BLIND GUARDIAN – The God Machine

Questo disco non è una merda. Osservazione magari superficiale ma necessaria, dato il livello di atrocità che erano riusciti a raggiungere i Blind Guardian con Beyond the Red Mirror, col disco orchestrale e – nel caso qualcuno l’abbia dimenticato – con gli immondi remissaggi/rifacimenti di vecchi pezzi. Messo un punto su questa cosa, e tirato un sospiro di sollievo, possiamo andare avanti.

Leggo in giro di moltissimi che fanno paragoni roboanti e si lanciano in proditori parallelismi, tipo è il miglior disco dei Blind Guardian dai tempi di oppure è sullo stesso livello di, in entrambi i casi chiudendo la frase citando uno dei capolavori della prima parte della discografia. Posso capire il fomento, ma è tutta colpa dell’effetto sorpresa: immagino che chiunque abbia approcciato il primo ascolto con una sensazione di terrore e che sia stato piacevolmente colpito dal non ritrovarsi sepolto dai liquami fognari già alla seconda traccia. Comunque, se vogliamo proprio percorrere questa strada, allora diciamo che The God Machine è il miglior disco dei Blind Guardian dai tempi di At the Edge of Time, che non è poi tutto ‘sto gran risultato in senso assoluto ma che comunque è incredibilmente di più di quanto chiunque potesse aspettarsi. È imparagonabile pure a A Twist in the Myth, dato che una qualsiasi delle prime quattro tracce di quel disco (per non parlare di Lionheart) qui sarebbe considerata senza ombra di dubbio la canzone migliore.

Abituati come siamo ad associare gli ultimi Blind Guardian alla MERDA, il rischio di sopravvalutare queste nove canzoncine è altissimo. Anche perché c’è un altro elemento da considerare: dopo anni e anni di ubriacatura sinfonica e orchestrale, The God Machine azzera tutto e ritorna agli strumenti tradizionali. Pochissime le orchestrazioni, pochissimi i ghirigori sinfonici, pochissimi i dialoghi tra cori. È un disco secco, incredibilmente asciutto, come se si siano esplicitamente impegnati a limitarsi il più possibile a chitarra-basso-batteria. Probabilmente credo che abbiano capito di avere esagerato in un senso, quindi ora cercano di rimediare esagerando nell’altro senso e puntando sul ritorno alle origini, anche se qui dei primi Blind Guardian non c’è neanche l’ombra, dato che nel frattempo loro sono cambiati talmente tanto da non essere più in grado di scrivere un pezzo alla vecchia maniera.

Ora: questa mancanza di eccessive orchestrazioni risolve tutti i problemi degli ultimi Blind Guardian? No. Perché se è vero – come avevo detto – che il malinteso di essere considerati un gruppo fondamentalmente sinfonico li ha danneggiati e li ha portati su una strada che non avrebbero dovuto percorrere, è anche vero che quell’elemento sinfonico in loro è sempre esistito. Quindi eliminarlo quasi completamente è come tirare un lenzuolo troppo corto: qualcosa rimane sempre scoperto. E d’accordo, The God Machine è incredibilmente meglio di Beyond the Red Mirror, ma c’è sempre qualcosa che manca.

Anche perché i Blind Guardian sono sempre stati un gruppo a sé stante, impossibile da incasellare in uno stile definito. Power, certo, ma a modo loro. I tentativi di rubricarli come symphonic metal sono ridicoli, laddove questo termine viene solitamente accostato a gente come Epica, Nightwish o che so io. Ma neanche power metal tedesco classico: i bardi di Krefeld non hanno mai avuto la venerazione per il riff che il power tedesco ha ricevuto in eredità dai Judas Priest per il tramite degli Accept. I Blind Guardian non hanno mai avuto riff o giri portanti che definissero le loro canzoni, che del resto sono sempre state fondate sulle melodie di voce e di chitarra solista; e non è semplice scarnificare il proprio stile se non hai il comodo paracadute del riff giusto che entra e ti svolta una canzone. Per andare avanti loro hanno bisogno del colpo di genio, dell’ispirazione, della fantasia, della giustapposizione di elementi, e questo rende tutto più difficile. Quindi The God Machine è un disco diciamo minimale ma senza riff portanti. Il fatto che alla fine risulti gradevole è un risultato eccezionale, a ben vedere.

Un’ultima considerazione generale è che The God Machine è un disco molto serioso. I Blind Guardian storici non lo erano, perché avevano sempre quest’aria sardonica, beffarda, sia nell’impostazione vocale di Hansi sia nelle melodie. I primi quattro dischi sono così, non lo sono per la maggior parte Imaginations e Nightfall, ma A Night at the Opera e A Twist in the Myth avevano recuperato quell’antico approccio. The God Machine no: è un disco impostato, un po’ rigido, e questo gli toglie qualcosa.

Passando alle prestazioni individuali, qui c’è una prova davvero eccelsa di Hansi Kursch, che non era così ispirato da veramente troppo tempo. Certo dal vivo non gli regge più di tanto la pompa, come si usa dire all’interno del Grande Raccordo Anulare, ma questo è un altro discorso. Buona pure la trama di chitarre di Andre Olbrich, vero fondamento dei Blind Guardian, su cui grava l’ingrato compito di tenere in piedi la baracca. Non si può dire lo stesso delle linee di batteria di Frederik Ehmke: nessuno può e deve rimproverargli di non essere Thomen, e sostituire un batterista inimitabile come Thomen è una rogna che immagino gli tolga il sonno; però, tenuto presente tutto questo, il suo basso profilo tende a sgonfiare l’enfasi e a togliere spinta ai pezzi. I primi sette album dei Blind Guardian erano capolavori anche grazie alle linee di batteria, che invece negli altri dischi difficilmente riescono a colpirti.

I pezzi sono quasi tutti gradevoli, e questo è un altro risultato incredibile, considerato il contesto. L’unica dimenticabile è la noiosa ballata Let it be no More, mentre le migliori sono con tutta probabilità Life Beyond the Spheres e Secrets of the American Gods. Liricamente siamo sempre su coordinate letterarie, storiche o cinematografiche, con ispirazioni dalle vicende di Abigail Williams (Deliver us from Evil), dalle saghe Kingkiller Chronicle (Damnation), Cronache della Folgoluce (Violent Shadows) e The Witcher (Blood of the Elves), poi dalla serie tv Battlestar Galactica (Architects of Doom) e infine dalle opere di Neil Gaiman (Secrets of the American Gods) e Hans Christian Andersen (Destiny).

Insomma un disco ascoltabile, oserei dire addirittura discreto. Probabilmente non ci avrebbe sperato nessuno, e di sicuro non ci avrei sperato io. Ora continuerò a sentirlo un centinaio di volte in modo da poter dare un vero giudizio definitivo, perché i Blind Guardian richiedono sempre molta pazienza per essere apprezzati davvero, ma la dozzina di ascolti che gli ho riservato finora confermano la buona impressione. Comunque tutto grasso che cola, arrivati a questo punto. (barg)

24 commenti

  • Spendo una parol su Hansi, da anni bistrattato per le prestazioni live. Si é dato tantissimo da fare e si vede che negli anni ha studiato, é molto più impostato e dal vivo, che io mi ricordo, non ha mai tradito. Sappiamo che non é Halford o Matos ma é diventato col tempo un gran professionista, molto più di tanto presunti tali.
    Per quanto riguarda lo stile, come ho detto già da un’altra parte, a me sembra che pur volendo asciugare lo stile i pezzi gli escano se non complicati sempre molto elaborati.

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    • L’ultima volta che li ho visti live a Roma, Hansi aveva tenuto botta molto bene per tutto il concerto. Certo, mi sembrava un po il sosia di Piccinini, ma non aveva sfigurato. Boh, il disco nuovo, l’ho ascoltato ieri andando a lavoro, ma non mi ha colpito più di tanto. Poi, che sarà da ascoltare più volte non lo metto in dubbio, e che non ho tempo…e questo primo ascolto non mi ha invogliato più di tanto. Forse questo loro sound è troppo scarno..

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      • Se intendi il 2016 io c’ero, mi ricordo che non avevano fatto un solo brano da IFTOS ma quando è partita And Then There Was Silence un esultanza generale, più il nanananana fatto cantare al pubblico per 5 minuti.

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    • Se halford e matos usassero il livello di distorsione di hansi perderebbelo la voce a metà concerto secondo me.

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  • Mi sa di si era il tour del disco precedente. Vero non fecero nulla di Imagination, ma cmq dai il concerto mi ha lasciato soddisfatto. Chiusero con Valhalla se non ricordo male

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  • Si insomma, non è una merda ma è marrone e puzza giusto un po’, me par de capire. Bho, vedrò se darci un orecchio, ma a leggere e sentire in giro mi dà tanto l’idea di un disco che l’entusiasmo lo suscita giusto perché tutti si aspettavano una roba atroce, il che non è un gran biglietto da visita.

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  • 6,5/10, due pezzi da mettere in playlist power, e passare ad altro.

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  • Prima volta che entro qui e penso “Ma che è un sito di haters dei blind guardian?”
    Ne parlate, sia il recensore, che nei commenti, come se fossero un gruppetto mediocre. Certo, ognuno ha i suoi gusti, ma obiettivamente con l’album orchestrale e con red mirror hanno acquisito molti consensi di pubblico e critica. Poi mi fa ridere sentire dire di Hansi che “non è Halford( o similari) ma non canta male”. Ragazzi ma avete provato a cantare i pezzi di Hansi? Avere idea della potenza che quell’uomo ha? Con tutti il rispetto Halford è una passeggiata da cantare. Gli helloween? Si cantano. Hansi? Hansi spacca la gola! Se poi dal vivo non regge sempre il confronto col disco è perché sul disco raggiunge dei livelli assurdi! Ps: se a 10 giorni dall’uscita del disco, già uno ne estrae 2 canzoni “cartone” e cestina le altre, mi sembra un’ascolto un po’ superficiale.

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    • È il mio gruppo preferito.

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      • Ok, anche il mio. Li ho scoperti appena dopo A night at the opera. Ma questo è irrilevante. Ciò che mi sorprende è leggere una frase tipo “Abituati come siamo ad associare gli ultimi Blind Guardian alla MERDA”, quando negli ultimi 10, 15 anni non ho mai sentito niente del genere, ed anzi le loro uscire godono di buone recensioni ed opinioni. Non mi sarei stupito se la stessa dichiarazione fosse stata fatta sugli iron maiden, invece.

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      • Non leggo recensioni di altri siti. Ascolto i Blind Guardian dai tempi di Imaginations e tra i miei coetanei con cui parlo abitualmente è chiaro che loro sono bolliti da vent’anni e che robe come Red Mirror o il disco orchestrale sono una pestilenza. Per quanto riguarda i Maiden, gli ultimi dischi li ho recensiti tutti qua sopra e non sono stato tenero, per usare un eufemismo

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    • Lettura e comprensione del testo, questi sconosciuti. Qualcuno mi sa dire perché chi critica deve essere per forza un hater? Dove é finita la capacità di tenere e soprattutto accettare un contraddittorio? Dare dell’hater a qualcuno é come buttarla in caciara, ammazza sul nasce qualsiasi tentativo di confronto persino sulle chiacchere da bar (capirai poi per l’ultimo dei BG).
      Spesso chi critica in modo costruttivo é più fan di chi si fa andare tutto bene, magari sull’onda emotiva del momento. Io non conosco personalmente lo staff MS ma definirli hater dei Bardi mi sembra un po’ eccessivo, basta andarsi a rileggere sommariamente gli articoli in archivio. Questo disco ha lasciato fredda molta gente da quello che leggo, pazienza, é solo migliore del precedente ma non é che ci volesse molto.
      Io ho avuto parole di elogio per Hansi e mi si dà dell’hater, ripeto, lettura e comprensione del testo, roba da seconda elementare. Chi é arrivato nel 2002 magari non lo sa, ma le sue performance dal vivo sono state storicamente criticate, secondo me in modo del tutto gratuito. Ci sta che agli inizi non fosse tutto questo granché, va bene tutto ma ritenere Hansi una bella voce parliamone, con quell’accento poi, ma c’è sempre stato dentro e ha un timbro che si sposa perfettamente col genere proposto. Soprattutto si é dato da fare quando ha deciso di mollare il basso per concentrarsi sulla voce. Parola di chi si é fatto km all’estero per vedere il trentennale di Somewhere Far Beyond, dove per inciso il nostro ha cantato divinamente.

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      • La critica va bene, ma qui si parla di MERDA, liquami ecc. Parlando, ripeto di lavori che nei vari siti si aggirano sul 7, 8 su 10. Poi Prova tu ad usare questi termini nella tuoi giudizi quotidiani e vedrai come lo comprendono il testo i tuoi interlocutori. Poi per me la voce di hansi non ha eguali. Nonostante lo abbia sentito cantare in modo mediocre a firenze. Resta comunque il fatto che il suo livello di distorsione e potenza non lo puoi mettere in correlazione con dei cantati più tecnici e in generale più orecchiabili, dicendo che questo gli sono superiori. Mia opinione

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      • …e questo è esattamente il motivo per cui Metal Skunk è diverso dagli altri siti

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      • Esatto! L’ho detto che era la prima volta che lo visitavo? Sarei curioso di sapere da 1 a 10 quanto saresti a red mirror

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      • Non ne ho idea perché non mi piace mettere i voti. Però quel disco l’ho preso come un insulto personale

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      • Vedi, per questo ero rimasto interdetto. Non avevo capito che scrivevi opinioni più che recensioni. È vero che quel disco ha fatto alzare più di un sopracciglio, ma non ho mai sentito che qualcuno avesse un’opinione così forte in merito. Paradossalmente io lo reputo il migliore tra i post Stauch (e migliore anche dei primi due album), mentre l’ultimo god machine, che potrebbe crescere con gli ascolti, appena migliore di twist, anche se manca una bomba come fly. Il mondo è bello perché vario. Ciao

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      • “Nei vari siti”. Quindi il voto qui su MS va dato come media dei vari siti. Logaritmica? Aritmetica?

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    • Che rottura di cazzo i suprematisti che fanno finta di ascoltare “almeno 25 volte eh, se no è superficiale!”. Questo commento, che si ripete uguale a se stesso con metronomica regolarità, è il classico salvagente di chi pretende di far dire a tutti che il suo disco coccodimamma è bello per forza. “Se lo ascoltassi anche tu 100 volte come me, diresti che è bello!”.
      E invece per me è insipido. L’ho ascoltato 3 volte, mi sono piaciuti 3 pezzi, il resto mi ha annoiato. Ciao.

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      • Anche a me non fa impazzire… Come non mi faceva impazzire a night at opera, che poi è diventato il mio preferito. Magari migliora…

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    • Non serve leggere le recensioni per sapere che red mirror fa schifo. Basta avere le orecchie o andare a un qualunque concerto dei Bardi e vedere come la gente risponde ai pezzi classici (ma anche fino a Edge of Time/Twist in the Myth) e come risponde a quelli di Red Mirror. Sono stato a 3 concerti dei Blind dal 2016 ad oggi tra Italia, Belgio e Spagna e non ricordo nessuno reagire ai pezzi di Red Mirror. Nel migliore dei casi, indifferenza totale mentre si aspettava che finissero e riprendessero con la roba bella.
      Se poi a te piace, de gustibus. D’altra parte c’e’ gente a cui piacciono gli ultimi 3-4 dischi degli Iron Maiden, quindi non mi stupisco piu’ di nulla.
      P.S.: questo god machine l’ho sentito una volta e non fa schifo. C’ha qualche bel pezzo, ma molti sono noiosetti. Gli daro’ qualche ascolto in piu’, ma non mi aspetto molto.

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      • Il problema di the god machine è che forse manca quel fattore di innovazione presente in tutti gli album, compreso in Red Mirror. Per me Red ha un valore aggiunto perché apprezzo molto il concept e funziona meglio come insieme, quasi come un musical. La canzone che apprezzo meno è 9th wave, che paradossalmente è quella che hanno suonato più di tutte, quindi lo capisco anch’io se la risposta con quel prezzo non era il massimo. Sicuramente non è un album “in your face”. A me è piaciuto anche l’album orchestrale 🙂

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    • come il Bargone, i BG sono stati uno dei miei gruppi dell’adolescenza e post-adolescenza, scoperti per caso credo nel 96 quando mi trovai davanti la copertina di Imagination in uno store ormai chiuso da anni. Lo comprai a scatola chiusa, e da li fu un amore lunghissimo. A parte ANATO, che non ho mai amato molto, li ho sempre seguiti con costanza, e trovo A Twist In The Myst un ottimo disco, meno At The Edge Of Time, mentre Red Mirror ricordo solo che lo ascoltai a lungo, ma giuro che non ricordo una nota. Il disco orchestrale, ho provato con un paio di tracce, ma il tempo per ascoltare musica è sempre poco, e se una cosa non mi prende, la chiudo li, e non mi ha detto proprio nulla. Un po’ come con l’ultimo…ripeto sicuramente potrà crescere con gli ascolti, e qualcosina interessante mi pare di averla captata, ma niente da stimolarmi un ascolto continuato.

      PS: L’ultimo dei Maiden non ci vado matto, ma c’è un qualcosa che ogni tanto mi porta a riascoltarlo

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  • I voti dati al momento dell’uscita di un disco sono sempre spropositati. Un po’ perché vengono dati sull’onda dell’entusiasmo, un po’ perché chi recensisce é spesso fan e, in misura variabile, molte recensioni e giudizi vengono dati o calibrati su criteri “politici” per non dire di peggio.

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