Andare per funghi coi LUSTRE: A Thirst for Summer Rain

È proprio un gran bel dischetto questo di cui Nachtzeit alias Lustre ci omaggia (ma, se preferite, potete anche comprarvi il Cd o il vinile uscito in millemila versioni colorate differenti). Oramai sono quasi quindici anni che il ragazzo ci delizia con il suo black metal atmosferico, fortemente melodico, spesso oscuro e ripetitivo, non troppo distante da certo depressive black stile ColdWorld, Midnight Odyssey e simili. Ciononostante possiamo considerarlo tra i primi motori di questo sottogenere del black metal che, spaziando dai Mesarthim agli Hermóðr, tante gioie ha regalato a chi apprezza un approccio meno estremo, una sfumatura meno aggressiva del nero metallo.

La novità è che A Thirst for Summer Rain nel black metal ci rientra veramente a forza, più che altro per la voce che rimane comunque mixata in sottofondo come sempre. Se chiedi in giro (in ambito metal, ovviamente), su 100 persone interrogate almeno 98 ti diranno che i Lustre suonano black metal, punto e basta. Vedete l’importanza delle etichette, dei sottogeneri? Se dico che i Lustre suonano black metal li accosto ai Dark Funeral, ai Satyricon, ai Deathspell Omega, ai Supersatanicwarriors Porcusdeietchristi (war black metal project di pinguini antartici mutati geneticamente). Nachtzeit non ha mai suonato black metal classico, se n’è sempre tenuto a debita distanza per il semplice motivo che non ha mai avuto alcun interesse a farlo. La sua visione della musica è differente. Se invece dico che i Lustre suona(va)no atmospheric/ambient black metal preciso fin da subito che chi considera cheesy già gli Emperor ne deve stare alla larga, tanto i Nunslaughter almeno un paio di EP questo mese li avranno pubblicati. Viceversa, chi predilige atmosfere soffuse, delicate, intimiste, più da passeggiata nei boschi in autunno in cerca di funghi che da impatto frontale contro un blizzard a-la Isvind, preferirà la musica dei Lustre.

Il nuovo Lustre, dicevo, nel black metal oramai rientra a forza. La musica di Nachtzeit è sempre più romantica, sempre più onirica, tendente a far sognare l’ascoltatore, a portarlo in mondi astratti, a toccare le corde della sua anima e fargli intraprendere viaggi negli universi paralleli della sua mente affinché egli possa essere trasportato, nei circa trentatré minuti di durata del disco (quattro pezzi, tutti lunghi poco più di otto minuti), nel suo Altrove personale, nel suo Aldilà personale, dove nulla e nessuno può arrivare a rompergli i coglioni con le bollette del gas, la crisi energetica, la guerra in Ucraina o la morte della regina Elisabetta. Parte A Thirst for Summer Rain e una bolla ti avvolge e ti estrania da tutto il resto del mondo attorno, facendoti perdere in queste note di tastiera sognanti, armoniche, melodiche come il brusio dello scorrere delle acque di un torrente di montagna in tarda estate.

Non mancano i chitarroni, quelli giammai! Ma non sono più sonorità black metal propriamente dette: di dischi heavy metal che hanno chitarroni lunghi ad accordo aperto usati come puro e semplice accompagnamento alle più rilevanti tastiere ce ne sono migliaia di migliaia, e nessuno si sogna di chiamarli black metal. Vero che ultimamente ho letto di gente che considera Haunting the Chapel come il primo disco black della storia (qui ci starebbe una paginata di AHAHAHHAHAHAHA come si faceva molti anni addietro per sottolineare la stronzata immane vergata nell’aere aeternum, per motivi di spazio soprassiedo), ma non basta più la voce in screaming per etichettare un disco come black metal. Lustre oramai gioca in un campo a sé stante, in un mondo diverso che discende anche da un passato black metal, cupo ad angosciato, ed oggi è qualcosa di completamente diverso.

Mettete su A Thirst for Summer Rain quando avete voglia di essere coccolati dalla fantasia, al buio, una birra fresca in mano o meglio una grappa di moscato se poi non dovete guidare… Vi do tre minuti di tempo ed avrete i brividi. Che in fondo è quello che chiediamo alla nostra musica preferita, no? Di farci venire i brividi. (Griffar)

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