora poco incisiva (a momenti ricorda quasi quella di un noto chitarrista pesarese). L’effetto, ad un primo impatto, ricorda quello degli esordi dei texani Sword. Ad onor del vero, gli Sword agli esordi avevano proprio un altro impeto e impatto (ed io all’epoca mica li avevo compresi…). Un po’ scomodo quindi il confronto, ma i Lord Mountain non hanno molto da rimproverarsi, né noi da dispiacerci. Se The Oath non scalerà le classifiche a fine anno, i Lord Mountain potranno farlo con le prove successive. Attitudine e riff giusti li hanno. Quando aggiungeranno maggior pezza e mistero alle composizioni potremmo avere lance ed asce per le nostre pugne.

Ancora un esordio, quello dei TRIBUNAL. Stavolta però la provenienza è il Canada e il (sotto) genere il doom gotico, tendente a momenti al death. Ci stacchiamo quindi dal solco del doom più classico ed epico, ma per una buona ragione. Anche se l’inizio di The Weight of Remembrance non è imprescindibile (la prima parte del riff di Initiation sembra White Christmas), le cose si fanno serie subito a seguire con Of Creeping Moss and Crumbled Stone. Qui la dicotomia tra, da un lato, le chitarre elettriche e lo scream di Etienne Flinn e, dall’altro, le declamazioni solenni e le note di violoncello di Soren Mourne, assume consistenza e regala i primi picchi. Da quel punto in poi la consistenza del disco resta alta e il riferimento principale, i My Dying Bride, può essere evocato giustamente. Specie con le due bellissime tracce che chiudono il disco. Without Answer, dura, irregimentata da riff di chitarra, più secchi e taglienti, ma con onde di violoncello che tracimano malinconia, prima che siano scogli di chitarre e drammatica elettricità a prendere nuovamente il controllo di un brano bellissimo. E l’ultima, The Path, chiude con un lungo sviluppo gotico il primo esordio da tenere a mente in questo 2023. (Lorenzo Centini)

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