Bigattini nelle orecchie: DEATH OVER ROME @Traffic, 09.09.2022

Un festival dedicato al death metal underground moderno con tre dei migliori gruppi del circuito americano attuale e tre realtà italiane rispettabilissime. Musica che ti fa venire i bigattini nelle orecchie, per citare il Masticatore (a proposito dei Korpse, ovviamente non lì recensì mai), che incontro seduto a un tavolo con la sua signora e Traversa. Siamo all’aperto e hanno iniziato da un quarto d’ora i romani SUUM. Per far suonare sei gruppi senza finire alle due del mattino, è stato montato un palco anche fuori, così non ci sono pause legate ai cambi e tra un’esibizione e l’altra passano cinque minuti. Apprezzai parecchio Cryptomass: un buon disco di doom classico e dal vivo quei brani funzionano ancora meglio. Bei chitarroni, sezione ritmica possente. E ci sta far precedere la carneficina imminente da un sinistro aperitivo tombale.

Giocano in casa anche i BEDSORE, che becco per la terza volta e sui quali cambio giudizio ogni volta che li vedo. Al Frantic dello scorso anno non mi piacquero, sarà stata colpa dei suoni ma li trovai caotici, quasi confusi. La seconda volta, invece, mi sembrarono ottimi. Stasera suonano con la coesione di una formazione che dimostra un amalgama crescente e anche i passaggi più arzigogolati suonano naturali e fluidi. Non è il mio genere, però, lo ammetto.

Mi trovo più a mio agio con i BURIAL, tosco-emiliano-veneti, a dar fede a Metal Archives, che fanno un death/doom classico che a tratti può ricordare i Disembowelment, nonostante l’impostazione piuttosto moderna. Basso dal volume sparatissimo, arpeggi minori, tempi spezzati, truculente accelerazioni, voce fognaria al punto giusto. Niente male.

Schermata 2022-09-15 alle 20.57.39

In attesa dei CEREBRAL ROT, parliamo dei problemi del Paese reale, in particolare dell’inflazione. Traversa lamenta che il maomettano vicino al luogo dove lavora fino a poco fa vendeva il kebab a 3 euro e 50 e ora lo fa a 5 euro. Magari costa di più perché adesso può metterci i cinghiali al posto dei sorci. Ci domandiamo che fine abbia fatto la Peroni da 77, che era improvvisamente comparsa sul bancone del cingalese di Conca d’Oro nel 2017 e, dopo l’ennesimo trasferimento, non rividi più da nessuna parte. Da voi si trova? Fatecelo sapere nei commenti.

I Cerebral Rot, dicevamo. Il Masticatore aveva promesso che li avrebbe recensiti e ovviamente non l’ha mai fatto. Tra le tante dimostrazioni del fiuto pazzesco della 20 Buck Spin, il quartetto di Seattle ha pubblicato due album notevolissimi e dal vivo suona meno old school che in studio: si apprezzano di più la successione dei cambi di registro, le chitarre soliste sono protagoniste. Me li aspettavo più ignoranti, e in questo caso è un complimento. È una nuova generazione che non può essere liquidata come un branco di copisti del tempo che fu come il revival thrash alla Municipal Waste o la cosiddetta NWOTHM (che, a differenza del revival thrash, ci ha regalato gruppi spettacolari). È una scena viva, con un sacco di idee. La reazione al deathcore non è stata reazionaria. Anzi, nell’esecuzione viene tradita una sia pur labile presenza di hardcore nel retroterra dei Cerebral Rot.

dor

I gruppi che si sono esibiti all’esterno, lo confessiamo, li abbiamo seguiti un po’ meno perché una volta usciti, dopo essersi visti in piedi e in silenzio la band che picchiava dentro, era un automatismo psicofisico sedersi, prendersi una birra, salutare i conoscenti e fare quattro chiacchiere. Mentre suonano i VOID ROT, la discussione verte su dove andare a fine mese, perché gli Opeth e i Venom Inc. stanno un giorno appresso all’altro e sono due infrasettimanali, quindi con i cazzi del lavoro e dintorni non è facile farseli entrambi. Io e il Masticatore facciamo parte della fazione per cui gli Opeth sono IL NEMICO, quindi, ok, bello il teatro di Ostia Antica, bella ‘a buasserie, bello l’armadio, belle ‘e cassapanche, però avrebbe senso giusto a essere ancora scapoli e con una couchsurfer intellettuale da impressionare. Si va ai Venom Inc., chiaro. Stiamo scherzando.

Avevamo già parlato dei quattro di Minneapolis ai tempi dell’Ep di debutto Consumed by Oblivion e quanto fatto in seguito, a partire dall’Lp del 2020 Descending Pillars, ha confermato le buone impressioni. Azzeccato il piazzamento in scaletta, una botta di brutalità tra due formazioni dall’impostazione più tecnica e dalla scrittura meno ortodossa. Partono violentissimi, è impossibile non scapocciare. Traversa sostiene che sia goregrind. Invece sfoderano anche passaggi più di atmosfera, che rasentano il black metal. Guardano soprattutto alla scuola finlandese ma qualcosa di carcassiano ce l’hanno. E stanno maturando. Sentitevi l’Ep appena uscito, Telluric Dismemberment, un’ulteriore, riuscita evoluzione verso soluzioni più elaborate.

I MORTIFERUM sono stati i migliori della serata. Sono i più doom del terzetto statunitense, ti trascinano, ti prendono alla gola e non ti lasciano più. Non è il caso di tirare sempre fuori il solito paragone con gli Incantation (con i Disma magari sì): alcuni passaggi sono genuinamente sabbathiani. Avevo parlato benissimo dell’esordio Disgorged from Psychotic Dephts. Preserved in Torment, uscito l’anno scorso, forse è ancora più riuscito. Mai scontati, mai ripetitivi, mai noiosi, cambiano registro il necessario per movimentare la canzone, senza mai perdere il filo. Il death metal non era mai stato così vivo dagli anni ’90. I Mortiferum sono tra le decine, centinaia di band che lo testimoniano e questa sera lo hanno ribadito con un concerto devastante. Me ne vado appagato. (Ciccio Russo)

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