Donald Henry Gaskins, uno dei serial killer più perversi di tutti i tempi

Donald Henry Gaskins Jr. nasce il 13 marzo del 1933 a Florence (South Carolina, Stati Uniti d’America). Sua madre, Eulee Parrott, è una donna – diciamo così –  fortemente dedita alla promiscuità: nel corso della sua vita dà alla luce numerosi figli, molti dei quali avuti con uomini diversi con cui ha soltanto delle sveltine occasionali. Anni dopo, il padre biologico di Donald lo riconosce legalmente dandogli il suo cognome (Gaskins, appunto), senza però avere mai alcun tipo di rapporto con lui.

Donald fisicamente è abbondantemente sotto la media. È basso, ha una voce stridula e nasale da personaggio buffo dei cartoni animati (un incrocio tra Bugs Bunny e Paperino), è molto esile ed anche visibilmente sproporzionato: ha le braccia lunghe, le gambe corte e la testa piccola. In età adulta è alto meno di un metro e sessanta e pesa 59 chilogrammi. A causa della sua fisicità, Gaskins si guadagna sin da subito il soprannome di Pee Wee, un’espressione gergale inglese difficile da tradurre letteralmente in italiano, che in sostanza indica una persona minuta, gracile, debole e per questo in un certo senso anche ridicola. Volendo, giusto per rendere meglio l’idea, anche se non è proprio corretto, nella nostra lingua potrebbe diventare “sgorbietto sfigato” o qualcosa di simile. Questo nomignolo lo accompagna praticamente per tutta la vita.

Il contesto familiare in cui cresce Pee Wee è estremamente degradato sotto tutti i punti di vista. La signora Parrott è lontanissima dall’essere una madre anche soltanto decente e non dà le dovute attenzioni alla sua prole. All’età di circa due anni Donald, lasciato da solo come di consueto, beve del cherosene e viene salvato per il rotto della cuffia.

Il contesto sociale non è da meno. Il South Carolina è uno Stato prevalentemente rurale, ricco di boschi, villaggi e cittadine popolate in larga parte da rednecks zappaterra/bovari/taglialegna poco scolarizzati (quel territorio è più o meno così ancora oggi, figuriamoci quindi come potesse essere diversi decenni addietro), le cui uniche occupazioni sono lavorare, figliare, bere e scatenare risse nei bar. Gli innumerevoli compagni della madre corrispondono tutti alla descrizione di cui sopra ed hanno un denominatore comune: riempiono di botte il piccolo Donald ad ogni occasione utile.

Quando è ancora un bambino, a casa di alcuni amici di famiglia, Pee Wee Gaskins assiste ad una scena che, a detta sua, cambia per sempre la sua vita. I conoscenti hanno in soggiorno, all’interno di una teca di vetro, un grosso serpente al quale ad un tratto, sotto gli occhi degli ospiti, lanciano un topo. Vedere il rettile che mangia il roditore vivo eccita Donald al punto da provocargli un’erezione.

Per il giovanissimo Pee Wee a scuola la situazione è simile a quella vissuta tra le mura domestiche: a causa della sua corporatura viene bullizzato praticamente da chiunque. Anche per questo motivo, ad undici anni Donald abbandona gli studi e va a lavorare in un’autofficina. È qui che conosce Danny e Marsh, due suoi coetanei con i quali forma una sorta di piccola banda, da loro stessi denominata The Trouble Trio” (“Il trio dei guai”). Il nomignolo simpatico ed infantile non deve trarre in inganno: i tre ragazzini non vanno in giro a compiere innocenti marachelle, come, ad esempio, rompere i vetri delle finestre del vicinato con la fionda, ma si specializzano in furti e rapine. Con i primi guadagni ottenuti dalle summenzionate attività illecite, i tre scassinatori in erba comprano un’auto (nessuno di loro ha l’età per guidare) grazie alla quale fanno un salto di qualità: si spostano facilmente nelle cittadine limitrofe, dove continuano a svuotare fattorie ed appartamenti, soprattutto nelle zone maggiormente benestanti. In brevissimo tempo diventano abili sino ad arrivare a farsi un nome nell’ambito della microcriminalità locale. Più soldi, quindi, ma anche più vizi: le prime esperienze sessuali dei giovincelli sono a pagamento, una costante delle scorribande di Donald e compagni. Ben presto, però, la gang di Pee Wee scopre che il sesso si può ottenere anche gratis, nello specifico prevaricando i soggetti deboli: abusare sessualmente dei ragazzini più piccoli per il trio dei guai diventa la norma. La loro fama li precede e, per paura, nessuno pensa di denunciarli o di raccontare ad anima viva di aver subito delle violenze. Il gioco finisce quando stuprano la sorella minore di un membro del Trouble Trio, Marsh. Dopo essere stata violentata dai tre giovani balordi, compreso quindi suo fratello, la bambina racconta tutto ai suoi genitori. Donald e Marsh vengono portati in un granaio e riempiti di bastonate (Danny si salva, perché suo padre, un pluripregiudicato, lo difende con un fucile). Poco dopo l’accaduto, le famiglie dei suoi due sodali cambiano città e Pee Wee continua da solista a condurre la stessa vita criminale portata avanti sino a quel momento.

Durante un tentativo di effrazione, Donald viene sorpreso dalla figlia dei padroni di casa, che in quel momento sono fuori per lavoro. La ragazzina lo riconosce e tenta di bloccarlo brandendo un’ascia. Gaskins la disarma e la colpisce alla testa, poi scappa, pensando di averla uccisa. Si sbaglia: seppur ferita gravemente, la giovane è ancora viva e lo denuncia. Processato per direttissima, viene condannato a stare in riformatorio sino al compimento dei diciotto anni. È il 1946 e – ricordiamolo – Pee Wee, nonostante il ricco curriculum da delinquente abituale di lungo corso, ha soltanto tredici anni.

La detenzione, com’è facile immaginare, per lui è un vero e proprio calvario. Essendo piccolo e debole, è costretto a subire ogni genere di sopruso da parte degli altri detenuti, compreso lo stupro. Diventa addirittura lo schiavetto del boss del riformatorio, il prigioniero più temuto e rispettato del carcere minorile. Donald tenta di evadere senza successo diverse volte. Ci riesce solo nel 1950 e si sposa: lui ha diciassette anni e sua moglie tredici. Dopo pochi mesi decide di costituirsi per finire di scontare la pena residua, che termina nel 1951.

Ora Pee Wee è maggiorenne, sposato e con una figlia piccola a carico, quindi cerca di mettere la testa a posto e trova lavoro come bracciante in una piantagione di tabacco. Nel 1953 ha un alterco con la figlia di uno dei suoi titolari, la quale, a suo dire, lo insulta pesantemente senza alcun motivo. In realtà probabilmente la ragazza ha scoperto che Donald è l’autore dei numerosi incendi appiccati alle coltivazioni nei mesi precedenti. La discussione ha un epilogo non proprio dei migliori: Gaskins prende a martellate la sua interlocutrice e le spacca il cranio. Nonostante le fratture alla testa, anche lei, come l’adolescente aggredita con l’ascia qualche anno prima, sopravvive e per Pee Wee si aprono nuovamente le porte del carcere. Gli danno sei anni.

In galera per Donald si ripresenta la costante della sua esistenza: la sopraffazione violenta. Torna ad essere, insomma, una facile preda. Questa volta, però, Pee Wee non ci sta. Decide di passare dall’altra parte: da vittima vuole diventare carnefice. Per attuare la sua idea deve farsi temere e per essere temuto le parole non bastano. Sceglie il detenuto più rispettato del penitenziario, tale Hazel Brazell, si procura un coltello e alla prima opportunità gli taglia la gola. Al processo dice di aver agito per legittima difesa. Non è vero, ma il giudice ci crede e gli dà solo altri tre anni di reclusione. A questo punto, però, la missione è compiuta: diventa uno dei carcerati più rispettati, quindi nessuno gli dà fastidio e può anzi fare quasi tutto ciò che desidera all’interno della prigione.

Nel 1955 sua moglie chiede il divorzio. Donald decide di evadere e lo fa nascondendosi nel camion dei rifiuti. Arriva in Florida e si unisce ad un circo itinerante. Lo arrestano nuovamente qualche mese dopo e lo risbattono dentro. Esce nel 1961 in regime di libertà vigilata. Una volta fuori, Gaskins ricomincia a rubare. Nel 1963 viene arrestato per l’ennesima volta: ha stuprato una dodicenne. Gli danno otto anni, ma gli concedono ancora la libertà vigilata nel 1968. A questo punto si trasferisce con la famiglia nella contea di Sumter e comincia a lavorare per un’azienda edile.

Pee Wee Gaskins ha ormai 35 anni e la vita gli ha insegnato molto. Se  desidera qualcosa, qualunque essa sia, può prenderla con la forza. La violenza è l’unico modo per farsi rispettare e, soprattutto, per evitare che qualcuno gli dica cosa fare e cosa non fare, come invece è accaduto nel corso della sua infanzia/prima adolescenza. Se qualcuno si interpone tra lui ed i suoi propositi, la questione è facilmente risolvibile. Come? Uccidendo. Questo metodo ha funzionato con Hazel Brazell, quindi perché non dovrebbe essere valido in altre situazioni? Lo stupro della dodicenne e le aggressioni alle due ragazze lo hanno illuminato. Per quelle storie è stato arrestato, ma, secondo lui, solo per un motivo: non ha ammazzato le tre vittime della sua perversa aggressività, che poi lo hanno denunciato facendolo finire dietro le sbarre. La rabbia che ha in corpo praticamente da sempre fa il resto.

Arrivati a questo punto della storia è d’obbligo fare un piccolo salto temporale in avanti di qualche anno. Siamo nel 1975. Una tredicenne, Kim Ghelkins, scompare dalla cittadina di North Charleston. I genitori della giovane denunciano la sparizione alla polizia, aggiungendo di avere dei forti sospetti su un loro conoscente che abita in un contea limitrofa: Donald Gaskins. Kim viene prelevata spesso dalla sua abitazione da Pee Wee, ufficialmente per farle passare del tempo a casa sua, in molte occasioni in compagnia di sua figlia, mentre i genitori della ragazzina di North Charleston lavorano. Le forze dell’ordine cominciano ad indagare e cercano di reperire delle informazioni sul sospettato interrogando i suoi vicini di casa. Il quadro che emerge in un certo senso lo allontana dal fattaccio: viene descritto da molti come un soggetto bizzarro e sui generis, ma tutto sommato simpatico,  scherzoso, amichevole e molto abile nei lavori manuali. C’è chi rivela alcune delle sue stranezze. Una in particolare colpisce gli investigatori: da un paio d’anni Donald Gaskins va in giro con un carro funebre, sul retro del quale ha una grossa pala. Ovviamente viene interrogato anche lui, ma sulle prime non viene fuori nulla di compromettente: riesce persino a superare indenne il test del poligrafo (detto volgarmente macchina della verità). Visti i suoi numerosi precedenti penali, gli inquirenti decidono comunque di continuare ad indagare su Donald, sentendo le persone a lui vicine. Si concentrano principalmente su un suo amico, tale Walter Neely, uno scemo del paese alcolista che vive di espedienti, il quale, in base alle testimonianze raccolte, pare sia molto spesso in compagnia di Gaskins. È la scelta giusta: Neely, dopo appena un paio di interrogatori, racconta agli agenti di aver aiutato Pee Wee a seppellire i cadaveri di due uomini, i fratellastri Dennis Bellamy (28 anni) e John Knight (15 anni). C’è di più: li ha uccisi proprio Donald con un’arma da fuoco.

Bellamy, un delinquentello di bassa lega, tempo prima ha un alterco con Gaskins. L’oggetto del contendere è molto incerto: pare che, dopo un lavoro losco fatto insieme, lui voglia in qualche modo fregare Pee Wee, ma viene fuori che probabilmente la realtà dei fatti possa essere esattamente antitetica e che addirittura Dennis, per far valere le sue ragioni, si sia più volte presentato a casa di Donald completamente ubriaco, utilizzando dei modi – per usare un eufemismo – ben poco ortodossi. Per risolvere la nebulosa questione, Gaskins organizza un vero e proprio tranello e propone a Bellamy un affare. Gli racconta di avere delle auto rubate nascoste nel bosco, per smontare le quali necessita del suo aiuto, chiaramente dietro compenso. Dennis accetta e si presenta all’appuntamento in compagnia del suo giovane fratellastro. Mentre i due ragazzi sono chini sul motore di una delle macchine, Pee Wee li fredda con una serie di colpi di pistola alla nuca.

Oltre ai dettagli di cui sopra, Neely racconta alla polizia di come Donald gli abbia più volte confidato di aver ammazzato decine di persone. Non solo: si offre di accompagnare gli agenti nel cimitero privato di Gaskins, a pochi metri dal suo giardino, nel quale sono sepolti Bellamy e Knight. Walter, come già detto, non è un soggetto particolarmente affidabile, ma questa volta non mente e, nel disperato tentativo di salvarsi da una lunga detenzione o addirittura dalla pena di morte, scoperchia il classico vaso di Pandora. Il camposanto clandestino di Pee Wee non solo esiste davvero, ma al suo interno, oltre a quelli dei due fratellastri, le forze dell’ordine rivengono altri sei cadaveri.

Donald Gaskins ha un’esperienza criminale pluridecennale e capisce subito, notando che la polizia sta interrogando tutte le persone che fanno parte delle sua vita, che di lì a poco verrà arrestato. Prima della confessione di Walter, quindi, Pee Wee si dà alla macchia. Viene catturato poche settimane dopo, il 14 novembre del 1975, e processato per direttissima. Il testimone principale è ovviamente il suo compare Neely, ma non è l’unico teste a presentarsi in aula: tra gli altri, c’è anche la ventenne Shirley Gaskins, sua figlia. La ragazza non ha mai visto suo padre nell’atto di seviziare o squartare un essere umano, ma ha comunque diverse informazioni utili. In tribunale, infatti, Shirley racconta di come il genitore rientrasse più volte in orari inconsueti coperto di sangue e che fosse solito giustificarsi dicendole di aver investito accidentalmente un animale, nonostante il paraurti della sua automobile non avesse mai alcuna ammaccatura. Spesso, poi, le chiede di fare da mangiare per diversi suoi amici. Lei esegue ogni volta e non ci trova nulla di strano, ma il post-cena è molto inquietante: dopo il pasto, Shirley non rivede mai più gli ospiti, tra i quali cita anche i due fratellastri ritrovati nel cimitero di Pee Wee. Riguardo quest’ultima vicenda, emerge un altro episodio correlato e molto significativo. Un giorno, mentre fa le pulizie, Shirley trova casualmente in un armadio delle scarpe maschili di taglia molto grande. Visto il minuto fisico di suo padre, è evidente che siano di qualcun altro. Le calzature, dopo l’arresto di Donald, finiscono nelle mani della polizia, la quale scopre che appartenevano al defunto Dennis Bellamy. I commensali delle sopracitate ultime cene, prosegue Shirley, erano praticamente sempre amici o conoscenti nei confronti dei quali, per vari contrasti, spesso anche molto banali, suo padre aveva poco prima manifestato risentimento o antipatia. L’iter giudiziario fa emergere anche i presunti moventi degli omicidi. La summenzionata Kim Ghelkins, ad esempio, subiva regolarmente abusi sessuali da parte di Pee Wee e veniva inoltre sovente da lui stesso venduta a numerosi uomini adulti. La ragazzina firma la sua condanna a morte quando minaccia di raccontare l’accaduto ai suoi genitori.

Shirley Gaskins

L’omicidio più disturbante e raccapricciante di Donald Gaskins è senza dubbio quello di Doreen Dempsey, una ventiduenne in stato interessante uccisa insieme a sua figlia Robin Michelle, una bambina di appena due anni. La ragazza, proveniente da una famiglia povera e disagiata, vive con due pregiudicati, soci in affari occasionali di Pee Wee, i fratelli Carl e Johnny Sellers (anche quest’ultimo, un anno dopo e per motivi economici, verrà ammazzato da Pee Wee). Nel 1973 Doreen rimane incinta per la seconda volta. Il suo partner è un afroamericano della zona. Anche Robin Michelle è il frutto di un rapporto occasionale con un afroamericano. In entrambi i casi i due soggetti scelgono di non riconoscere legalmente le rispettive paternità. Donald, da perfetto oltranzista vecchia scuola del Sud degli Stati Uniti, è razzista e ritiene quindi sbagliato che la giovane sia solita congiungersi carnalmente con i neri. Si offre di ospitare la Dempsey durante la gestazione e con una scusa la porta in prossimità di un fiume vicino a casa sua. Insieme a lei c’è anche la piccola Robin Michelle. Arrivati nei pressi del luogo designato, Pee Wee aggredisce madre e figlia, le picchia con un martello, le stupra brutalmente (anche con degli oggetti, tra cui dei grossi rami) e le affoga, per poi continuare il suo folle disegno abusando dei cadaveri martoriati. Definirà questo scempio disumano e terrificante “la migliore esperienza sessuale della mia vita”.

L’esito del processo è praticamente scontato. Donald Gaskins, per tentare di evitare la pena di morte, si gioca una delle carte più utilizzate in queste situazioni: la collaborazione. Oltre agli otto già accertati grazie alla testimonianza di Walter Neely, Pee Wee confessa altri cinque omicidi e promette di guidare gli inquirenti attraverso gli sterminati boschi del South Carolina per riesumare i cadaveri delle vittime che lui stesso ha trucidato e poi seppellito. Alla fine delle ricerche, le carcasse ritrovate saranno soltanto quattro: i resti di Martha Ann Dicks, detta Clyde, non verranno mai alla luce (ancora oggi, in mancanza della prova provata della sua morte violenta, la ragazza risulta semplicemente scomparsa). Pare inoltre che Gaskins, forse in buona fede o probabilmente per “divertimento”, guidi in più occasioni gli agenti alla rinfusa tra le paludi e le foreste della contea al punto che due dei quattro corpi totali vengono rinvenuti casualmente e non seguendo le indicazioni del pluriomicida.

La situazione è rovente ed a tratti persino tragicomica. La polizia locale è sotto accusa, perché ha lasciato che un serial killer psicopatico agisse indisturbato per anni, secondo l’opinione pubblica a causa delle indagini grossolane e prive di logica. Vengono fuori anche altri particolari deleteri per l’immagine delle forze dell’ordine: alcuni testimoni avevano denunciato di aver visto Gaskins in compagnia di alcune delle persone scomparse, poi rivelatesi vittime della sete di sangue dell’omicida seriale, poco prima delle sparizioni. Non finisce qui: emerge che Pee Wee fosse solito vantarsi praticamente ovunque e con chiunque (sul posto di lavoro, al bar, tra amici) di essere un assassino, ma, dato il suo modo di essere strambo e scherzoso ben oltre il grottesco, nessuno lo aveva mai preso sul serio, polizia compresa. Sembra addirittura che ci siano i resti di numerose altre vittime sparsi tra le sterminate aree boschive e gli umidi pantani della contea di Florence, ma gli inquirenti, visto il contesto burrascoso, hanno solo ed esclusivamente fretta di chiudere quella storiaccia per sempre: il 28 maggio del 1976 Donald Henry Gaskins viene condannato alla pena capitale e quindi trasferito nel braccio della morte del carcere di massima sicurezza di Columbia.

La scia di violenza e terrore di Pee Wee sembra giunta al termine, ma un inatteso colpo di scena cambia nuovamente le carte in tavola: nel 1977 lo Stato del South Carolina abolisce la pena di morte, quindi la condanna di Donald Gaskins viene commutata in ergastolo.

L’esistenza carceraria di Pee Wee procede in maniera tranquilla: la sua condotta nel penitenziario è talmente esemplare che, data anche la sua comprovata manualità, gli vengono regolarmente affidati diversi lavori di manutenzione all’interno della prigione. Arrivati sin qui, però, è necessario abbandonare per un momento la storia principale.

Nel 1978 due giovani sbandati afroamericani originari di Harlem, noto quartiere popolare di New York, si appropriano di un’auto a bordo della quale cominciano a scorrazzare per gli Stati Uniti compiendo rapine a mano armata e violenze di ogni genere. Giunti a Myrtle Beach, una cittadina costiera del South Carolina, decidono di rubare l’incasso del negozio di alimentari di proprietà dei coniugi Moon. L’attività è molto conosciuta all’interno della comunità, così come i titolari, noti per la loro generosità. Per motivi mai chiariti del tutto, uno dei malviventi, Rudolph Tyner, apre il fuoco sul signor Moon e su sua moglie, uccidendo entrambi sul colpo. I rapinatori, catturati quasi subito, finiscono ovviamente in galera e Tyner, in primo grado, si becca la pena di morte, ripristinata da poco dallo Stato del South Carolina. Rudolph ha un quoziente intellettivo molto basso e sin da bambino soffre di disturbi psichici di vario genere. La difesa, com’è logico che sia, punta quindi all’infermità mentale. Visti i presupposti appena descritti, il figlio dei Moon, Tony, ha il timore che Tyner possa riuscire ad evitare l’esecuzione, quindi comincia a bazzicare gli ambienti criminali locali in cerca di un killer su commissione che uccida in carcere l’assassino dei suoi genitori. Dopo svariati buchi nell’acqua, qualcuno gli fa il nome di un ergastolano, rinchiuso nello stesso penitenziario di Rudolph Tyner, in grado di soddisfare senza alcun dubbio la sua richiesta: Donald Gaskins.

I contatti tra Tony e Pee Wee hanno inizio tra la fine del 1980 ed i primi mesi del 1981. I detenuti hanno il diritto di ricevere una chiamata alla settimana, solitamente di domenica, ed è proprio telefonicamente che i due cercano di pianificare l’omicidio in tutte le sue fasi. Gaskins chiede a Tony di fargli arrivare del veleno: grazie alla libertà di movimento di cui gode a causa delle numerose riparazioni che svolge all’interno della prigione, Donald afferma di poter avvelenare facilmente il cibo di Tyner. Prezzo dell’operazione: 2000 dollari. Il figlio dei defunti coniugi Moon accetta, paga e fa giungere (prima in una busta da lettere, poi all’interno delle suole di un paio di scarpe) quanto richiesto per ben due volte. Il piano fallisce: in entrambe le occasioni Rudolph si intossica gravemente, soprattutto la seconda, ma non muore. È evidente che sia necessario cambiare strategia. Gaskins ha un’altra idea. Chiede a Tony di procurargli della dinamite. Una volta ricevuto l’esplosivo, spiega Donald, grazie agli attrezzi di cui dispone per lo svolgimento delle mansioni già citate, costruirà due finte ricetrasmittenti rudimentali e proporrà a Tyner di prenderne una per comunicare con lui da cella a cella. Nella “radio” di Rudolph ci sarà una piccola carica di dinamite che verrà fatta detonare da Pee Wee con un comando a distanza, inserito nella radio” che terrà per sé, non appena l’obiettivo avvicinerà l’apparecchio all’orecchio. È una vera e propria follia. Sembra la trama di un cartone animato di Tom e Jerry in versione splatter, ma Tony, accecato dal desiderio di vendetta e pur con non poche perplessità, si dice disposto a seguire le indicazioni di Gaskins. Il figlio dei due negozianti assassinati, però, non ha mai visto un esplosivo in vita sua e non è nemmeno un criminale, pertanto non sa dove reperirlo, né tantomeno come farlo arrivare a Pee Wee. Il proposito di morte, di conseguenza, si arena per mesi, fino a quando Donald, in una delle solite telefonate domenicali, comunica al suo cliente di essersi procurato il materiale in altri modi non meglio specificati. Dice la verità: non si scoprirà mai come, ma Gaskins è incredibilmente riuscito ad avere, pur essendo un omicida seriale ergastolano rinchiuso in un penitenziario di massima sicurezza, dell’esplosivo al plastico C4 ed il 12 settembre del 1982 porta a termine il diabolico e filmesco omicidio di Rudolph Tyner. In seguito all’esplosione, le mura della cella del giovane bandito afroamericano si trasformano in un puzzle di cervella, sangue e dita. Alcuni detenuti testimonieranno di aver sentito delle fragorose risate provenire dalla gabbia di Pee Wee poco dopo il tremendo botto.

Le indagini, dato l’ambiente piccolo e circoscritto in cui avviene il brutale e rocambolesco assassinio, sono relativamente semplici ed inoltre c’è un dettaglio a cui, ingenuamente, Donald e Tony non hanno pensato: tutte le telefonate del penitenziario di Columbia vengono regolarmente registrate (c’è chi ipotizza, anche se non ci prove in merito, che sia addirittura lo stesso Gaskins a registrarle in previsione di un eventuale successivo ricatto al figlio dei Moon). Come già detto, lo Stato del South Carolina ha da poco ripristinato la pena capitale, quindi questa volta Pee Wee non ha scampo e viene condannato alla sedia elettrica.

Siamo ormai negli anni Ottanta. Un istrionico soggetto da manicomio, Ted Bundy, lancia inconsapevolmente la moda mediatica dei serial killer. L’omicida seriale in questione, accusato di aver stuprato, seviziato ed ucciso almeno trenta studentesse, viene catturato nel 1979 e, poco dopo il suo arresto, sfrutta una vecchia legge degli Stati Uniti e decide di difendersi da solo. Il processo diventa un evento mediatico seguitissimo anche al di fuori dei confini nazionali: le sceneggiate di Bundy in aula fanno letteralmente il giro del mondo. A lui, negli anni successivi alla condanna alla pena di morte, vengono dedicati innumerevoli servizi televisivi e documentari. Non solo: il killer riesce anche a farsi intervistare in prigione più di una volta, oltre a registrare una sorta di memoriale audio. Notato l’interesse del pubblico per questo tema, i media statunitensi cominciano a stare alle calcagna di qualunque omicida seriale detenuto sul quale sia possibile mettere le mani. In questo clima di caccia al macabro a tutti i costi, oltre ai grossi nomi (il già citato Bundy, Ed Kemper, Henry Lee Lucas e John Wayne Gacy  su tutti), finiscono in Tv anche i serial killer minori, come – tanto per fare un esempio – Robert Bob Berdella, il macellaio di Kansas City, che viene addirittura intervistato in prima serata da un importante canale nazionale.

Donald Gaskins viene bellamente escluso da questo circo mediatico truculento e, da perfetto psicopatico narcisista quale è, si sente sminuito e defraudato. Se in quel momento fosse stato libero, avrebbe sicuramente fatto fuori qualcuno, ma essendo invece rinchiuso nel braccio della morte del carcere di massima sicurezza di Columbia, è costretto ad inventarsi qualcos’altro. Pee Wee si considera un serial killer di primo livello ed è convinto che gli spetti di diritto un posto nella storia. La sua contromossa non tarda ad arrivare. Chiama il suo avvocato e gli chiede di registrare una sorta di “biografia” su nastro da tramandare ai posteri solo dopo la sua morte. Il legale probabilmente sente odore di soldi, quindi contatta un autore/editore, Wilton Earle, e lo incarica di raccogliere le testimonianze di Gaskins, da cui poi ricavare una sorta di libro autobiografico. Durante gli ultimi quindici mesi di detenzione Donald, ogni volta che può, ha degli incontri con Earle, durante i quali registra dei monologhi sulla sua vita. Poco prima dell’esecuzione, Gaskins tenta il suicidio tagliandosi le vene. Viene soccorso in tempo utile. Il 6 settembre del 1991, a 58 anni, Pee Wee frigge sulla sedia elettrica.

La biografia di Donald Gaskins, Final Truth (“Verità Finale” in italiano, agli inizi venduta insieme ad una audiocassetta contenente degli stralci delle sue dichiarazioni rilasciate all’editore), si può sostanzialmente ripartire in due sezioni: nella prima Pee Wee narra degli episodi della sua esistenza funzionali a spiegare, ma non a giustificare, tutti i suoi crimini. In un passaggio paragona la sua rabbia repressa ad una pesante palla di piombo nel suo stomaco che sparisce temporaneamente solo dopo aver ammazzato qualcuno. Nel secondo troncone del libro, invece, Donald racconta dettagliatamente alcuni dei suoi omicidi. Le minuziose descrizioni delle sue nefandezze sono spesso letteralmente rivoltanti. Prima di scendere nei particolari, però, Pee Wee fa un distinguo e suddivide i suoi delitti in due categorie: quelli gravi e quelli costieri.

Gli omicidi gravi sono quelli commessi ai danni di amici, parenti (tra le sue vittime c’è anche sua nipote ed una sua amica, due minorenni “colpevoli” di aver fumato un paio di canne e di aver rifiutato le sue proposte sessuali) o conoscenti che gli hanno fatto un torto o verso i quali, in poche parole, nutre sentimenti negativi di varia natura. Tutte le uccisioni per le quali è stato condannato rientrano in questa categoria.

Gli omicidi costieri sono invece quelli “ludici”, atti a far sparire la summenzionata palla di piombo, che Donald descrive come una sorta di divertimento del fine settimana. In questa parte del libro Gaskins racconta che nei week end girovagava molto spesso tra le località della costa del South Carolina in cerca di autostoppiste sconosciute da caricare in macchina, sequestrare, stuprare e seviziare sino alla morte. Il suo primo omicidio di questo genere (nonché primo in assoluto, escludendo quello utile, commesso in carcere negli anni Cinquanta, ai danni del già citato Brazell), stando alle sue parole, avviene nel 1969: si tratta di una autostoppista bionda intorno ai diciotto anni di età. Donald la trova attraente e la fa salire sul suo pick-up. Dopo pochi chilometri, provando una forte eccitazione, tenta un approccio con la passeggera, ma viene respinto in maniera categorica e molto decisa. La reazione della ragazza lo fa arrabbiare e, nel contempo, lo spinge immediatamente ad effettuare un semplice ragionamento: può aggirare il rifiuto della preda stordendola per poi portarla in uno dei suoi rifugi nel bosco – in cui solitamente nasconde auto rubate e refurtiva di ogni tipo – e farle qualunque cosa gli venga in mente, concludendo il tutto eliminando ogni prova del misfatto, il che comporta, ovviamente, l’omicidio e poi l’occultamento del cadavere. La sensazione provata dopo aver messo in pratica il suo piano è talmente soddisfacente che decide di ripetere quell’esperienza più volte, sino a renderla una vera e propria consuetudine.

Gli omicidi costieri, avendo come movente la libidine violenta, vedono come vittime designate generalmente le donne, ma in un caso vengono erroneamente coinvolti due uomini. In una delle sue solite peregrinazioni lungo il litorale, Donald carica due ragazze, ma pochi secondi dopo si accorge di essersi sbagliato: sono giovani maschi con i capelli lunghi. Potrebbe scaricarli e cercare una preda più congeniale alle sue esigenze, ma Pee Wee è di manica larga e quindi decide di riservare ai due autostoppisti lungocriniti lo stesso trattamento solitamente destinato alle vittime di sesso femminile. Oltre agli abituali convenevoli, quindi ripetuti stupri e torture di ogni genere, Gaskins evira uno dei due ragazzi mentre è ancora vivo e poi lo costringe a mangiare i suoi stessi genitali insieme a lui e all’altro sequestrato. Una sorta di picnic a base di testicoli e pene arrosto. Questo è uno dei pochissimi episodi di cannibalismo ammessi da Donald.

I dettagli degli omicidi costieri, soprattutto quelli riguardanti i diversi modus operandi di Pee Wee, sono ai limiti del surreale:

“Alcune vittime le ho tagliate. Altre le ho bruciate. Ad una ho infilato un cavo in un buco e gliel’ho fatto uscire dall’altro, poi l’ho appesa al soffitto. Un’altra l’ho riempita d’acqua fino a farla scoppiare, ma è morta troppo velocemente. La cosa mi ha sorpreso, quindi non l’ho mai più rifatto. Ho sempre preferito tenerle in vita il più a lungo possibile, dedicando molto tempo ad ogni vittima. Quando finivo di divertirmi, di solito le uccidevo allo stesso modo della prima, riempiendole di pesi ed annegandole per far sparire i cadaveri”.

Nelle parole del serial killer non c’è mai spazio per il pentimento, anzi: l’unico intento di Donald Gaskins è l’autocelebrazione post-mortem. Il concetto è riassunto alla perfezione nell’epilogo di Final Truth, un vero e proprio delirio psicotico:

“Dopo aver visto il miracolo della luce, non ho più avuto paura e non mi sono mai più sentito obbligato ad obbedire alle regole di nessun uomo e di nessun Dio. Quando mi uccideranno, io morirò ricordando la libertà ed il piacere della mia vita. Morirò sapendo che molti altri lì fuori stanno per prendere il mio posto e la maggior parte di loro non sarà mai catturata. Morirò in pace perché il mio nome vivrà in eterno, finché gli uomini avranno la memoria, fino a quando parleranno del bene e del male e fino a quando leggeranno le mie parole della Verità Finale.”

Gli omicidi costieri non sono mai stati provati. Non ci sono nomi certi né resti. La polizia, per un breve periodo, indaga su un paio di sparizioni sospette e le mette in relazione a questa serie di presunti delitti di Gaskins, ma non essendoci, come già specificato, cadaveri da analizzare o prove sulle quali lavorare, non è mai stato possibile accertare la veridicità di questa categoria di uccisioni.

Nel bel mezzo dei suoi granguignoleschi racconti, ad un tratto Donald sgancia una bomba: si assume la responsabilità di un omicidio illustre avvenuto nel 1970, quello della quattordicenne Margaret Edwards Peg Cuttino, figlia di James, senatore dello Stato del South Carolina. Il caso in questione aveva sconvolto l’intero Paese: la ragazzina era stata sequestrata ed abusata per giorni in ogni modo possibile ed immaginabile. La sevizia paradossalmente meno cruenta subita dalla povera adolescente – tanto per dare un’idea dell’efferatezza estrema del delitto in questione –  fu quella che toccò al suo viso, sfigurato dal suo carnefice con l’acido di una batteria per automobili, per giunta mentre era ancora viva. C’è un piccolo particolare che, per usare un eufemismo, agita le acque: per quel brutale assassinio è già stato condannato all’ergastolo da anni un altro serial killer psicopatico, William Junior Pierce.

Tutti gli altri omicidi costieri – visto che si tratta quasi sempre di un elenco di barbarie senza nomi o riferimenti precisi – sono facilmente etichettabili come chiacchiere da mitomane, ma il caso Cuttino è ben diverso. Oltre ad essere molto noto, ai tempi delle indagini ha suscitato più di un sospetto, nonché l’estrema indignazione dell’opinione pubblica. William Pierce, un soggetto disturbato sotto vari profili (da alcuni addetti ai lavori venne definito sostanzialmente un menomato mentale, dato che il suo q.i. raggiungeva a malapena i 70 punti) e con una sfilza di precedenti lunga chilometri, confessa questo ed altri omicidi poco dopo la sua cattura, avvenuta nel 1971. Al termine del processo viene condannato al carcere a vita. Nel 1974, però, ritratta tutto. I suoi avvocati chiedono un appello, asserendo che al loro cliente anni prima sia stata estorta una confessione con la forza. I legali di Pierce si dicono disposti a provare che il giorno del sequestro della Cuttino il loro cliente fosse in Georgia, a diversi chilometri di distanza dal luogo del rapimento, e ripresentano il ricorso anni dopo, appunto quando Pee Wee si assume la paternità dell’omicidio. Il tribunale respinge ogni appello: quelle di Gaskins sono farneticanti millanterie e Pierce è colpevole oltre ogni ragionevole dubbio (non è mai uscito ed è morto in carcere, ad 88 anni, nel maggio del 2020).

Donald Henry Gaskins, detto Pee Wee, è stato condannato per aver commesso tredici omicidi comprovati (quattordici se si conta quello della succitata Dicks, confessato ma mai corroborato dal rinvenimento di un corpo). Lui ha più volte affermato di averne commessi almeno cento. Gli abitanti delle sue zone, soprattutto i più attempati, danno per certo che i boschi e le paludi della contea di Florence siano strapieni delle carcasse delle sue numerosissime vittime. Ha avuto cinque o sei mogli (era però divorziato legalmente solo dalla prima), due figli, svariate amanti ed ha trascorso grosso modo metà della sua vita in galera. Ha fatto numerosi lavori, alcuni legali (pochi) ed altri illegali (la maggioranza). Non è mai riuscito, nemmeno dopo la sua morte, a diventare famoso come alcuni suoi illustri colleghi.  Su di lui ci sono fondamentalmente due scuole di pensiero. Alcuni sostengono che non ci siano altre vittime oltre quelle dimostrate e che, di conseguenza, tutti gli omicidi costieri siano stati inventati nel tentativo di ottenere la tanto agognata fama. Altri, al contrario, sono fermamente convinti che le sue vittime siano addirittura molte di più rispetto alle circa cento da lui stesso dichiarate e che quindi Pee Wee sia senza ombra di dubbio uno dei più prolifici e brutali serial killer della storia. È probabile che, per motivi di comodo, una parte (grande o piccola che sia) del suo operato sia stata volutamente occultata dagli investigatori. Donald Gaskins è riuscito più volte a ribaltare le situazioni a proprio vantaggio, anche quando farlo sembrava letteralmente impossibile. Il momento della Verità Finale forse non è ancora arrivato. (Il Messicano)

 

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